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Atlante dei Miti 0/300
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Due figure su un ponte d'arcobaleno sopra il mare, una con una lunga lancia da cui cadono gocce che diventano isole

coppia creatricele isole del Giappone · mitologia giapponese

Izanagi e Izanami

イザナギ e イザナミ

un po' paurosa

Secondo il Kojiki, il libro più antico del Giappone, all'inizio la terra era come olio che galleggiava sull'acqua. Due divinità, Izanagi e Izanami, scesero sul ponte del cielo e mescolarono il mare con una lancia ornata di gioielli: le gocce che caddero dalla punta formarono la prima isola. Poi crearono le isole del Giappone e molte altre divinità. Quando Izanami morì, Izanagi andò a cercarla nel regno dei morti, ma lei gli aveva ordinato di non guardarla, e lui non rispettò l'ordine.

Lo sai che… somiglia molto alla storia greca di Orfeo ed Euridice, anche se le due culture erano lontanissime: è solo una somiglianza.

La storia

All'inizio, dice il «Kojiki», la terra era molle come olio che galleggia sull'acqua, o come una medusa che si lascia portare dalle correnti.

Gli dèi del cielo ne ebbero pietà. Chiamarono due divinità, Izanagi e Izanami, un fratello e una sorella, e dissero loro: «Fate in modo che questa terra diventi solida». Diedero loro una lancia ornata di gioielli.

I due scesero sul Ponte Fluttuante del Cielo, che si alzava fra il cielo e il mare. Izanagi allungò la lancia verso il basso e mescolò l'acqua salata. Il rumore fu un gorgoglio profondo, «koworo, koworo», come di una pentola che bolle piano. Quando la sollevò, dalla punta caddero alcune gocce, e le gocce si addensarono e diventarono un'isola. La chiamarono Onogoro.

Scesero sull'isola. Izanagi piantò una colonna del cielo, ed eressero un palazzo. Poi decisero di sposarsi e di mettere al mondo altre terre.

Per prima cosa girarono intorno al pilastro, in direzioni opposte. Quando si incontrarono, Izanami parlò per prima: «Che bel giovane!». Poi parlò Izanagi: «Che bella ragazza!».

Ma sbagliarono. Il primo figlio nacque senza ossa, molle come una sanguisuga. Lo misero in una barca di canne e lo lasciarono andare alla deriva. Il secondo non andava meglio. Allora salirono dagli dèi del cielo, che consultarono le ossa di un cervo, e dissero: «Non va bene perché la donna ha parlato per prima. Tornate giù e ripetete».

Tornarono, girarono di nuovo intorno al pilastro, e questa volta fu Izanagi a parlare per primo. E nacquero le isole. Prima Awaji, poi Shikoku, poi Oki, poi Kyushu, poi altre ancora, fino a otto grandi isole: il Giappone. E dopo le isole vennero i monti, i venti, gli alberi, le valli, molti dèi.

L'ultimo figlio di Izanami fu un dio del fuoco. Nascendo, la bruciò. Izanami si ammalò e morì.

Izanagi pianse. Si gettò sul suo corpo, strisciò intorno al suo capo e ai suoi piedi, e dalle lacrime nacque un altro dio. Poi decise di seguirla.

La strada per Yomi scendeva sotto la terra, e l'aria sapeva di muschio e di cenere. In fondo c'era un palazzo buio, con una porta chiusa. Izanagi si fermò davanti. «Amata sposa», chiamò, «la terra che abbiamo fatto non è finita. Torna.»

Dall'altra parte, la voce di lei rispose, bassa e lontana. «Che peccato che tu sia venuto così tardi. Ho già mangiato al focolare di Yomi. Ma il tuo arrivo fin qui è un onore. Vado a parlare con gli dèi di Yomi. Aspettami. Però non mi guardare.»

Entrò nel palazzo. Izanagi aspettò.

Aspettò a lungo, e il silenzio era così grande che sentiva battere il proprio cuore. Non c'era un uccello, non si sentiva un'ombra muoversi. A un certo punto non resse più. Spezzò un dente del suo pettine, che teneva fra i capelli, e lo accese come una torcia. Poi entrò.

Lo spettacolo gli gelò il sangue. Izanami non era più quella che ricordava. Il suo corpo era diventato quello di una morta, e intorno a lei, sopra di lei, si muovevano otto spiriti del tuono.

Izanagi ebbe paura. Si voltò e corse via.

«Mi hai umiliata!» gridò la voce di lei alle sue spalle. Mandò le megere di Yomi, le streghe più brutte e più veloci, a inseguirlo.

Izanagi correva. Dietro di lui sentiva passi, molti passi, che frusciavano come foglie secche. Si strappò dalla testa la corona di liane nere e la gettò a terra: subito diventò un grappolo d'uva. Le megere si fermarono a mangiare. Lui riprese la corsa, ma quelle ripartirono. Allora spezzò il pettine che aveva fra i capelli e lo buttò a terra, e i denti diventarono germogli di bambù. Anche quelli le megere se li mangiarono.

Allora Izanami mandò gli otto spiriti del tuono, con millecinquecento guerrieri di Yomi. Izanagi sguainò la spada e la agitò dietro di sé, senza voltarsi. Arrivò ai piedi della salita che porta al mondo dei vivi, e lì trovò un pesco. Colse tre pesche e aspettò. Quando i nemici furono vicini, le lanciò, e tutti scapparono. Alle sue spalle il frastuono si spense di colpo.

«Come mi avete aiutato», disse alle pesche, «aiutate tutte le persone che, nel mondo dei vivi, si trovano nei guai.» E diede loro un nome: Ōkamuzumi, «grande dio del frutto».

Alla fine arrivò Izanami in persona. Izanagi prese un masso che mille uomini non avrebbero potuto muovere e lo trascinò fino a chiudere la salita. Il masso si assestò con un rumore sordo, e il silenzio che seguì fu il più lungo che Izanagi ricordasse. I due si trovarono ai lati opposti, con il masso in mezzo, e la loro voce passava appena attraverso la pietra.

«Amato marito», disse lei, «se fai questo, io ogni giorno farò morire mille persone del tuo regno.»

«Amata moglie», rispose lui, «se fai questo, io ogni giorno farò nascere millecinquecento persone.»

E così, dice il «Kojiki», ogni giorno muoiono mille persone e ne nascono millecinquecento.

Izanagi tornò al mondo dei vivi. «Sono stato in un luogo orribile e impuro», disse. «Devo lavarmi.» Andò alla foce di un fiume, a Tachibana, si spogliò e si purificò nell'acqua. Gettò via il bastone, la cintura, la borsa, i vestiti, le fasce delle braccia. Da ognuna di quelle cose, appena toccava terra, nasceva un dio, e l'acqua del fiume portava via l'impurità.

Alla fine lavò l'occhio sinistro. Ne nacque Amaterasu, la dea del sole. Lavò l'occhio destro, e nacque Tsukuyomi, il dio della luna. Lavò il naso, e nacque Susanoo, il dio delle tempeste.

«Ho generato figli e figli», disse Izanagi. «Alla fine ho avuto tre figli nobili.»

Poi Izanagi si tolse la collana di gemme e la diede ad Amaterasu: «Governa l'Alta Pianura del Cielo». A Tsukuyomi affidò il regno della notte. A Susanoo, il mare.

Tradizione viva, raccontata con rispetto: come raccontiamo i miti.

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Fonti

  • «Kojiki» (712)
  • «Nihon shoki» (720)
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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