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Un musicista con una lira che sale verso la luce da una caverna, seguito da un'ombra di donna

musicistaTracia · mitologia greca

Orfeo ed Euridice

Orpheús e Eurydíkē

un po' paurosa

Orfeo era il musicista più grande di tutti: quando cantava con la sua lira, gli animali si fermavano ad ascoltare e perfino le pietre si muovevano. Quando la sua sposa Euridice morì per il morso di un serpente, Orfeo scese nel regno dei morti per riprenderla. La sua musica commosse Ade e Persefone, che la lasciarono andare a un patto: lui non doveva voltarsi a guardarla finché non fossero usciti alla luce. Proprio sulla soglia, Orfeo ebbe paura che lei non ci fosse, si voltò e la perse per sempre.

Lo sai che… la prima opera lirica della storia arrivata fino a noi intera, «L'Orfeo» di Claudio Monteverdi (1607), racconta proprio questa storia.

La storia

In Tracia, dove le montagne scendono al mare, c'era un ragazzo che sapeva cantare.

Non cantava come gli altri. Quando pizzicava le corde della sua lira, il vento smetteva di soffiare per ascoltarlo. Le querce si piegavano verso di lui. I leoni si sdraiavano nell'erba, e accanto a loro, senza paura, si sdraiavano le capre. I fiumi rallentavano. Perfino le pietre, dicevano, si muovevano pianissimo, una dopo l'altra, per avvicinarsi alla musica.

Si chiamava Orfeo. Era figlio di una Musa, e il dio Apollo gli aveva regalato la lira.

Un giorno, in un prato, vide una ragazza che coglieva fiori. Si chiamava Euridice. Aveva i capelli scuri legati con un nastro e una risata che sembrava un piccolo ruscello. Orfeo smise di cantare. Per la prima volta in vita sua non trovò niente da dire.

Poi disse, semplicemente: «Posso suonare per te?».

Si sposarono dopo poco. Per un giorno intero, in quella valle, nessun uccello smise di cantare.

Il giorno stesso delle nozze, Euridice passeggiava con le ninfe in un campo vicino al fiume. Virgilio racconta che un pastore, un uomo di nome Aristeo, la vide e cominciò a inseguirla; Ovidio non lo nomina nemmeno. Lei corse, spaventata, in mezzo all'erba alta, e non vide il serpente nascosto fra i fili.

Fu un morso solo, piccolo, sul piede.

Le ninfe urlarono. Orfeo arrivò di corsa, e la trovò distesa nell'erba, con il viso bianco come la cera. Provò a chiamarla. Provò a scuoterla. Le prese la mano e la mano era già fredda.

Per giorni non cantò più. Per settimane, in Tracia, il silenzio fu così grande che gli animali lasciavano i rifugi per cercare quella voce. Poi Orfeo si alzò, prese la lira, e disse a nessuno: «Se gli dèi di sopra non mi ridanno Euridice, vado a chiederla a quelli di sotto».

Trovò l'ingresso in una caverna a Capo Tenaro, e scese.

Il sentiero era ripido, buio, pieno di vento freddo. Intorno a lui, nel buio, si muovevano le Ombre dei morti, leggere come fumo, senza facce. Arrivò alla riva di un fiume nero, e vide una barca, e un vecchio con la barba lunga che reggeva un remo. Era Caronte, il traghettatore.

«I vivi non passano», disse il vecchio.

Orfeo non discusse. Si sedette sulla riva e cominciò a suonare.

Non so dire come fosse quella musica. Chi l'ha sentita dice che sembrava la voce di una persona che piange e che spera insieme. Caronte posò il remo. Per la prima volta da secoli, il traghettatore si dimenticò di essere duro, e lo portò di là.

Poi, nel buio, davanti a lui, apparve Cerbero, il cane a tre teste, che sbarrava la porta con i denti scoperti. Orfeo continuò a suonare. Le tre teste sbadigliarono, una dopo l'altra, e il cane si accucciò sulla soglia come un cucciolo.

Le Furie, le donne dai serpenti, lo guardarono ferme. Il masso di Sisifo smise di rotolare. Tantalo, che moriva di sete in mezzo all'acqua, dimenticò di avere sete.

E la musica arrivò fino al trono.

Ade, il re dei morti, era seduto accanto a sua moglie Persefone, e non fece in tempo a parlare. Sentì una cosa che non provava da mille anni: pietà.

«Chiedimi quello che vuoi», disse.

«Voglio Euridice», rispose Orfeo. «È morta troppo presto. Non la chiedo per sempre. Ogni uomo, un giorno, torna da voi. Lasciatemi solo il tempo di vivere con lei quello che le è stato tolto.»

Ade guardò Persefone. Persefone, che sapeva cosa vuol dire essere lontana da casa, annuì.

«Sia», disse Ade. «Euridice ti seguirà. Ma c'è una condizione. Camminerai davanti, e lei dietro di te. Non devi voltarti. Nemmeno una volta, finché non sarete fuori, alla luce del sole. Se ti volti, la perdi per sempre.»

«Non mi volterò», giurò Orfeo.

Cominciò la salita.

Il sentiero era lunghissimo. Davanti a lui, il buio. Dietro di lui, soltanto un silenzio. Nessun passo. Nessun respiro. Orfeo sentiva la lira battergli contro la schiena e il suo stesso cuore. Salì, salì ancora. Per quanto tempo? Un giorno? Una vita?

A un certo punto, un dubbio cominciò a strisciare.

E se non ci fosse? E se Ade mi avesse ingannato? E se sto salendo da solo, parlando a un'ombra, mentre lei è ancora laggiù?

Davanti, in fondo al sentiero, si vedeva un filo di luce. L'uscita. Pochi passi ancora.

Orfeo sentì che non ce la faceva più.

Era a un passo dalla soglia, con un piede già nel sole. Si voltò.

La vide.

Euridice era lì, a due passi da lui, pallida e bellissima, con gli occhi pieni di lacrime. Tese le braccia. Disse una sola parola, «Addio», così piano che sembrò un respiro. E fu risucchiata nel buio come una foglia da un vortice.

Orfeo si lanciò dietro di lei. Gridò. Ma Caronte, questa volta, non lo fece passare.

Tornò in superficie solo, con la lira in mano. Non cantò più, per mesi. Si dice che andasse in giro per la Tracia, sui monti, sempre più magro. Si dice che alla fine morì per mano di donne in preda a una follia, e che la sua testa, portata dal fiume, continuò a cantare fino al mare.

Ma quelli che raccontano questa storia, in Grecia, ne amano soprattutto un momento. Non il canto, non il Cerbero, non il trono di Ade. Amano quel passo prima dell'uscita. Quel secondo in cui Orfeo, a un passo dalla luce, ebbe paura.

Perché è la paura di tutti. Quando hai quasi ottenuto quello che desideri, ti accorgi di non credere che sia vero.

E ti volti, per controllare.

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Fonti

  • Virgilio, «Georgiche», libro IV
  • Ovidio, «Metamorfosi», libro X
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music