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Un grande scoglio bianco sulla spiaggia, con la luna sul mare

storia d'amoreVieste, Gargano · Puglia

Pizzomunno e Cristalda

«punta del mondo», il nome del faraglione

per niente paurosa

Pizzomunno era un pescatore bellissimo innamorato di Cristalda. Le sirene, gelose del loro amore, portarono Cristalda in fondo al mare; secondo altre versioni, lei morì travolta da un'onda. Pizzomunno rimase ad aspettarla sulla spiaggia finché diventò di pietra: è il grande monolite bianco sulla spiaggia di Vieste. In un'altra versione furono le sirene stesse a pietrificarlo. Ogni cento anni, si dice, Cristalda risale dal mare e i due innamorati stanno insieme per una sola notte.

Lo sai che… il monolite di Pizzomunno è alto circa 25 metri, quanto un palazzo di otto piani.

La storia

Se vai a Vieste, sul Gargano, dove la costa è bianca come il latte e il mare ha il colore del vetro, ti accorgi di una cosa strana, appena arrivi sulla spiaggia.

C'è uno scoglio. Un enorme scoglio bianco, alto come un palazzo di otto piani, piantato a pochi passi dall'acqua. Non sembra una roccia che il mare ha scavato. Sembra qualcuno che aspetta.

Ed è proprio così che lo raccontano a Vieste.

Si chiamava Pizzomunno, dicono, ed era un giovane pescatore. Uno di quelli che si alzano quando il cielo è ancora nero, che conoscono ogni onda per nome, che tornano con le mani piene di sale e di squame. Era bello, e forte, e aveva negli occhi quella luce che hanno le persone che stanno spesso da sole con il mare.

E un giorno, sulla spiaggia, incontrò Cristalda.

Come si siano guardati la prima volta, nessuno lo sa. Ma da quel giorno non si lasciarono più. Passavano le sere seduti sulla sabbia, a guardare il sole che scendeva dietro la costa, e parlavano di niente, e ridevano di tutto. Dicono che lui le portasse conchiglie, e che lei le mettesse tra i capelli. Dicono che quando erano insieme perfino il vento si fermava ad ascoltare.

Il mare, però, non ama gli amori troppo felici.

Nelle acque di Vieste, raccontano i vecchi, vivevano le sirene. Creature bellissime e gelose, con voci che arrivavano fino a riva, di notte, come una musica che toglie il sonno. Una sera, nel buio, lo sentirono. Quel ragazzo e quella ragazza che si amavano così, senza guardare nient'altro. E non lo sopportarono.

Perché questa è la parte più triste: nessuno sa con certezza cosa fecero.

In una versione, una notte le sirene attirarono Cristalda nel mare, con il loro canto, e la trascinarono giù, nel profondo, dove nessuno la vide più. In un'altra, fu un'onda improvvisa, grande e cattiva, che la portò via mentre i due erano sulla spiaggia. E in una terza si dice che Cristalda fosse una sirena, che amava un uomo della terra, e che furono le sue sorelle gelose a punire lui.

Comunque sia andata, il risultato fu lo stesso.

Pizzomunno rimase solo. Corse lungo la riva, gridando il suo nome. Si tuffò, e cercò, e cercò ancora, finché le braccia non ebbero più forza. Poi tornò sulla spiaggia, e si sedette dove si erano seduti tante volte, e aspettò.

Aspettò tutta la notte. Aspettò il giorno dopo, e quello dopo ancora. Non mangiava, non dormiva, non voleva muoversi. Guardava solo l'acqua, sperando di vedere comparire una testa tra le onde.

Il dolore, a un certo punto, diventò così grande che il suo corpo non lo resse più. E lentamente, piano piano, il giovane si fece duro, bianco, immobile. Diventò pietra. Una grande pietra bianca, con la faccia rivolta al mare. In altre versioni, a pietrificarlo furono le sirene.

Per questo, dicono a Vieste, lo scoglio guarda sempre verso l'acqua. Perché sta aspettando.

E c'è una cosa, nella leggenda, che consola un po'.

Dicono che l'incantesimo non sia per sempre. Che una volta ogni cento anni, in una notte d'estate, quando il mare è calmo e la luna è alta, Cristalda risalga dalle onde. Che esca dall'acqua, e cammini sulla sabbia, e si avvicini allo scoglio. E che in quel momento la pietra torni uomo, per una notte sola.

Una notte intera, per dirsi tutto quello che in cento anni non hanno potuto dirsi. Per camminare ancora sulla riva, per sedersi sulla sabbia, per guardare il mare insieme. Una notte soltanto. Poi, all'alba, lei torna tra le onde, e lui torna pietra, e per altri cent'anni ricomincia l'attesa.

Qualcuno dice che la notte sia quella di ferragosto, qualcun altro un'alba d'agosto. Nessuno sa con certezza quando sarà la prossima.

Per questo, ancora oggi, nelle sere d'estate, sulla spiaggia di Pizzomunno ci sono sempre degli innamorati. Si siedono ai piedi dello scoglio, si tengono per mano, guardano la luna che si riflette sulla pietra bianca, alta più di venti metri, e ascoltano le onde. Non fanno rumore.

Perché non si sa mai. Forse è proprio quella, la notte giusta. E nessuno vorrebbe disturbare due che si sono aspettati così a lungo.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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