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Un carro trionfale colorato di cartapesta pieno di statue e decorazioni, trainato per le vie di una città di pietra

tradizioneMatera · Basilicata

La Madonna della Bruna di Matera

la festa del 2 luglio

per niente paurosa

Una leggenda di Matera racconta che un contadino diede un passaggio sul suo carro a una ragazza sconosciuta. Lei gli affidò un messaggio per il vescovo e sparì a Piccianello: nel messaggio rivelava di essere la Madonna e chiedeva di restare a Matera. Il clero trovò un'immagine della Vergine su un carretto ornato e la portò in trionfo fino alla cattedrale. Da allora, ogni 2 luglio, la Madonna della Bruna viene portata in città su un carro trionfale. A fine festa la folla assalta il carro e lo distrugge, un'usanza che si è consolidata alla fine dell'Ottocento. L'anno dopo il carro viene rifatto da capo.

Lo sai che… fu papa Urbano VI, che prima era stato arcivescovo di Matera e Acerenza, a fissare la festa della Bruna al 2 luglio, legandola alla Visitazione.

La storia

A Matera, la città dei Sassi, scavata nella roccia, ogni anno il 2 luglio succede una cosa che sembra impossibile: una città intera costruisce una festa per distruggerla.

Ma per capire perché, bisogna cominciare da una ragazza sconosciuta.

La leggenda, almeno, comincia così. Un giorno, un contadino di Matera guidava il suo carro lungo una strada di campagna. A un certo punto, sul ciglio, vide una giovane donna in piedi. Non la conosceva. Era sola, senza bagagli, senza compagnia. Gli chiese un passaggio.

Il contadino non esitò. La fece salire. Per un tratto di strada viaggiarono in silenzio, con il rumore delle ruote e degli zoccoli. Poi, giunti a un certo punto, lei gli parlò. Gli disse di avere un messaggio da consegnare al vescovo della città. E gli spiegò di cosa si trattava.

Era la Madonna. Voleva restare a Matera.

Poi scese dal carro. E scomparve, raccontano, nei pressi di un luogo che si chiama Piccianello.

Il contadino, stordito, corse in città e riferì ogni cosa. Il vescovo ascoltò. I sacerdoti andarono a controllare. E in quel luogo trovarono un'immagine della Madonna, sopra un carretto ornato. La raccolsero, la portarono in processione, con canti e feste, fino alla cattedrale.

Da allora, a Matera, la chiamano la Madonna della Bruna.

Il nome è un piccolo mistero. Gli studiosi hanno provato a spiegarlo in tanti modi. Qualcuno ha pensato al colore scuro, annerito dal fumo delle candele, ma i restauri hanno smentito questa idea. Qualcuno ha pensato alla terra nera. Altri hanno proposto una parola antica dei Longobardi, brùnja, che vuol dire corazza. C'è perfino chi ha pensato a Brno, una città della Moravia, nell'Europa centrale. Nessuno ha una risposta sicura. Sui documenti il nome compare solo dagli anni Venti del Cinquecento: prima la Madonna si chiamava, semplicemente, Santa Maria.

Quanto alla festa, gli storici locali la fanno cominciare nel 1389. Fu allora che un papa, Urbano VI, che era stato arcivescovo di Matera e di Acerenza, la collegò alla Visitazione di Maria e stabilì la data: il 2 luglio.

Nei secoli la festa è cambiata. Nel Seicento sono arrivati i fuochi d'artificio: prima i «fulgori», cioè razzi, poi il «castello», una grande struttura di legno e carta dipinta. Nel 1690 è comparso il carro trionfale. Nel 1698 sono nati i Cavalieri della Madonna della Bruna, uomini a cavallo che accompagnano la festa. Nel 1843, il 2 luglio, la Madonna e il Bambino furono incoronati con corone d'oro, venute da Roma grazie a un lascito.

E poi c'è il carro.

Il carro è il cuore della festa. Un grande carro trionfale, decorato con statue, con scene, con colori. Per mesi, artigiani lavorano per costruirlo, e dicono che sia fatto di cartapesta, cioè di carta impastata. Ogni anno ne fanno uno nuovo. Lo costruiscono a mano, con cura infinita, per far parlare di sé.

Il 2 luglio, la Madonna sale sul carro. Con lei, due statue, una delle quali, quella comprata nel 1792, è usata soltanto per questo. Il carro percorre le vie della città, tra due ali di folla, fino alla cattedrale, e poi in processione.

Alla fine della giornata, succede quello che nessuno si aspetta la prima volta. Dopo che il carro ha compiuto il suo percorso, dopo che la festa è finita, la folla si avvicina e lo distrugge. Dicono che ognuno porti via un pezzo, come ricordo, come portafortuna. Dalla fine dell'Ottocento è diventata un'usanza fissa: il carro si distrugge ad ogni edizione, e l'anno dopo se ne costruisce uno nuovo.

Perché? Non c'è una risposta sola. Forse perché una festa è fatta per essere vissuta fino in fondo, non conservata. Forse perché ogni anno la città vuole ricominciare da capo. Forse perché distruggere una cosa bellissima è il modo più forte di dire che si è pronti a farne una ancora più bella.

Matera, oggi, ha altre cose da mostrare, di cui è fiera. I Sassi, le chiese rupestri, le gravine. Ma se chiedi a un materano qual è il giorno più importante dell'anno, ti risponderà senza pensarci: il 2 luglio.

E ti racconterà di una ragazza sconosciuta, di un carro, e di una festa che si costruisce per un anno, e si distrugge in una sera.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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