Colapesce
«Cola Pisci», cioè Nicola il pesce · Messina, Capo Peloro · Sicilia
Nicola era un ragazzo di Messina che passava più tempo in mare che sulla terra, tanto da diventare mezzo pesce. Il re lo mise alla prova: gli fece riportare una coppa d'oro gettata in mare, poi una corona, poi un anello sempre più in fondo. Nell'ultimo tuffo Nicola scoprì che la Sicilia poggia su tre colonne e che una di queste era crepata dal fuoco dell'Etna: allora decise di restare sotto, a sostenerla, per non farla affondare. Nelle versioni più antiche, invece, semplicemente non torna più su.
Lo sai che… quando c'è un terremoto, si dice che Colapesce si sia spostato per riposare la spalla.
Fonti: Giuseppe Pitrè, «Studi di leggende popolari in Sicilia» (1904); Italo Calvino, «Fiabe italiane», Einaudi (1956)
I Pupi e Orlando
«l'Opra dî pupi», in siciliano · Palermo e Catania · Sicilia
Nei teatrini siciliani le marionette di legno con le armature lucenti raccontano le imprese dei paladini di Carlo Magno: Orlando, il più forte di tutti, suo cugino Rinaldo, il traditore Gano di Maganza, le battaglie contro i Saraceni e l'amore per la bella Angelica. Le storie vengono dai poemi cavallereschi, come l'«Orlando furioso» di Ariosto. I pupari muovevano i pupi con aste di ferro, la principale infilata nella testa, spesso improvvisavano le battute, e un racconto poteva continuare a puntate, sera dopo sera, per mesi.
Lo sai che… l'Opera dei pupi fu proclamata dall'UNESCO nel 2001 e iscritta nel 2008 nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale.
Fonti: Ministero della Cultura, Ufficio UNESCO, «Opera dei Pupi, teatro siciliano dei pupi»; Ludovico Ariosto, «Orlando furioso» (1532)
Le Donne di fora
«donni di fora», le signore di fuori · Palermo e tutta la Sicilia · Sicilia
In Sicilia si raccontava di creature un po' fate e un po' streghe che di notte giravano per le case, trentatré creature guidate da una Mamma Maggiore: le donne di fora. Per rispetto le chiamavano «le Belle Signore». Se trovavano la casa in ordine e venivano accolte bene, portavano fortuna; se si offendevano, combinavano guai. Si credeva anche che alcune donne, di notte, uscissero dal corpo addormentato per unirsi a loro. Di queste credenze restano tracce anche nei documenti dell'Inquisizione.
Lo sai che… il grande studioso Giuseppe Pitrè, nell'Ottocento, raccolse dalla voce della gente tante storie popolari siciliane come queste.
Fonti: Giuseppe Pitrè, «Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano», vol. IV (1889); Claudia Geremia, «Religions» (2024), articolo sulle donne di fora nei documenti dell'Inquisizione
Aretusa e Alfeo
la fonte di Siracusa · Siracusa, isola di Ortigia · Sicilia
Aretusa era una ninfa che seguiva la dea Artemide nei boschi della Grecia. Un giorno, mentre faceva il bagno in un fiume, il dio di quel fiume, Alfeo, si innamorò di lei e cominciò a seguirla, ma lei non voleva saperne. Per aiutarla, Artemide la nascose in una nube; la ninfa, nell'angoscia, si sciolse in acqua, e la dea aprì la terra perché scorresse sotto il mare, fino all'isola di Ortigia, in Sicilia. Alfeo però non si arrese: anche lui attraversò il mare sotto le onde per unire le sue acque a quelle della fonte. Lo racconta Ovidio.
Lo sai che… la Fonte Aretusa, a pochi metri dal mare, ha oggi acqua salmastra per le infiltrazioni marine, e il suo bacino è ricco di papiri.
Fonti: Ovidio, «Metamorfosi», libro V; ENIT, italia.it, «Fonte Aretusa»
Il Ciclope Polifemo e l'Etna
«Polyphemos», in greco · Aci Trezza, ai piedi dell'Etna · Sicilia
Secondo una tradizione successiva a Omero, nelle grotte dell'Etna vivevano i Ciclopi, giganti con un occhio solo. Nell'Odissea Ulisse e i suoi compagni restano chiusi nella grotta di uno di loro, Polifemo. Ulisse dice di chiamarsi «Nessuno», lo acceca e scappa nascosto sotto la pancia delle pecore. Polifemo, furioso, scaglia enormi massi contro la nave: secondo la tradizione sono i faraglioni davanti ad Aci Trezza. Ovidio racconta anche il suo amore non ricambiato per la ninfa Galatea.
Lo sai che… quando Polifemo gridò «Nessuno mi ha accecato!», gli altri ciclopi pensarono a un male mandato dagli dèi e gli consigliarono di pregare suo padre, invece di aiutarlo.
Fonti: Omero, «Odissea», libro IX; Ovidio, «Metamorfosi», libro XIII; ENIT, italia.it, «Riviera dei Ciclopi»