
I serpari di Cocullo
la festa di San Domenico
un po' paurosa
Ogni 1° maggio, a Cocullo, la statua di San Domenico abate esce in processione completamente avvolta da serpenti vivi, che non sono velenosi. Nelle settimane prima della festa i «serpari» li catturano nei boschi, e dopo la festa li rimettono in libertà. La tradizione dice che il santo, un monaco vissuto intorno all'anno Mille, proteggesse dai morsi di serpente e dal mal di denti. Alcuni pensano che la festa continui riti molto più antichi dei Marsi, un popolo italico famoso come incantatore di serpenti; molti studiosi, come Alfonso Di Nola, le danno invece un'origine cristiana.
Lo sai che… a Cocullo si conserva come reliquia un dente di San Domenico, e c'è chi tira con i denti una catenella della chiesa per proteggersi dal mal di denti.
La storia
A fine marzo, sui monti dell'Abruzzo, succede una cosa che da fuori sembra un po' strana. Tanti uomini e donne, con i guanti e gli stivali, camminano nei prati. Guardano sotto le pietre. Scostano l'erba. E cercano serpenti.
Non lo fanno per paura, e non lo fanno per mestiere. Lo fanno per San Domenico.
Il paese si chiama Cocullo. È piccolo: duecentotredici abitanti, in cima a una collina della provincia dell'Aquila, a circa centotrenta chilometri da Roma. Se lo cerchi sulla mappa, lo trovi in mezzo al nulla, tra boschi, strade strette e montagne. Per dodici mesi all'anno è un luogo tranquillo, dove il rumore più forte è quello delle campane.
Ma il primo maggio, Cocullo cambia.
Arrivano ventimila persone. Qualche anno, in passato, sono state anche cinquantamila. Vengono da tutta Italia, e dal mondo. Giornalisti, fotografi, antropologi, curiosi. Le televisioni giapponesi, tedesche, francesi hanno mandato le loro troupe. Anche il «New York Times» ne ha parlato. E la festa è candidata a diventare Patrimonio immateriale dell'umanità dell'UNESCO.
Cosa succede, il primo maggio?
Succede che la statua di San Domenico abate, il santo patrono del paese, esce dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie, a mezzogiorno. È un santo protettore: protegge dal morso dei serpenti, dal mal di denti e dalla rabbia. E il giorno della sua festa, per onorarlo, viene ricoperto di serpenti vivi.
Avvolti intorno alle braccia, intorno alle spalle, intorno al collo della statua. Serpenti che si muovono, che scivolano, che sibilano piano. Sembra la scena di un film. Invece è una tradizione.
Poi comincia la processione. Dura circa un'ora e mezza e gira per tutto il paese, tra le case, tra la folla. La gente si stringe ai lati, silenziosa, senza paura. Quando il santo rientra in chiesa, i serpenti gli vengono tolti, e tutto finisce, verso le due del pomeriggio. La sera suona un'orchestra, e si fa festa.
Ma bisogna chiedersi: dove vanno a prendere quei serpenti?
Li prendono i serpari. Sono circa trenta persone, uomini e, negli ultimi anni, anche donne, che conoscono bene la montagna. All'inizio della primavera, quando i rettili escono dal letargo, vanno nei boschi e li catturano a mani nude. Li mettono in scatole di legno, con cura, e li tengono fino al giorno della festa.
Sono serpenti non velenosi. Appartengono a quattro specie: il cervone, il saettone, la biscia dal collare e il biacco, che è la serpe nera. Non sono velenosi, ma restano animali selvatici, e vanno trattati con rispetto.
Oggi non si può fare tutto come un tempo. I cocullesi hanno un'autorizzazione speciale del Ministero dell'ambiente, che si rinnova ogni due anni. Ogni anno devono mandare una relazione dei serpenti catturati. Gli erpetologi, gli esperti di rettili, li misurano e li pesano. Ad alcuni mettono un piccolo microchip, per seguire che fine fanno.
E dopo la festa, tutti i serpenti vengono riportati nel loro ambiente. Tornano nei boschi da cui sono venuti. Con la differenza che ora un po' di Cocullo, in qualche modo, vive anche tra le pietre.
Da dove viene questa strana usanza?
Gli studiosi hanno risposto in modi diversi. San Domenico fu un monaco, e a lui si attribuisce la capacità di proteggere dai morsi. Ma alcuni pensano che la festa sia molto più antica del santo. Dicono che anticamente quelle montagne fossero abitate da un popolo chiamato Marsi, famoso per sapere incantare i serpenti. I Marsi veneravano una dea, Angizia, legata ai rettili. Ogni primavera, forse, le facevano un omaggio. Poi arrivarono i cristiani, e la festa cambiò nome, ma non gesti. È un'idea antica, del 1673, ma molti studiosi non sono d'accordo e alla festa danno un'origine cristiana.
Tra questi c'è l'antropologo Alfonso di Nola, che ne parlò già nel 1976, in un libro sulle culture popolari italiane. Da allora, gli studiosi non hanno più smesso di venire.
A Cocullo non ci si preoccupa troppo delle teorie. Ci si mette in fila, in una mattina di maggio, con il naso in su, per guardare passare il santo coperto di serpenti. E si pensa che, in fondo, ci sia qualcosa di bello in una festa dove l'uomo e il serpente, per una volta, sono nella stessa processione.
Parenti nel mondo
Ascolta / Leggi anche
- Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music
