La Pantafica
Pantafa o Pandafeche, forse da «fantasma» · Abruzzo interno, Buonanotte (l'antica Malanotte) · Abruzzo
In Abruzzo si racconta che di notte possa arrivare la Pantafica: una figura che si siede sul petto di chi dorme, pesante come una pietra. Chi si sveglia ha gli occhi aperti ma non riesce a muoversi né a parlare. La descrivono vestita di bianco, con occhi demoniaci, mentre copre la bocca del dormiente con le mani. Si diceva anche che di notte si divertisse a intrecciare le criniere dei cavalli. Oggi sappiamo cos'è davvero: si chiama paralisi del sonno, dura pochi secondi ed è del tutto innocua.
Lo sai che… quasi ogni regione d'Italia ha il suo «spirito che si siede sul petto»: è il modo antico di spiegare la paralisi del sonno.
Fonti: Gennaro Finamore, «Credenze, usi e costumi abruzzesi» (1890); Sky TG24, «Malanotte, il graphic novel che racconta la leggenda della Pantafa» (2023)
Il lupo mannaro
l'uomo che cambia con la luna piena · Valle Peligna e Marsica · Abruzzo
In tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia, si raccontava del lupo mannaro: un uomo che nelle notti di luna piena si trasformava e vagava per le strade ululando. Si diceva che lo diventasse chi era nato proprio nella notte di Natale, o all'Epifania, e che per salvarlo il padre dovesse segnargli una croce sotto il piede, per tre Natali di fila. Contro di lui l'arma più sicura era l'argento. Sono storie che trovano casa in una terra come l'Abruzzo, dove i lupi veri, per secoli, hanno fatto paura ai pastori.
Lo sai che… oggi nel Parco Nazionale d'Abruzzo il lupo appenninico è protetto ed è uno dei simboli del parco.
Fonti: Antonio De Nino, «Usi e costumi abruzzesi» (1879-1897); Il Giorno, «Istruzioni per licantropi: come si nasce e come si diventa» (2009)
La Bella Addormentata della Majella
la ninfa Maja · Majella, vista da Chieti e Pescara · Abruzzo
Maja, la più bella delle Pleiadi, era madre di Ermes, figlio di Zeus. Quando il figlio fu ferito in battaglia, lei fuggì con lui dalla Frigia attraverso il mare e sbarcò al porto di Ortona. Salì sui monti a cercare un'erba che potesse guarirlo, ma la neve copriva ogni cosa e il figlio morì. Il suo corpo fu sepolto su una cima del Gran Sasso, che da lontano sembra proprio un gigante che dorme. Maja morì di dolore sulla montagna di fronte, che prese il suo nome: Majella. Da Chieti si vede il profilo di una donna sdraiata.
Lo sai che… il profilo della «Bella Addormentata» si riconosce davvero guardando la Majella dalla costa, nelle giornate limpide.
Fonti: Montagna.tv, «Non solo la Maiella ha la sua bella addormentata»; Italiani.it, «La Majella e il Gran Sasso protagonisti di una famosa leggenda»
I serpari di Cocullo
la festa di San Domenico · Cocullo · Abruzzo
Ogni 1° maggio, a Cocullo, la statua di San Domenico abate esce in processione completamente avvolta da serpenti vivi, che non sono velenosi. Nelle settimane prima della festa i «serpari» li catturano nei boschi, e dopo la festa li rimettono in libertà. La tradizione dice che il santo, un monaco vissuto intorno all'anno Mille, proteggesse dai morsi di serpente e dal mal di denti. Alcuni pensano che la festa continui riti molto più antichi dei Marsi, un popolo italico famoso come incantatore di serpenti; molti studiosi, come Alfonso Di Nola, le danno invece un'origine cristiana.
Lo sai che… a Cocullo si conserva come reliquia un dente di San Domenico, e c'è chi tira con i denti una catenella della chiesa per proteggersi dal mal di denti.
Fonti: Il Fatto Quotidiano, «In Abruzzo la festa dei serpari richiama ogni anno 20mila turisti» (2022); RSI, «I serpenti invadono Cocullo»
Ovidio mago di Sulmona
«Uiddiu», nel dialetto di Sulmona · Sulmona, monte Morrone · Abruzzo
Il poeta latino Ovidio nacque davvero a Sulmona, nel 43 avanti Cristo, e scrisse le «Metamorfosi», un libro pieno di persone che si trasformano in alberi, animali e stelle. Per secoli però la gente di Sulmona non lo ricordò come poeta: nei racconti era diventato un mago potentissimo. Sulle pendici del Morrone c'erano grandi rovine antiche che tutti chiamavano «la villa di Ovidio», e si diceva che lì il mago avesse nascosto i suoi tesori. Quelle rovine, in realtà, erano un antico santuario dedicato a Ercole, prima italico e poi romano.
Lo sai che… lo stemma di Sulmona porta ancora le lettere SMPE, che stanno per un verso di Ovidio: «Sulmo mihi patria est», Sulmona è la mia patria.
Fonti: Antonio De Nino, «Ovidio nella tradizione popolare di Sulmona» (1886); Ovidio, «Tristia», IV, 10