
San Fruttuoso e il drago
la baia sotto il monte di Portofino
un po' paurosa
Secondo la tradizione, Prospero, vescovo di Tarragona, fuggiva per mare dalla Spagna invasa dagli Arabi portando con sé le reliquie di San Fruttuoso. In sogno il martire gli indicò dove fermarsi: una baia isolata sotto il monte, con una sorgente d'acqua dolce. Lì, nell'VIII secolo, nacque la prima chiesa. Qualcuno racconta anche di un drago che abitava la baia e che fu sconfitto, ma le pagine ufficiali dell'abbazia non ne parlano. L'abbazia esiste davvero, nascosta in una baia del promontorio di Portofino, e oggi è curata dal FAI.
Lo sai che… all'abbazia di San Fruttuoso non arriva nessuna strada: ci si va solo a piedi o in barca.
La storia
Sulla costa della Liguria, tra Camogli e Portofino, c'è un posto dove la strada finisce.
Non c'è un parcheggio, né un'uscita dell'autostrada, né un sentiero di cemento. C'è solo il mare, e una montagna che scende ripida fino all'acqua. Per arrivare a San Fruttuoso bisogna camminare per sentieri tra i pini, oppure salire su una barca e seguire la costa. Poi, a un certo punto, il bosco si apre, e sotto di te compare una piccola baia con l'acqua trasparente, e in fondo un'abbazia di pietra, con una torre, che sembra uscita da un sogno.
Ed è proprio da un sogno che comincia la sua storia.
La racconta la tradizione, e va indietro nel tempo di più di mille anni.
Nell'Europa di allora, l'Italia non era sicura. In Spagna, dal mare, erano arrivati gli Arabi, e molti cristiani fuggivano. Tra loro c'era un vescovo di Tarragona, un uomo che si chiamava Prospero. Portava con sé una cosa preziosa: le reliquie di San Fruttuoso, un martire che era stato vescovo prima di lui.
Prospero salì su una barca. Doveva salvare quelle reliquie, trovare un posto dove nasconderle, dove i cristiani potessero custodirle senza paura. Ma dove? Il mare era grande. Le coste erano molte. E il vescovo non sapeva da che parte andare.
Navigò per giorni. Poi, una notte, si addormentò. E nel sonno vide il santo.
Fruttuoso, il martire, gli parlò. Gli disse che non avrebbe dovuto scegliere lui. Sarebbe stato il santo stesso a indicargli il luogo. E gli mostrò, nel sogno, una baia sotto un monte, nascosta dietro un promontorio.
Il vescovo si svegliò. Seguì quella visione. Costeggiò l'Italia, entrò nel golfo, e trovò esattamente quello che aveva visto: una piccola insenatura circondata dalle rocce, tra il mare e la montagna. Era isolata. Nessuno l'avrebbe cercata. E c'era un'altra cosa preziosa: una sorgente d'acqua dolce che sgorgava a pochi passi dalla spiaggia.
Prospero capì. Era quello il luogo.
Così, nell'ottavo secolo, in quella baia, fu fondata la prima chiesa. Più tardi, nel decimo, diventò un monastero benedettino. Nel Duecento, i Doria, la grande famiglia dei marinai genovesi, la scelsero come luogo dove seppellire i propri morti. Ancora oggi, nell'abbazia, si vedono le loro tombe: marmo bianco e pietra grigia, con archi a due colori. Con i secoli, l'edificio passò da monastero a residenza, poi a parrocchia di un piccolo villaggio di pescatori.
Nel 1551 il papa Giulio III affidò il patronato all'ammiraglio Andrea Doria, e i suoi eredi, nel 1562, costruirono la torre che domina la baia. Serviva a difendere il luogo dai pirati. Il mare, che aveva portato il santo, portava anche i predoni.
Ma c'è una parte della storia che il FAI, nelle sue pagine sull'abbazia, non racconta. Circola però in altre guide e articoli. Dicono che quando Prospero arrivò in quella baia non la trovò vuota. Dicono che nella valle vivesse un drago, una bestia feroce, che spaventava chi si avvicinava. In queste versioni, di solito, il drago viene sconfitto, con l'aiuto di un angelo o dei monaci. Nessuno, naturalmente, ha mai potuto verificarlo. Forse è un modo di dire che il luogo era selvaggio. Forse è un ricordo di qualcosa di antico.
Quello che si sa, invece, è che nel 1983 due eredi dei Doria, Frank e Orietta Pogson Doria Pamphilj, donarono l'abbazia al FAI, il Fondo per l'Ambiente Italiano, che l'ha restaurata. Nel 2017, dopo decenni di lavori, è stata restituita anche la sorgente, quella stessa che, forse, aveva convinto Prospero.
Se vai a San Fruttuoso, ricordati di guardare anche sott'acqua. Là, nel fondo della baia, c'è una statua di Cristo, con le braccia alzate verso la superficie. Si chiama il Cristo degli Abissi. I sub scendono a toccarla. La luce passa tra le onde, e la statua sembra proteggere le barche.
È difficile non pensare che sia sempre stata una baia di santi.
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