Vai al contenuto
Atlante dei Miti 0/300
IT
Una sagoma scura e alta che si intravede nella nebbia, sulla riva di un canale tra le canne

strega della nebbiaRomagna e Pianura Padana · Emilia-Romagna

La Borda

la strega della nebbia

paurosa

Nella pianura, quando sale il nebbione e non si vede più niente, si diceva che uscisse la Borda: una strega dall'aspetto orribile, sempre bendata, di giorno e di notte, che vive nelle zone paludose. Incontrarla era la cosa peggiore che potesse capitare: si diceva che non lasciasse scampo. Faceva paura soprattutto ai bambini, e in Romagna c'erano perfino delle ninne nanne con il suo nome. Gli studiosi la vedono come la paura delle paludi e della nebbia diventata una persona.

Lo sai che… il nome della Borda viene forse da «bor», radice legata a Borvo, dio celtico delle acque sorgive, la stessa di Bormio e della Bormida.

La storia

Se sei mai stato in pianura, a novembre, sai cos'è il nebbione. Non quella nebbia gentile che veste i campi la mattina. Quella vera. Una nebbia densa, bianca, che si mangia il paesaggio, che ti entra nei vestiti, che ti fa sentire come se stessi dentro a una nuvola caduta in terra.

Quando c'è il nebbione, non vedi la strada. Non vedi il fosso. Non vedi nemmeno la tua mano, se la tieni lontana. I rumori diventano strani: uno scricchiolio sembra un passo, l'acqua sembra una voce. E ti viene voglia di stare a casa.

Per questo, una volta, nella Pianura Padana, si raccontava della Borda.

Era una strega. Una strega orribile, dicevano, con un aspetto che nessuno riusciva a descrivere senza abbassare la voce. Ma c'era una cosa che tutti sapevano di lei: portava una benda. Una benda sugli occhi, di giorno e di notte. Non vedeva, la Borda. Eppure trovava lo stesso la strada.

Abitava dove la terra è bagnata e il suolo si fa molle. Nelle paludi, vicino agli acquitrini, dove l'acqua ristagna e le canne crescono alte. In quei posti la nebbia sale prima e scende dopo. Lì, dicevano i vecchi, era a casa sua.

Chi la incontrava non tornava indietro.

Cosa faceva? Non lo dicevano mai per intero. Era una di quelle storie in cui la parte spaventosa si lascia indovinare. Bastava dire: «Se la incontri, sei finito». E i bambini capivano.

In Romagna, poi, c'era un'usanza che oggi può far sorridere, o far rabbrividire. Le madri, per far addormentare i figli, cantavano delle ninne nanne con la Borda dentro. Non erano canzoni dolci. Erano filastrocche cupe, un po' inquietanti, che parlavano di bambini e di pericoli. Ma servivano a una cosa precisa: a far capire ai piccoli, prima che fosse troppo tardi, che certi posti non sono adatti ai bambini.

Perché la Borda, in realtà, non è mai stata solo una strega. È stata una specie di cartello stradale raccontato. Un modo per dire: «Non andare vicino alla palude». «Non uscire con la nebbia». «Non allontanarti dalla casa quando non si vede più niente».

Gli studiosi, quando se ne sono occupati, hanno fatto un lavoro curioso. Hanno guardato il suo nome. In milanese, «borda» indica il vapore che si condensa a terra, cioè la nebbia bassa. E ancora più indietro nel tempo, secondo alcuni, c'è una radice antica, «bor», che si ritrova nel nome di un dio celtico, Borvo, il dio delle acque calde che ribollono dalla terra. Da quella stessa radice arrivano nomi come Bormio e come il fiume Bormida.

Può darsi che la Borda sia nata così: da una paura vecchissima, quella di un luogo dove l'acqua si nasconde sotto la terra e dove il vapore sale a coprire tutto. Una paura che, a un certo punto, ha preso un volto.

Il volto di una donna bendata.

Oggi la pianura è piena di strade, di luci, di cartelli veri. I fossi sono recintati, i canali segnati. Eppure, quando il nebbione scende e la campagna sparisce, qualcosa si risveglia ancora.

Magari è soltanto l'istinto di tenere i bambini vicini. Di non sporgersi troppo oltre il bordo.

Quando succede, la mamma chiama il piccolo e gli dice, con la voce più calma del mondo:

«Vieni qui, sta arrivando la Borda.»

E il bambino, senza sapere perché, corre.

Ascolta / Leggi anche

  • Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music