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Una piccola casa di pietra che vola sopra il mare portata da angeli, verso una collina con gli alberi

tradizioneLoreto · Marche

La Santa Casa di Loreto

la casa portata in volo

per niente paurosa

Dentro la grande basilica di Loreto c'è una piccola casa di pietra. La tradizione racconta che è la casa di Nazareth dove visse Maria, e che gli angeli la portarono in volo attraverso il mare: prima in Illiria, sull'altra sponda dell'Adriatico, poi nelle terre di Recanati, fino a posarla sul colle di Loreto nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294. Alcuni studiosi pensano che le pietre siano arrivate in nave, portate da cristiani dell'epoca delle crociate. Le due spiegazioni convivono da secoli.

Lo sai che… la notte del 9 dicembre nelle Marche si accendono i «fuochi della Venuta», i falò che secondo la tradizione illuminano la strada della casa in volo.

La storia

Quando entri nella basilica di Loreto, la prima cosa che senti è il silenzio. Poi alzi gli occhi e vedi la cupola, i marmi, le cappelle, e ti sembra di essere dentro una grande chiesa come tante.

Poi capisci che in mezzo alla chiesa c'è un'altra cosa. Una piccola costruzione, chiusa come un gioiello dentro uno scrigno di marmo. Dentro, muri semplici, scuri, di pietra e di mattoni. Pochi passi da una parete all'altra.

È la Santa Casa. Secondo la tradizione, la casa di Nazaret in cui visse Maria.

E la tradizione racconta che quelle mura sono arrivate fin qui in un modo che nessuna casa ha mai viaggiato.

A Nazaret, la Casa non stava da sola. Si trovava davanti a una grotta, la Grotta che ancora oggi si venera nella basilica dell'Annunciazione. Sopra e attorno alla Casa, nel tempo, erano state costruite una chiesa, poi una basilica bizantina, poi una grande basilica dei crociati. Era come se qualcuno, generazione dopo generazione, avesse voluto proteggerla.

Ma nel 1291 i crociati dovettero lasciare per sempre la Terra Santa, incalzati dall'esercito musulmano. E allora, racconta la tradizione, la Casa fu portata in salvo.

Portata da chi? Ecco il punto della storia. Per l'antica tradizione devota, furono gli angeli. La sollevarono e la trasportarono sopra il mare.

La prima tappa, sempre secondo il racconto, fu nell'antica Illiria, sull'altra sponda dell'Adriatico, in un luogo che non si sa indicare con precisione. Il santuario mariano di Tersatto, vicino a Fiume, in Croazia, ricorda ancora quella sosta.

Immagina quelle pietre in viaggio nel buio, sopra l'acqua nera dell'Adriatico, mentre in basso non c'era nessuno a vederle. Nessuna barca, nessun faro, solo il vento e le stelle.

Poi, tre anni dopo, arriva la notte che a Loreto non si dimentica. È la notte tra il 9 e il 10 dicembre del 1294. La Casa, dice la tradizione, scende nel territorio dell'antica Recanati: prima vicino al suo porto, poi sul colle dove sorge Loreto oggi. E qui si ferma.

Una data precisa, un posto preciso. Per chi ci crede, è questo il bello: non una favola senza tempo, ma una notte con il suo giorno sul calendario.

Nella storia, però, c'è un'altra spiegazione, e la pagina del Santuario la racconta con la stessa serietà. Molti studiosi pensano che il trasferimento sia stato opera di uomini, i cristiani del tempo delle crociate, e che gli «angeli» della tradizione siano il segno di un aiuto venuto dal cielo. Pio IX, da parte sua, preferì dire che la Casa fu trasportata «per volere divino», senza entrare nel come.

Nel racconto compaiono anche due nomi di quegli anni. Il primo è Celestino V, il papa che in quel dicembre del 1294 era in carica: il 13 dicembre, pochi giorni dopo la notte della Venuta, rinunciò al pontificato, e non andò mai a Roma. Il secondo è Salvo, vescovo di Recanati. In quegli anni, con i papi lontani da Roma, c'era un «Vicario dell'Urbe» che si occupava delle indulgenze e delle reliquie, e dal 1291 al 1295 quell'incarico fu proprio del vescovo Salvo. Chi segue l'ipotesi storica pensa che sia stato lui a far portare le pietre nella sua diocesi, a nome del papa.

Due modi di raccontare la stessa notte. A Loreto, da secoli, convivono.

E le pietre che cosa dicono? Il Santuario ricorda gli scavi fatti a metà del Novecento. Nel 1962-1965 si scoprì che la Casa non ha fondamenta proprie: poggia direttamente su una strada pubblica, e fin dall'inizio fu protetta con un muro di mattoni, chiamato «dei recanatesi», segno che qualcuno voleva conservare le tre pareti originali.

Le tre pareti, guardate da vicino, hanno una storia da raccontare. La parte bassa è di pietra, un tipo di pietra che c'è a Nazaret ma non a Loreto. La parte alta è di mattoni, quelli che si trovano a Loreto ma non a Nazaret. Molte pietre portano una lavorazione a spina di pesce, tipica dello stile dei Nabatei, che si ritrova in Palestina. Su una sessantina di esse ci sono dei graffiti: scritte e segni dei primi cristiani, simili a quelli lasciati dai giudeo-cristiani in Terra Santa.

Persino la porta e la finestra hanno il loro piccolo mistero. La porta è a nord, la finestra a ovest, in contrasto con le regole edilizie di qui. Ma se si immagina la Casa rimessa a Nazaret, davanti alla Grotta, porta e finestra tornano esattamente al loro posto.

Per questo il Santuario sostiene che le pietre abbiano un vero «marchio d'origine» nazareno. Sono, bisogna dirlo, le tesi del Santuario: ognuno è libero di pesarle. Ma di certo, guardandole, nessuno resta indifferente.

Nel Cinquecento, attorno alla Casa fu costruito il grande Rivestimento di marmo, quello che oggi vedi entrando. Santa Teresa di Lisieux lo paragonò a uno scrigno che custodisce una perla.

E allora torniamo a quel visitatore che entra nella basilica. Gli altri parlano a voce bassa, qualcuno prega, qualcuno guarda soltanto. Passa la mano, piano, vicino alle pietre scure, sentendo sotto le dita quella superficie consumata.

Che sia arrivata con le ali degli angeli, o sulla nave di uomini coraggiosi, o per una via che nessun libro riesce a spiegare, la Santa Casa è lì. Dopo più di settecento anni, ogni giorno qualcuno attraversa il mare, la pianura o le colline delle Marche per vederla.

E tutti, a un certo punto, abbassano la voce.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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