
Le Selkie
selkie, in scozzese
per niente paurosa
Nelle isole del Nord della Scozia si racconta che alcune foche siano in realtà persone del mare. Di notte si tolgono la pelle di foca, la lasciano sugli scogli e ballano sulla spiaggia in forma umana. Se un pescatore riesce a nascondere la pelle di una selkie, lei non può più tornare in mare e deve restare con lui, magari come sua moglie. Ma guarda sempre il mare con nostalgia, e se un giorno ritrova la sua pelle, torna tra le onde, anche se in diverse versioni continua a guardare da lontano i figli avuti con lui.
Lo sai che… le foche grigie, curiose, a volte si avvicinano alle barche e guardano le persone con grandi occhi scuri: forse è nata così la leggenda.
La storia
C'è un'isola, a nord della Scozia, dove il mare è così vicino che dalla porta di casa se ne sente il respiro.
Ci viveva un giovane pescatore, solo, in una casa di pietra con il tetto di paglia legata con corde. Di giorno usciva con la barca. Di sera tornava, mangiava pane d'orzo e pesce, e guardava dalla finestra la luna che saliva sull'acqua.
Una notte d'estate non riuscì a dormire. Si alzò, camminò lungo la riva fino a una baia che i vecchi chiamavano «la baia delle foche», e si fermò dietro una roccia.
Sulla sabbia, sotto la luna piena, qualcuno ballava.
Erano ragazze e ragazzi, con i capelli lunghi bagnati e la pelle luminosa. Ridevano a bassa voce e si tenevano per mano, girando in tondo, e la sabbia bianca sotto i loro piedi non lasciava nessuna orma. Sugli scogli, ripiegate con cura come mantelli, c'erano tante pelli di foca, grigie e lucide, con il pelo ancora gocciolante.
Il pescatore capì subito. Gli avevano raccontato quella storia da bambino. Il popolo del mare esce dall'acqua una notte ogni tanto, e toglie la pelle. Ma senza quella pelle non può tornare indietro.
Non sapeva perché lo facesse. Forse per solitudine, forse per un desiderio che non aveva nome. Allungò la mano, prese una pelle dagli scogli, la nascose sotto la giacca e rimase fermo, con il cuore che gli batteva forte.
Verso l'alba le danze finirono. I ballerini corsero agli scogli, si infilarono le pelli uno dopo l'altro, e diventarono foche che scivolarono nell'acqua. Tutte, tranne una.
Una ragazza restava in piedi sulla sabbia, cercando fra le rocce. Camminava avanti e indietro. Si inginocchiava, spostava le alghe, guardava sotto i sassi. Poi alzò la testa e vide il pescatore.
Non gridò. Disse soltanto: «Hai tu la mia pelle».
Lui non rispose subito. Poi, a voce bassa, disse: «Non ti farò del male. Ti darò una casa, del cibo e del fuoco. Resta con me».
Lei guardò il mare, dove le teste scure delle foche si allontanavano una dopo l'altra, e pianse in silenzio. Non c'era altro da fare. Lo seguì.
Il primo inverno fu il più lungo. Lei non parlava quasi, e lui, per non sentire il silenzio, parlava per due: della barca, del tempo, di una vecchia vacca che non voleva fare il latte. A volte la sorprendeva con la mano appoggiata al muro, come per sentire se dall'altra parte, lontano, ci fosse il mare. Allora si diceva che col tempo sarebbe passata, e andava a controllare che la pelle fosse ancora al suo posto.
Passarono gli anni. Lei imparò a filare, a cuocere il pane, a salare il pesce. Ebbe tre figli, e li amò con una forza che il marito non seppe mai misurare. Era gentile, e non si lamentava. Ma la sera, quando il tramonto arrossava l'acqua, usciva sulla soglia e restava a guardare le onde senza dire niente. Ogni tanto una foca grigia si affacciava a poca distanza dalla riva e la fissava con grandi occhi scuri. Anche lei ricambiava lo sguardo, e i suoi occhi, in quei momenti, diventavano gli stessi della foca.
«Che cosa guardi?» le chiedeva il marito.
«Niente», rispondeva lei. «Il mare.»
Lui non chiedeva altro. Aveva nascosto la pelle in un posto sicuro, in un buco del tetto, dietro una trave, avvolta in un panno. Pensava che là nessuno l'avrebbe mai trovata.
Sette anni dopo, un giorno di vento, il pescatore uscì in barca con i due figli maggiori. La donna restò a casa con il più piccolo, che giocava in terra con due sassi lisci.
A un tratto il bambino alzò la testa e puntò il dito verso le travi.
«Mamma. Lassù c'è una cosa che sa di mare.»
La donna smise di respirare.
«Che cosa?»
«Una cosa grigia. È morbida. Mi hai detto tu che non devo toccare quello che è dei grandi, ma sa di mare.»
Lei salì sulla panca, con le mani tremanti. Spostò la trave. Dietro il panno, ripiegata come una coperta, c'era la sua pelle.
Rimase a lungo con la pelle fra le braccia. Le dita sentivano il pelo, e il pelo sentiva il sale. Poi si inginocchiò davanti al bambino, gli prese il viso fra le mani e lo baciò sulla fronte.
«Dì a tuo padre che gli voglio bene», sussurrò. «Dì ai tuoi fratelli che li amo. Ma il mare mi chiama da troppo tempo, e io non posso più far finta di non sentirlo.»
Corse fino alla riva, senza voltarsi, con la pelle stretta al petto. Entrò nell'acqua fino alle ginocchia, alla vita, alle spalle. Si infilò la pelle come un mantello, e dove prima c'era una donna comparve una foca che si tuffò e sparì.
Quando il pescatore tornò con la barca, la casa era silenziosa. Il bambino più piccolo gli andò incontro e gli ripeté parola per parola quello che aveva detto la madre.
L'uomo non disse niente. Camminò fino alla riva, dove il mare lambiva la sabbia, e rimase lì finché non fu buio.
Il pescatore non si arrabbiò. Questo, forse, fu la cosa più difficile. Capì in quel momento che per sette anni aveva tenuto in casa una persona e l'aveva chiamata moglie, e che una porta chiusa non è mai una famiglia.
Non la rivide mai più da vicino. Ma i suoi figli, negli anni che seguirono, ripetevano una cosa strana. A volte, nelle mattine di nebbia, una foca grigia veniva a nuotare vicino al molo, restava a guardarli per un po' con gli occhi scuri, e se ne andava. E sulla soglia di casa, dopo le tempeste più brutte, trovavano sempre un pesce fresco, lasciato lì da qualcuno che non si era fatto vedere.
Chi vive su quelle isole lo sa. Quando una foca ti guarda dall'acqua e non si tuffa subito, può darsi che sia solo una foca.
Ma può darsi anche di no.
Parenti nel mondo
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- Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music
Fonti
- Walter Traill Dennison, «Orkney Folklore and Sea Legends» (1890)
- David Thomson, «The People of the Sea» (1954)
