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Un folletto piccolissimo col cappellino rosso seduto sulla criniera di un cavallo

spirito della casaSalento · Puglia

Lu Scazzamurrieddu

il folletto delle case salentine

un po' paurosa

È il piccolo folletto delle case pugliesi, alto più o meno come un gatto, con gli occhi neri lucidi e un berretto rosso sempre in testa. Di notte sbatte le pentole, sposta le sedie, intreccia la criniera dei cavalli e si siede sul petto di chi dorme. Il suo potere sta tutto nel berretto: se all'alba riesci a strapparglielo, per riaverlo ti promette di smetterla coi dispetti. Ma è furbo, e spesso se lo riprende con un inganno prima di aver mantenuto la promessa.

Lo sai che… nel Salento cambia nome quasi da un paese all'altro: Laurieddhu vicino a Lecce, Uru più a nord, Monacieddhru o Scazzamurreddhu più a sud.

La storia

Dovete sapere una cosa, prima di tutto: nelle vecchie case del Salento non si è mai soli.

Ci sono i nonni, ci sono i gatti, c'è il rumore del vento negli ulivi. E c'è lui. Lu Scazzamurrieddu.

È alto più o meno quanto un gatto, quaranta centimetri, non uno di più. Ha gli occhi neri neri, lucidi come due olive appena lavate, e la testa tutta pelosa. E sulla testa, sempre, giorno e notte, ha un berretto rosso. Rosso fuoco, rosso peperoncino, rosso che si vede da lontano anche al buio. Lo porta con un orgoglio che nemmeno un re con la sua corona.

Nessuno sa da dove venga. Alcuni dicono che sia un piccolo monaco, di quelli che nessuno ha mai visto in convento. Altri, che sia un'anima furba che non ha voluto lasciare la casa dove è nata. Sua nonna, magari, vi avrebbe detto che è semplicemente «uno di casa», come il camino o la madia, e che con lui bisogna essere educati.

Perché lu Scazzamurrieddu ha un carattere. Anzi, ne ha tre.

Quando lo trattate bene, è un amico. Un amico allegro, chiacchierone, un po' pazzerello. Quando invece lo ignorate, o peggio, gli fate uno sgarbo… ah, allora son guai! Perché è molto, molto permaloso. E soprattutto è un grandissimo burlone.

Immaginate la scena. È notte fonda. La casa dorme. La luna entra dalla finestra e disegna una striscia bianca sul pavimento. Il vecchio orologio fa tic, tac, tic, tac.

E all'improvviso: BONG!

Una pentola cade in cucina. Poi un'altra. Clang, clang, clang! Sembra un'orchestra di ferraglia, con tanto di direttore. Vi svegliate di soprassalto. «Chi è? Chi c'è?» Silenzio. Camminate in punta di piedi verso la cucina, il cuore che batte forte… e trovate tutte le pentole in fila per terra, in ordine di grandezza, dalla più piccola alla più grande, ben allineate. Come se qualcuno avesse fatto una gara. E sul bordo del tavolo, per un istante, vi sembra di vedere qualcosa di rosso che sparisce dietro la credenza. E di sentire una risatina.

Tornate a letto. Non fate nemmeno in tempo ad addormentarvi che… scric, scric, scric. Sono le sedie. Si spostano da sole, una alla volta, strisciando sul pavimento. E poi di nuovo risatine.

Perché lu Scazzamurrieddu, di notte, si diverte. Sposta le sedie. Nasconde le scarpe. Fa i nodi alle lenzuola. Mette il sale nello zucchero e lo zucchero nel sale. E se in casa c'è un cavallo, o un asinello, in stalla, la mattina lo trovate con la criniera tutta intrecciata in trecce lunghe e belle, come se avesse passato la notte dal parrucchiere. Con tanto di fiocchetti.

