
Huitzilopochtli
«colibrì del Sud», in nahuatl
un po' paurosa
Huitzilopochtli era il dio protettore degli Aztechi, legato al sole e alla guerra. Il suo nome vuol dire «colibrì del Sud», perché si credeva che i guerrieri caduti tornassero sulla terra come colibrì. Il mito della sua nascita racconta che sua madre Coatlicue era minacciata dalla figlia Coyolxauhqui e dai suoi quattrocento fratelli, i Huitznahua. Huitzilopochtli nacque già armato, sconfisse Coyolxauhqui e mise in fuga i fratelli: per molti studiosi moderni è l'immagine del sole che ogni mattina scaccia la luna e le stelle.
Lo sai che… fu lui, secondo la tradizione, a guidare gli Aztechi nel loro lungo viaggio fino al luogo dove fondarono la loro città.
La storia
Prima che esistesse una città, prima che esistesse un impero, c'era una montagna a forma di serpente. Si chiamava Coatepec, il Monte del Serpente, e si alzava vicino a Tollan, dove il vento di notte taglia come una lama.
Ogni giorno, all'alba, una donna saliva lassù con una scopa di rametti. Si chiamava Coatlicue, la dea dalla gonna di serpenti. Spazzava il piazzale del santuario piano e in silenzio, perché aveva fatto una promessa agli dèi: finché c'era polvere da togliere, non si sarebbe fermata.
Una mattina, mentre spazzava, dal cielo scese una piccola palla di piume. Era così leggera che non faceva rumore sul terreno. Coatlicue la raccolse, e non sapendo dove posarla senza mancarle di rispetto, se la infilò nella cintura, sotto la veste. Poi tornò alla scopa, e per un momento le parve che il vento si fosse fermato ad ascoltarla.
Quando finì e andò a cercarla, la palla di piume non c'era più.
Ma in lei qualcosa era cambiato. Aspettava un figlio.
La notizia corse sul monte più in fretta del vento. Nessuno sapeva spiegarla, e ciò che non si spiega, a volte, fa più paura di un nemico. La prima a saperla fu la figlia più grande, Coyolxauhqui, e non ne fu felice.
«Chi è stato?» disse ai suoi fratelli, riuniti nel buio. Erano quattrocento, i Centzon Huitznahua, i Quattrocento del Sud, e quando parlavano tutti insieme sembravano un fiume in piena. «Nostra madre ci ha disonorati. Ha portato in grembo un figlio senza dirci niente. Dobbiamo fare qualcosa prima che nasca.»
I quattrocento si misero d'accordo. Si vestirono per la guerra: si legarono alle gambe i sonagli, si incollarono piume sui capelli, si dipinsero il viso. Poi presero le armi e si avviarono su per il Coatepec, e Coyolxauhqui camminava in testa a tutti.
Coatlicue li sentì arrivare. Lo capì dal rumore dei sonagli, che saliva lungo il pendio come una pioggia di sassolini. Smise di spazzare. Posò la scopa a terra, con cura, e si sedette sulla pietra del santuario, con le mani sul ventre. Aveva paura, e non lo nascose a nessuno: il monte era vuoto e il rumore era sempre più vicino.
Fra i quattrocento, però, ce n'era uno che non era d'accordo. Si chiamava Cuahuitlicac. Non osò opporsi ai fratelli, ma di nascosto, a ogni passo, si staccava un poco dal gruppo, e a ogni passo si avvicinava un poco di più alla madre. Quando fu abbastanza lontano da non essere sentito, sussurrò verso il ventre di Coatlicue:
«Stanno arrivando. Vogliono ucciderla.»
Allora, dal ventre della dea, venne una voce. Era la voce del bambino che non era ancora nato.
«Non aver paura», disse. «Io so che cosa devo fare. Tu dimmi soltanto quando sono vicini.»
Cuahuitlicac rimase senza parole. Poi tornò dai fratelli, e a ogni tratto di salita, di nascosto, riferiva alla dea dove fossero arrivati.
«Sono alla base del monte», disse la prima volta.
«Hanno passato il primo tratto.»
«Sono quasi in cima. Li sento. Sono qui.»
In quel momento, nello stesso istante, Huitzilopochtli nacque.
Non nacque come nascono i bambini. Nacque già in piedi. Aveva in mano lo scudo e i dardi, e con l'altro braccio reggeva il suo lanciadardi, tutto azzurro, color turchese. Il viso era dipinto di strisce, il capo era ornato di piume, e la gamba sinistra, più sottile dell'altra, era coperta di penne. Sembrava un guerriero adulto, uscito da una leggenda.
«Accendi la serpe di turchese», ordinò a uno dei suoi servitori, Tochancalqui. Era il suo fuoco, la sua arma, la sua luce.
Nel silenzio che seguì, i quattrocento si fermarono. Fu allora che il dio colpì.
Coyolxauhqui cadde per prima. Il suo corpo scivolò giù per il pendio del Coatepec, rotolando, e si fermò soltanto ai piedi del monte, dove la montagna finisce. Fu un attimo, e nessuno dei fratelli ebbe il tempo di capire che cosa fosse accaduto.
Poi Huitzilopochtli si voltò verso gli altri.
I quattrocento si misero a correre. Il dio li inseguì tutt'intorno al monte, una volta, due, tre, quattro volte, e a ogni giro il rumore dei sonagli si faceva più debole. Cercarono di difendersi. Fecero sbattere gli scudi, supplicarono, chiesero di essere risparmiati.
«Aspetta», gridava uno. «Aspetta, siamo tuoi fratelli.»
Ma lui non si fermò. Quasi tutti furono sconfitti. Pochissimi riuscirono a scappare, verso il sud, verso il Huitzlampa, la regione del Sud, e lì si fermarono, lontani. Huitzilopochtli prese ai vinti le piume, le armi, i loro ornamenti, e li fece suoi.
Dall'alto del Coatepec, la dea Coatlicue vide ogni cosa. Suo figlio era vivo. Lei era salva.
Dicevano gli Aztechi che da quel giorno Huitzilopochtli fu il dio più forte, il protettore del suo popolo, e che il suo nome era un enigma: huitzilin, il colibrì, e opochtli, la sinistra o il Sud. Il colibrì è piccolo, ma nessun uccello è più veloce e più coraggioso. I guerrieri che morivano combattendo, si raccontava, tornavano sulla terra proprio così, come colibrì, a bere il nettare dei fiori.
Quando gli Aztechi costruirono a Tenochtitlan la loro grande piramide, il Templo Mayor, la costruirono come una copia del Monte del Serpente. In cima c'era il tempio di Huitzilopochtli. Ai piedi della scalinata, nel punto in cui la storia diceva che il monte finisce, scolpirono una grande pietra rotonda con la figura di Coyolxauhqui, perché tutti ricordassero.
La città sparì sotto le case degli spagnoli, e la pietra con lei.
Nel 1978, a Città del Messico, alcuni operai della luce scavavano una trincea in una strada del centro. A un certo punto la pala batté contro qualcosa di duro, e liscio, e rotondo. Era la pietra di Coyolxauhqui. Dormiva là sotto da più di quattro secoli, ai piedi di un tempio che non c'era più, e aveva ancora gli occhi aperti sulla storia che le avevano scolpito intorno.
Parenti nel mondo
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Fonti
- Bernardino de Sahagún, «Codice Fiorentino», libro III
- «Codice Boturini» (XVI secolo)
