
Loki
Loki, in norreno antico
un po' paurosa
Loki è il personaggio più imprevedibile dei miti nordici. Figlio di giganti, vive tra gli dèi, e a volte li aiuta con la sua furbizia, a volte li mette nei guai. Sa cambiare forma: diventa salmone, mosca, cavalla, falco. Fu lui a procurare agli dèi molti dei loro tesori, compreso il martello di Thor, ma fu anche lui a causare la morte di Baldr, il dio più amato. Per questo gli dèi lo incatenarono in una grotta, dove resterà fino alla fine del mondo.
Lo sai che… è il padre di tre figli mostruosi: il lupo Fenrir, il serpente Jörmungandr e Hel, la signora dei morti.
La storia
Si dice che Loki fosse figlio di giganti. Eppure viveva fra gli dèi, a Asgard, e sedeva alla loro tavola.
Nessuno aveva mai capito perché lo avessero accolto. Era bello, e sapeva parlare. Era furbo, e sapeva sempre come cavarsela. Ma soprattutto era utile: più di una volta, con le sue trovate, aveva tirato gli dèi fuori da un guaio. E più di una volta, con i suoi scherzi, ce li aveva messi.
Sapeva cambiare forma. Poteva essere un salmone, una mosca, una cavalla, un falco. Ogni volta si trasformava del tutto, nel pelo e nelle piume e nello sguardo. Era il suo dono, e la sua condanna.
Una volta tagliò di nascosto i capelli di Sif, la moglie di Thor, mentre dormiva. Thor, quando si accorse dello scherzo, lo prese per il collo e lo costrinse a rimediare. Loki andò dai nani, che sapevano lavorare l'oro come nessuno, e si fece fare dei capelli d'oro vero, che crescevano da soli. Poi, già che c'era, scommise la propria testa con altri due nani, i fratelli Brokkr e Sindri: «Non sapete fare tesori più belli». I nani li fecero. Il più prezioso era un martello. Per vincere, Loki si trasformò in una mosca e punse Brokkr mentre lavorava, ma il martello venne bene lo stesso, con il manico un poco corto. Perse la scommessa. Il nano voleva la testa, e Loki rispose: «La testa è tua, ma il collo no». Così se la cavò con le labbra cucite per un po', e gli dèi si divertirono molto. Il martello andò a Thor.
Poi, un giorno, Loki fece qualcosa che nessuno gli perdonò.
Tutto cominciò con un sogno.
Baldr, il figlio di Odino, era il dio più amato di tutti. Era buono, bello, gentile, tanto che quando entrava in una sala sembrava che la sala si illuminasse. Una notte sognò di morire. Lo disse agli dèi, e gli dèi si spaventarono.
Sua madre Frigg decise di non lasciare niente al caso. Girò il mondo, e fece giurare a ogni cosa che non avrebbe fatto del male a suo figlio. Il fuoco giurò. L'acqua giurò. Il ferro, le pietre, gli alberi, le malattie, le bestie, i veleni. Tutti promisero.
Da quel giorno, gli dèi si divertivano a tirare cose addosso a Baldr, nelle assemblee, per gioco. Frecce, sassi, spade: tutto rimbalzava. Baldr rideva.
Loki li guardava da lontano. E non rideva.
Un pomeriggio si trasformò in una vecchia, bussò alla porta di Frigg, e le chiese con aria innocente: «Sei sicura che hanno giurato proprio tutti?»
Frigg sorrise. «Tutti, tranne un piccolo arbusto a occidente del Valhalla. Il vischio. Mi sembrava troppo giovane per chiedergli un giuramento.»
Loki ringraziò. Uscì. E andò a cercare il vischio.
Quella sera, durante un gioco, tutti gli dèi si radunarono attorno a Baldr. Tirarono, e tutto rimbalzava, e tutti ridevano. Solo Höðr, il fratello cieco, se ne stava da parte, senza armi, senza potersi unire.
Loki gli si avvicinò. «Perché non tiri anche tu?»
«Non ho nulla da lanciare», disse Höðr. «E non vedo dove sia.»
«Ti darò io qualcosa. E ti guiderò la mano.»
Gli mise in mano un ramo sottile di vischio. Höðr lo lanciò, dove Loki gli indicò.
Il ramo non rimbalzò.
Si udì un gemito. Poi un silenzio che non somigliava a nessun altro silenzio. Baldr era caduto, e non si rialzava.
Gli dèi non riuscivano a parlare. Non riuscivano nemmeno a muoversi. Nessuno poteva vendicarsi, perché il luogo dell'assemblea era santo e la pace lì non si rompeva. Si guardarono l'un l'altro, e tutti pensarono la stessa cosa.
Piansero tutti. Poi mandarono Hermóðr, il messaggero, a cavallo nel regno dei morti. Hel, la signora di quel regno, ascoltò la sua preghiera, e disse: «Se tutte le cose del mondo piangeranno Baldr, potrà tornare».
Gli dèi mandarono messaggeri in ogni angolo. E tutte le cose piansero: gli uomini, le bestie, le pietre, gli alberi. Tutte tranne una gigantessa, in una grotta, che disse: «Che Hel si tenga ciò che ha». Era Loki, travestito. Baldr non tornò.
Quando gli dèi capirono chi era stato, Loki scappò. Prima, però, ci fu ancora una festa, nella sala di Ægir, dove gli dèi erano riuniti a bere. Loki entrò senza invito e si mise a parlare, uno dopo l'altro, a ogni dio e a ogni dea, ricordando a ciascuno la cosa di cui si vergognava di più. Nessuno riusciva a farlo tacere. Alla fine arrivò Thor con il martello in pugno, e Loki, per una volta, se ne andò in silenzio.
Poi scappò davvero.
Fuggì sulle montagne, si costruì una casa con quattro porte, per poter vedere da ogni parte. Di giorno si trasformava in salmone e si nascondeva in una cascata. Intrecciò una rete per pescare, e quando lo vide arrivare Odino da lontano, la gettò nel fuoco. Ma gli dèi lessero i segni nella cenere, e ne fecero una uguale. Lo cercarono lungo il fiume. Loki saltò oltre le maglie e si nascose tra le pietre; saltò di nuovo, e lo afferrò Thor.
Lo trascinarono in una grotta. Lo legarono su tre pietre, con catene che erano state le viscere di suo figlio Narfi e che nelle loro mani diventarono ferro. Sopra la testa gli misero un serpente, che gocciolava il suo veleno.
Sigyn, sua moglie, gli rimase accanto. Con una ciotola raccoglieva le gocce, ma quando la ciotola era piena doveva andare a vuotarla, e in quel momento il veleno cadeva sul volto di Loki. Allora lui si scuoteva, e la terra tremava, e gli uomini la chiamavano terremoto.
Dicono che resterà lì fino alla fine del mondo. Loki aveva avuto tre figli mostruosi dalla gigantessa Angrboða: il lupo Fenrir, il serpente Jörmungandr e Hel, la signora dei morti. Gli dèi li avevano allontanati tutti e tre, a ognuno un posto lontano da Asgard.
Quel giorno si romperanno le sue catene. Verrà fuori. E combatterà dalla parte dei giganti e dei lupi.
Fino ad allora, in una grotta del Nord, qualcuno aspetta nel buio, con il veleno che gocciola e una donna che non se ne va. Era partito con uno scherzo, come sempre. Solo che, questa volta, a nessuno veniva da ridere.
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Fonti
- Snorri Sturluson, «Edda in prosa», «Gylfaginning»
- Edda poetica, «Lokasenna»
