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Atlante dei Miti 0/300
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Un uomo dalla barba rossa con un martello di pietra, in piedi su una rupe sotto un cielo di fulmini

dio del tuonoAsgard e Midgard · mitologia norrena

Thor

Þórr, in norreno antico

un po' paurosa

Il dio del tuono dei popoli del Nord, figlio di Odino, forte e di gran cuore. Il suo martello si chiama Mjöllnir: quando lo lancia torna sempre nella sua mano. Viaggia su un carro tirato da due capre, che mangiate tornano in vita, e protegge gli uomini dai giganti. Una storia racconta che una volta i giganti gli rubarono il martello, e per riaverlo Thor dovette travestirsi da sposa. Alla fine del mondo, il Ragnarök, affronterà il grande serpente Jörmungandr.

Lo sai che… anche «giovedì» ha un dio: in inglese Thursday è «il giorno di Thor».

La storia

Una mattina Thor si svegliò e non trovò il martello.

Poteva sembrare una cosa da poco. Ma il martello di Thor si chiamava Mjöllnir, ed era il tesoro più prezioso di Asgard. Quando lo lanciava, colpiva il bersaglio e poi tornava indietro, da solo, nella sua mano. Con quel martello Thor teneva lontani i giganti, che altrimenti sarebbero scesi nel mondo degli uomini a fare danni.

Thor si guardò intorno. Guardò sotto il letto. Guardò dentro l'armadio. Poi cominciò a urlare.

«Ascolta, Loki! Ascolta bene quello che ti dico: nessuno lo sa, né sulla terra né in cielo. Mi hanno rubato il martello!»

Il tuono rimbombò sulle montagne, e da quel momento lo seppe tutto Asgard.

Loki, il più furbo fra gli dèi, arrivò ancora assonnato. «Vediamo», disse. «Andiamo da Freyja. Lei ha un mantello di piume, e con quello si può volare.»

Andarono da lei, e Loki chiese: «Mi presti il tuo mantello? Devo cercare il martello di Thor».

«Te lo darei anche se fosse d'oro», rispose Freyja, «e te lo darei anche se fosse d'argento.»

Loki indossò il mantello. Le piume frusciarono e lui si alzò in volo, sopra i monti, sopra i mari, fino alla terra dei giganti. Lì, su un colle, sedeva il re dei giganti, Thrym, intento a intrecciare collari d'oro per i suoi cani.

«Che vuoi, Loki?» disse Thrym. «Come mai ti sei messo a volare?»

«Il martello di Thor è sparito», disse Loki. «Sapete chi l'ha preso?» chiese.

Il gigante sorrise.

«L'ho preso io. L'ho nascosto otto miglia sotto terra. Nessuno lo avrà indietro, a meno che io non possa avere come moglie Freyja.»

Loki tornò volando. Thor lo aspettava fuori, con la barba che gli tremava per l'ansia. «Notizie?»

«Cattive. E buone.» Loki raccontò tutto.

Andarono da Freyja. Thor, con la voce più dolce che gli riuscì, disse: «Mettiti il velo da sposa. Dobbiamo andare nella terra dei giganti.»

Freyja non rispose subito. Era così furiosa che tutta Asgard sussultò, e la sua collana, la splendida Brísingamen, si ruppe in due.

«Mi vedete tanto folle da seguirvi in una terra di giganti?» disse. «Non mi sposerò mai con un gigante!»

Gli dèi si riunirono in assemblea. Discussero a lungo. Alla fine parlò Heimdall, il guardiano, quello che sente crescere l'erba.

«Vestiamo Thor da sposa», disse. «Mettiamogli la collana Brísingamen. Appendiamogli le chiavi alla cintura. Un bel velo sul viso, un abito lungo fino ai piedi, i gioielli sul petto.»

Ci fu un silenzio assoluto.

«Gli dèi mi chiameranno donnicciola», ruggì Thor, «se mi vedranno vestito da sposa!»

«Taci, Thor», disse Loki. «Se non recuperi il martello, i giganti verranno a vivere ad Asgard.»

Thor ci pensò un po'. Poi brontolò, si lasciò vestire, e quando fu pronto, con il velo sul volto, la barba nascosta, le chiavi che tintinnavano, i gioielli sul petto e un abito che gli stava corto, Loki si morse il labbro per non ridere.

«Verrò con te», disse. «Farò la damigella.»

Così partirono. Thor viaggiava su un carro tirato da due capre, che la sera si potevano anche mangiare e il mattino dopo tornavano in vita, intere. Quel giorno correvano veloci, i monti fumavano, e la terra, sotto la corsa del carro, bruciava. Quando arrivarono nella terra dei giganti, Thrym li vide da lontano e si sfregò le mani.

«Alzatevi, giganti! Apparecchiate le panche! Sta arrivando Freyja, la mia sposa!»

Entrarono nella sala. Si sedettero ai posti d'onore. E il banchetto cominciò.

Fu lì che Thor mostrò quanto fosse difficile fingere di essere una fanciulla.

Davanti a lui avevano messo i piatti più belli. Thor mangiò un bue intero. Poi otto salmoni. Poi tutte le prelibatezze che erano riservate alle donne, e bevve tre barili di idromele, uno dopo l'altro, senza respirare.

Thrym lo guardò, sbigottito.

«Mai vidi una sposa mangiare così», disse. «Mai vidi una fanciulla bere tanto!»

Loki, vestito da damigella, si chinò piano. «Freyja non ha toccato cibo per otto notti», mormorò. «Dalla voglia di venire da voi.»

Il gigante si fece rosso di piacere. Si chinò per baciare la sposa, sollevò il velo, e fece un salto indietro.

«Perché gli occhi di Freyja sono così terribili?» balbettò. «Mi sembra che brucino!»

«Non dorme da otto notti», disse Loki, subito, senza perdere un battito. «Da quanto aveva voglia di vedervi.»

Allora arrivò la sorella di Thrym, una vecchia gigante dal naso a patata, che chiese: «Dammi il tuo anello d'oro, sposa, se vuoi la mia amicizia».

Thrym fece un cenno ai servi. «Portate il martello! Posatelo in grembo alla sposa e consacriamo le nozze!»

Fu quella la fine.

Quando Thor sentì il peso di Mjöllnir sulle ginocchia, il suo cuore rise. Allungò una mano, la richiuse intorno al manico, e il velo gli scivolò dal viso.

Il rumore del suo riso fece tremare la sala. Il martello fece il resto, e di quel banchetto non rimase in piedi nessun gigante.

Dicono che quel giorno nessun gigante abbia più osato avvicinarsi ad Asgard. Che l'assemblea degli dèi abbia riso per mesi, ricordando il carro, il velo, le chiavi, i tre barili. Perfino Freyja, a un certo punto, ne rise, anche se, al primo momento, non voleva sentir parlare di quella storia.

Ma Thor non ne parlava mai. E se qualcuno, durante una cena, nominava la parola «sposa», lui si faceva rosso fino alle orecchie, e cambiava discorso.

Anni dopo, al tramonto del mondo, Thor affronterà il grande serpente Jörmungandr, e quello sarà uno scontro serio, senza velo e senza scherzi, di cui il Nord canterà per secoli. Ma prima di allora, in una sala piena di giganti, c'era stato il giorno del banchetto.

Perché perfino un dio del tuono ha il suo orgoglio. E perfino un dio del tuono, a volte, deve vestirsi da sposa.

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  • Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music

Fonti

  • Snorri Sturluson, «Edda in prosa» (XIII secolo)
  • Edda poetica, «Þrymskviða»
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music