E a volte, ma solo a volte, quando proprio non ha niente da fare, si arrampica sul letto, salta sul petto di chi dorme e si siede lì, comodo, a gambe incrociate, a guardare il soffitto. Voi, nel sonno, sentite un peso strano, come un gattone grasso che vi dorme addosso. Provate a muovervi e non ci riuscite. Aprite gli occhi: non c'è niente. Ma il peso resta, e potreste giurare di aver sentito qualcuno dire sottovoce: «Che bella serata, eh?»

Eppure, tutto questo ha un segreto. Un segreto che le nonne del Salento conoscevano bene.

Il potere dello Scazzamurrieddu non sta nelle mani, non sta nella voce, non sta nemmeno nei dispetti. Sta tutto nel suo berretto rosso.

Se qualcuno riesce a strapparglielo di testa, lu Scazzamurrieddu perde tutti i suoi poteri: smette di far dispetti, di far baccano, di far scherzi. E ricomincia a pregare, a implorare, a supplicare. Corre intorno a voi, saltella, si dispera: «Ridammelo! Ridammelo! Dammi il mio berretto!»

Ma attenzione, perché il trucco non è facile.

Di notte non si può. Di notte è il suo regno, è velocissimo, sfugge a tutti. Di giorno scompare, e non lo trovi nemmeno col lanternino. L'unico momento in cui puoi provarci è l'alba. Quel momento in cui la notte sta finendo e il giorno non è ancora arrivato, e lu Scazzamurrieddu, stanco dopo una lunga nottata di scherzi, comincia a distrarsi.

Si racconta di un ragazzo, Pippi, che una notte decise di provarci. Si mise a letto, finse di dormire, e aspettò. Tenne gli occhi socchiusi, il fiato corto. Sentì le pentole. Sentì le sedie. Sentì perfino il peso sul petto. E non si mosse. Non si mosse nemmeno quando una vocina gli sussurrò: «Dormi, eh? Dormi bene, bravo ragazzo…»

Poi, quando il cielo cominciò a diventare grigio dietro la finestra, quando il gallo stava per cantare, Pippi allungò il braccio, veloce come un lampo. Una zampata. E nel pugno, morbido e caldo, sentì qualcosa. Il berretto!

«Ahi, ahi, ahi, ahi!» strillò lu Scazzamurrieddu, saltando dal letto. «Il mio berretto! Ridammi il mio berretto!»

«Prima mi prometti che smetti di fare dispetti», disse Pippi, trattenendo a stento una risata.

«Prometto! Prometto!»

«E che non mi fai più i nodi nelle lenzuola.»

«Prometto, prometto!»

«E che non mi siedi più sul petto.»

Lu Scazzamurrieddu lo guardò con quegli occhietti neri, tristissimi. «Ma… ma quello era il mio posto preferito…»

Pippi gli rese il berretto, perché aveva buon cuore. Lu Scazzamurrieddu se lo calcò in testa a due mani, lo aggiustò con cura, e cambiò all'istante: gli occhi gli brillarono, la schiena si raddrizzò, il sorriso gli tornò sul volto.

«Hai promesso, eh», disse Pippi.

«Certo che ho promesso!» disse lu Scazzamurrieddu. «Ho promesso di non farti più dispetti. Ma non ho promesso niente per tuo fratello!»

E con una risata sfrenata saltò fuori dalla finestra e sparì nel primo sole del mattino. Il giorno dopo, come potete immaginare, il fratello di Pippi trovò tutte le sue scarpe appese al soffitto.

Perché è fatto così, lu Scazzamurrieddu. Furbo come una volpe, dispettoso come un gatto, bugiardo come un mercante. Ma anche, se lo sai prendere, un po' di famiglia.

E per questo, ancora oggi, in certe case del Salento, prima di andare a letto, le nonne lasciano sul tavolo un biscotto, un goccio di vino, un pezzo di pane. Non lo dicono a nessuno. Fanno finta di niente. Ma al mattino, magari, è sparito.

Perché lu Scazzamurrieddu, si sa, ha sempre fame. E con chi lo tratta bene, a modo suo, si comporta bene.

O almeno ci prova.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music