
Osiride
Wsjr, in egizio
un po' paurosa
Osiride era un re buono che aveva insegnato agli uomini a coltivare la terra. Suo fratello Seth, invidioso, lo ingannò: fece costruire una cassa bellissima e promise di regalarla a chi ci entrava perfettamente. Quando Osiride si sdraiò dentro, Seth la chiuse e la gettò nel Nilo. La sposa Iside lo cercò ovunque e lo ritrovò, e con la sua magia lo risvegliò; da loro nacque Horus. Da allora Osiride è il signore del mondo dei morti.
Lo sai che… lo dipingevano con la pelle verde o nera: il verde delle piante che rinascono, il nero della terra fertile lasciata dalle piene del Nilo.
La storia
C'era una volta un re che insegnava a seminare.
Si chiamava Osiride e regnava sull'Egitto. Prima di lui, racconta Plutarco, la gente viveva un giorno dopo l'altro, senza leggi e senza raccolti. Osiride mostrò come arare la terra, come tagliare il grano, come farne pane. Insegnò a onorare gli dèi. Poi, quando l'Egitto fu in ordine, partì per il mondo, senza armi, con la sola voce e il canto, per insegnare le stesse cose ad altri popoli. E lasciò il regno a sua moglie Iside, che governò così bene che nessuno si accorse della sua assenza.
C'era però, in quella casa, qualcuno che non dormiva la notte. Suo fratello Seth, che i Greci chiamavano Tifone.
Seth non odiava Osiride per qualcosa che Osiride gli avesse fatto. Lo odiava perché tutti lo amavano: per il pane sulle tavole, per le leggi, per il suo modo di parlare, che faceva sentire grandi anche i piccoli. E l'invidia, come un tarlo, lavorava di notte. Mentre il re era lontano, Seth radunò settantadue compagni, e aspettò.
Quando Osiride tornò, ci fu una festa.
Il palazzo era pieno di lampade e di fiori, e l'aria sapeva di pane caldo e di incenso. Si mangiava, si beveva, si cantava. A un certo punto Seth si alzò e fece portare in sala una cassa.
Era la cassa più bella che si fosse mai vista. Legno scuro, intagliato, dipinto, incrostato di pietre. Gli ospiti si avvicinarono e la toccarono con le mani, si chinarono a guardare i disegni. «Per chi è?» chiese qualcuno.
«Per chi ci entrerà esattamente» rispose Seth, sorridendo. «È un gioco. Lo regalerò a chi ci sta giusto, né più grande né più piccolo.»
Uno dopo l'altro provarono tutti. Si sdraiavano, si rialzavano ridendo. Questo era troppo alto, quello troppo largo. La cassa rimaneva lì, vuota, in attesa.
Poi toccò a Osiride.
Si sdraiò nella cassa e sentì che era perfetta. Sorrise. Non vide lo sguardo di suo fratello, né i compagni che si facevano vicino, tutti insieme, senza dire una parola.
Il coperchio calò. Sentì un colpo, poi un altro, poi una pioggia di colpi. Chiodi. Poi un odore di metallo caldo: avevano versato del piombo fuso a sigillare le fessure. La cassa fu sollevata, portata via nel buio, fino al fiume. La corrente la prese. Il Nilo la portò fino al mare.
Quando Iside lo seppe, si tagliò una ciocca di capelli, si vestì di lutto e partì.
Non sapeva dove andare. Chiedeva a chiunque incontrasse, e nessuno sapeva. Allora cominciò a fermare i bambini che giocavano lungo il fiume, e furono i bambini, dice Plutarco, a dirle quel che avevano visto: una cassa, portata dalla corrente, fino alla foce.
Il mare l'aveva spinta lontano, fino a Biblo, sulla costa della Fenicia. Là si era incastrata fra le rocce, e una pianta di tamerice era cresciuta intorno, avvolgendola con il tronco, fino a nasconderla. Il re del posto, ammirato da quell'albero così bello, lo aveva fatto tagliare per farne la colonna del suo palazzo. Nessuno sapeva che dentro il legno c'era un dio.
Iside arrivò a Biblo. Si sedette presso una fontana, senza dire chi era, e parlò con le serve della regina; intrecciò loro i capelli, e il suo profumo passò dalle serve alla regina, che la volle a palazzo. Chiese la colonna. Quando l'ebbe, la aprì, tirò fuori la cassa e pianse così forte, appoggiata al coperchio, che la sua voce si sentì per tutta la città.
Poi tornò in Egitto, con la cassa, e la nascose in mezzo alle paludi, sicura che nessuno l'avrebbe trovata.
Ma una notte di luna piena Seth andò a caccia di cinghiali. I cani correvano nel buio, le torce si muovevano tra gli alberi, e a un certo punto uno dei cani si fermò e cominciò ad abbaiare. Seth si avvicinò. Vide la cassa. La riconobbe. L'aprì.
Questa volta non ci fu nessun gioco. Seth divise il corpo di suo fratello in quattordici parti e le sparse dappertutto, in modo che nessuno potesse più metterle insieme.
Iside lo scoprì all'alba.
Non gridò. Non pianse nemmeno. Dicono che si sedette per terra, in mezzo alle canne, e rimase ferma a lungo. Poi si alzò, salì su una barca di papiro, e ricominciò a cercare. Navigò per tutto il Nilo, per tutte le paludi, per tutti i canali. Dove trovava un pezzo, lo raccoglieva e costruiva una tomba. Per questo, dicono, in Egitto ci sono tante tombe di Osiride. Un pezzo soltanto non lo trovò mai: il fiume lo aveva portato via. Allora ne fece uno nuovo, a sua immagine. Ci vollero molti giorni, e molte notti passate sull'acqua a chiamare un nome che nessuno poteva più rispondere.
Sua sorella Neftide, che in quei giorni piangeva con lei, si mise al suo fianco. Nei testi scolpiti dentro le piramidi, le due sorelle lo vegliano come due nibbi, uccelli che gridano nel cielo. «Svegliati» dicono. «Alzati. Tua sorella è qui. Tua sorella ti ha trovato.»
E Osiride, per la magia di Iside, si svegliò.
Ma non tornò fra i vivi. Il suo posto non era più sulla terra, ma dall'altra parte, dove vanno i morti. Fu lì che diventò re, e da lì, ogni anno, protegge il grano, la piena del fiume, il ritorno della vita. Plutarco scrive che per gli Egizi il Nilo stesso era Osiride, che si spandeva sui campi.
Poi, dicono i racconti, nacque un figlio, Horus.
Per questo, dicono, lo dipingevano con il volto verde, come il grano che spunta, oppure nero, come il fango fertile che il Nilo lascia quando si ritira. Un re morto, ma con la vita dentro.
Non tornò mai più a insegnare a seminare. Ma ogni volta che qualcuno sparge un seme nella terra scura e aspetta che spunti, gli Egizi pensavano a lui.
Parenti nel mondo
Nella storia vera
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Fonti
- Plutarco, «Iside e Osiride» (I-II secolo)
- «Testi delle Piramidi»
