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Atlante dei Miti 0/300
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Un dio con la testa di falco e un disco solare rosso sulla testa, su una barca che naviga nel cielo

dio del soleEliopoli · mitologia egizia

Ra

Rꜥ, il Sole

per niente paurosa

Ra era il dio del sole e, per gli antichi Egizi, il re di tutti gli dèi. Spesso lo raffiguravano con il corpo di uomo e la testa di falco, con un disco solare sopra la testa. Ogni giorno attraversava il cielo su una barca, portando la luce; ogni notte la sua barca entrava nel mondo sotterraneo, dove doveva superare mille pericoli per poter rinascere al mattino. Quando il sole sorgeva, gli Egizi sapevano che Ra aveva vinto ancora una volta.

Lo sai che… l'obelisco di piazza del Popolo, a Roma, viene proprio da Eliopoli, la città del sole: lo fece portare in Italia l'imperatore Augusto.

La storia

Ogni sera, a Eliopoli, il sole moriva.

Eliopoli era la città del sole: il posto dove, secondo gli Egizi, tutto era cominciato, e dove i templi di Ra guardavano l'orizzonte da più tempo che nessuno ricordasse. Lo vedevano tutti. Scivolava verso l'orizzonte, rosso come brace, e spariva dietro il deserto d'occidente. Il cielo si spegneva, la luce si ritirava dai tetti, dalle rive del Nilo, dai campi. E ogni sera, a Eliopoli, i sacerdoti di Ra restavano svegli a guardare il buio. Sapevano una cosa che il resto del mondo preferiva dimenticare: nessuno aveva promesso che l'alba sarebbe tornata.

Perché Ra non moriva. Entrava.

Ra era il re degli dèi: lo dipingevano con il corpo di un uomo, la testa di un falco e un disco rosso sopra la testa. Di giorno attraversava il cielo su una barca, e la luce era il suo passaggio. A ogni tramonto, la barca scendeva in un regno che gli Egizi chiamavano Duat, il mondo di sotto. Era un fiume nascosto, lungo come la notte. Il libro dell'Amduat, dipinto sulle pareti delle tombe dei re, lo racconta ora per ora: dodici ore, dodici porte, dodici regioni, ognuna con i suoi guardiani e le sue trappole. Ra doveva attraversarle tutte, una dopo l'altra, senza fermarsi, per uscire dall'altra parte. In ogni regione abitavano esseri strani: serpenti, dèi con teste di animali, anime che aspettavano da chissà quanto tempo. Alcuni erano amici. Altri non lo erano affatto.

Non viaggiava solo. Sulla barca c'era con lui un equipaggio di dèi, ognuno con il suo compito: chi guidava, chi vegliava, chi pronunciava le parole giuste alle porte. Perché nella Duat non basta la forza. Le porte si aprono soltanto a chi conosce il nome di chi le custodisce.

Nelle prime ore l'acqua era scura e silenziosa. Sulle rive c'erano i morti, tanti, sdraiati nell'ombra. Dormivano da molto, senza luce. Poi la barca passava, e la sua luce li sfiorava come un soffio di vento caldo. Aprivano gli occhi. Alzavano le braccia. Alcuni parlavano, altri piangevano di gioia. «Ra è qui» sussurravano, «Ra è venuto da noi.» Per un momento, nel regno senza sole, c'era il giorno. Poi la barca si allontanava, e le rive tornavano nel buio, e i morti si sdraiavano di nuovo ad aspettare la notte successiva.

A metà viaggio il fiume si faceva così stretto e secco che la barca non navigava più: veniva trascinata sulla sabbia, in una terra senza acqua, dove la luce di Ra sembrava piccola come una lampada in una caverna. Era l'ora più lunga. Nessuno sull'imbarcazione parlava. Ra, in piedi, guardava avanti. Sapeva che in qualche punto davanti a lui la sabbia finiva e il fiume ricominciava. Doveva soltanto non fermarsi.

Nessuno, sulle rive, lo ringraziava. Nessuno, sopra, sapeva che era in corso un viaggio.

Alla sesta ora, nel punto più profondo della notte, accadeva la cosa più strana di tutte. Ra incontrava Osiride, il signore dei morti, e per un momento i due diventavano una cosa sola. Il sole entrava nel corpo del dio morto, e da lì ripartiva con una forza nuova. Era il centro del mondo di sotto, il punto in cui la luce toccava il fondo. Da lì in poi, ogni ora sarebbe stata una salita.

Ma subito dopo, nella settima ora, arrivava il pericolo.

Dall'acqua nera si sollevava Apophis, il serpente. Era lungo come il fiume stesso, grande come un monte, e non voleva niente se non una cosa: fermare la barca. Se la barca si fosse fermata, il sole non sarebbe risalito, il mondo sarebbe rimasto al buio per sempre. Apophis sibilava e il suono correva sull'acqua come un vento gelido. Si avvolgeva intorno alla prua, spalancava la bocca.

Gli dèi sulla barca non indietreggiarono. Nessuno gridò. Nessuno corse. Ognuno fece quello che sapeva fare, come ogni notte, come in tutte le notti passate, con le mani ferme e la voce bassa, perché nella Duat una parola sbagliata può costare tutto il viaggio. Lo legarono con le loro formule, lo colpirono con le lance, lo respinsero. Il serpente si ritirò nelle onde, ferito, e la barca ripartì. Non lo aveva ucciso: Apophis tornava ogni notte, e ogni notte doveva essere battuto da capo.

Le ore passavano. Le porte si aprivano una dopo l'altra. Nell'ultima, la barca entrava nel corpo di un enorme serpente e ne usciva dall'altra parte, e Ra non era più lo stesso: era rinato, piccolo come un giovane sole, pronto a salire.

A Eliopoli, intanto, i sacerdoti aspettavano.

Era l'ora in cui il cielo a oriente non è più nero e non è ancora chiaro, in cui anche gli uccelli tacciono per sentire se succede qualcosa. Un filo grigio sull'orizzonte. Poi un filo rosa. Poi un bordo d'oro.

E il sole sorgeva.

I sacerdoti alzavano le braccia, e la gente nelle strade si fermava, e tutti gridavano la stessa cosa: Ra aveva vinto di nuovo.

Gli Egizi non lo davano mai per scontato. I Testi delle Piramidi, incisi nelle camere dei re più antichi, dicono che anche il faraone, dopo la morte, doveva salire al cielo e prendere posto sulla barca del sole, accanto a Ra, per fare quel viaggio ogni notte. Non era un onore soltanto. Era un compito. Anche lui avrebbe dovuto aiutare a tenere lontano il serpente.

Perciò, quando guardavano il sole scendere, gli Egizi non provavano soltanto malinconia. Sentivano che da qualche parte, sotto i loro piedi, un fiume buio era appena stato attraversato da una barca, e che a bordo c'era qualcuno che teneva lontana la notte.

Ogni mattina, quando il sole spuntava, sapevano che quella notte era stata una di quelle in cui tutto poteva andare storto, e non era andato storto. E aspettavano il mattino come si aspetta un amico che ha promesso di tornare.

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  • Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music

Fonti

  • «Testi delle Piramidi» (circa 2400 a.C.)
  • «Libro dell'Amduat» (Nuovo Regno)
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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