Lu Scazzamurrieddu
il folletto delle case salentine · Salento · Puglia
È il piccolo folletto delle case pugliesi, alto più o meno come un gatto, con gli occhi neri lucidi e un berretto rosso sempre in testa. Di notte sbatte le pentole, sposta le sedie, intreccia la criniera dei cavalli e si siede sul petto di chi dorme. Il suo potere sta tutto nel berretto: se all'alba riesci a strapparglielo, per riaverlo ti promette di smetterla coi dispetti. Ma è furbo, e spesso se lo riprende con un inganno prima di aver mantenuto la promessa.
Lo sai che… nel Salento cambia nome quasi da un paese all'altro: Laurieddhu vicino a Lecce, Uru più a nord, Monacieddhru o Scazzamurreddhu più a sud.
Fonti: NostroFiglio.it, «Salento, la leggenda de lu Municeddhu»; raccolte del folklore salentino
Pizzomunno e Cristalda
«punta del mondo», il nome del faraglione · Vieste, Gargano · Puglia
Pizzomunno era un pescatore bellissimo innamorato di Cristalda. Le sirene, gelose del loro amore, portarono Cristalda in fondo al mare; secondo altre versioni, lei morì travolta da un'onda. Pizzomunno rimase ad aspettarla sulla spiaggia finché diventò di pietra: è il grande monolite bianco sulla spiaggia di Vieste. In un'altra versione furono le sirene stesse a pietrificarlo. Ogni cento anni, si dice, Cristalda risale dal mare e i due innamorati stanno insieme per una sola notte.
Lo sai che… il monolite di Pizzomunno è alto circa 25 metri, quanto un palazzo di otto piani.
Fonti: ENIT, italia.it, «Pizzomunno»; SiViaggia, «Questo scoglio di Vieste ha ispirato la leggenda di Cristalda e Pizzomunno»
Il tarantismo e la taranta
«taranta», il ragno, e le «tarantate» · Galatina e Salento · Puglia
Nel Salento, fino a pochi decenni fa, si credeva che il morso di un ragno, la taranta, facesse star male soprattutto le donne tra giugno e agosto: stanchezza, tristezza, agitazione. La cura era la musica. Arrivavano suonatori di tamburello, violino e organetto, e la «tarantata» ballava la pizzica anche per giorni, finché il male se ne andava. Poi si andava a Galatina, nella cappella di San Paolo, a chiedere la guarigione. Nel 1959 l'antropologo Ernesto de Martino chiarì che la taranta era un animale simbolico: dietro il morso c'erano sofferenze vere.
Lo sai che… per curare le tarantate i suonatori provavano una melodia dopo l'altra: il ritmo della pizzica o della tarantella, ma anche melodie lente.
Fonti: Ernesto de Martino, «La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud», Il Saggiatore (1961); Treccani, Enciclopedia on line, «Tarantismo»
San Nicola e i tre fanciulli
«Santu Nicola», in barese · Bari, Basilica di San Nicola · Puglia
Nicola fu vescovo di Myra, nell'attuale Turchia, nel IV secolo. Una leggenda medievale racconta che durante una carestia un oste malvagio fece sparire tre ragazzi che si erano fermati nella sua locanda, chiudendoli in una botte. Il vescovo, di passaggio, scoprì tutto, pregò, e i tre ragazzi uscirono dalla botte sani e salvi. Per questo San Nicola è il protettore dei bambini. Nel 1087 alcuni marinai di Bari portarono le sue reliquie da Myra fino alla loro città: questo è un fatto storico.
Lo sai che… un'altra sua leggenda, i sacchetti d'oro regalati di nascosto a tre ragazze povere, ha fatto di lui il portatore di doni: da San Nicola è nato Babbo Natale.
Fonti: Iacopo da Varazze, «Legenda Aurea» (XIII secolo), capitolo su San Nicola; Catalogo generale dei Beni Culturali, «San Nicola resuscita tre fanciulli»
San Michele e il toro del Gargano
la grotta di Monte Sant'Angelo · Monte Sant'Angelo · Puglia
Secondo la tradizione, alla fine del V secolo un ricco signore perse il toro più bello della sua mandria e lo ritrovò in una caverna, sul Gargano. Arrabbiato, gli tirò una freccia, ma la freccia tornò indietro e colpì lui. Il vescovo della città vicina ordinò tre giorni di preghiera, e allora l'arcangelo Michele gli apparve in sogno: quella grotta era sua. Da allora è una chiesa che, si dice, l'arcangelo aveva già consacrato con la sua presenza. Oggi la grotta è il santuario di Monte Sant'Angelo.
Lo sai che… il santuario di Monte Sant'Angelo è Patrimonio UNESCO dal 2011, insieme ad altri luoghi dei Longobardi in Italia.
Fonti: Comune di Monte Sant'Angelo, «Il Santuario di San Michele Arcangelo»; Iacopo da Varazze, «Legenda Aurea» (XIII secolo), capitolo su San Michele