
Freyja
Freyja, «la signora»
per niente paurosa
Freyja è la dea dell'amore, della bellezza e della magia, ed è anche una guerriera. Viaggia su un carro trainato da due gatti e possiede un mantello di piume di falco che le permette di volare. Ha una collana meravigliosa, il Brísingamen. Metà dei guerrieri caduti in battaglia vanno nella sua sala, l'altra metà nel Valhalla di Odino. Quando il suo sposo partì per un lungo viaggio, Freyja lo cercò in tutto il mondo piangendo lacrime d'oro.
Lo sai che… in molte lingue del Nord il venerdì, in inglese Friday, è legato al nome di Freyja o della dea Frigg.
La storia
Freyja viveva in una sala che si chiamava Sessrúmnir, a Fólkvangr, e nessuno aveva mai capito quanti posti ci fossero. Erano tanti, perché ogni volta che in una battaglia morivano dei guerrieri, la metà veniva da lei. L'altra metà andava da Odino, nel Valhalla.
Per spostarsi non usava cavalli. Usava un carro, trainato da due gatti grandi come cani, che non si lasciavano mai comandare e a cui lei dava sempre ragione. Aveva una collana, il Brísingamen, che brillava anche al buio. Aveva un mantello di piume di falco: chi lo indossava poteva volare. E aveva un marito, Óðr, che un giorno partì per un lungo viaggio e non tornò. Freyja lo cercò per tutto il mondo, e piangeva, e le sue lacrime, appena toccavano terra, diventavano oro.
Questa è la storia di un giorno in cui, per fortuna, non piangeva affatto.
Un mattino, ad Asgard, il dio Thor si svegliò e allungò la mano. Il suo martello non c'era più. Lo cercò sotto il letto, dietro la porta, nella stalla, e a ogni posto vuoto la barba gli diventava più rossa e gli occhi più grandi.
«Ascoltami,» disse a Loki, che passava di là con l'aria di chi non c'entra niente. «Qualcuno mi ha rubato il martello. Nessuno lo sa, ancora. Ma se i giganti lo scoprono, domani saranno già alle porte.»
Loki sapeva sempre dove andare a cercare i guai. «Va bene,» disse. «Ma mi serve qualcosa per volare.»
Andarono da Freyja. Lei li ascoltò dal carro, con i gatti che si leccavano le zampe, e non ci pensò due volte. «Prendetelo,» disse, e sfilò il mantello. «Lo darei anche se fosse d'oro, e lo presterei anche se fosse d'argento.»
Loki indossò le piume, che frusciarono come grandine, e volò via verso la terra dei giganti.
Lì c'era un gigante di nome Þrymr, seduto sopra un tumulo, che intrecciava guinzagli d'oro per i suoi cani e pettinava le criniere dei suoi cavalli. Appena vide Loki, non si alzò nemmeno.
«Come vanno le cose tra gli dèi? E tra gli elfi? Perché sei qui da solo, in terra di giganti?»
«Le cose vanno male,» rispose Loki. «Hai nascosto tu il martello di Thor?»
«L'ho nascosto io,» disse Þrymr, soddisfatto. «Otto leghe sotto la terra. Nessuno lo riavrà, se non mi porteranno Freyja come sposa.»
Loki volò indietro, con le piume che battevano all'impazzata. Thor lo aspettava sulla soglia.
«Allora?»
«Þrymr ha il martello, e lo restituirà a una sola condizione.»
«Quale?»
Loki glielo disse. Poi, per prudenza, si allontanò di due passi.
Andarono tutti da Freyja. «Mettiti l'abito da sposa,» le dissero. «Ti accompagneremo nella terra dei giganti.»
Freyja non rispose subito. Si alzò in piedi. Prese un respiro lunghissimo. E poi soffiò dal naso con una furia tale che tutte le sale degli dèi tremarono, le panche si spostarono, e la collana che portava al collo, il Brísingamen, si spezzò e rimbalzò sul pavimento.
«Se vengo con voi nella terra dei giganti,» disse, «mi guarderanno tutti come la più sciocca delle dee.»
Gli dèi si riunirono in assemblea. Ne parlarono a lungo, in tanti, a voce sempre più alta, senza arrivare a niente. Finché Heimdall, il guardiano, quello che vede lontano e sente crescere l'erba, disse la frase che nessuno voleva sentire:
«Vestiamo Thor da sposa.»
Ci fu un silenzio.
«Mettiamogli il Brísingamen al collo,» continuò Heimdall, imperturbabile. «Le chiavi di casa alla cintura, come si usa. Un abito lungo fino ai piedi, e un velo sul viso.»
«Mai,» disse Thor. «Gli dèi mi prenderebbero in giro per sempre.»
«Zitto, Thor,» disse Loki. «Se non lo fai, i giganti si installeranno ad Asgard. E poi, io verrò con te, vestito da damigella.»
Così fu. Thor indossò la lunga veste, e il velo, e la collana di Freyja, che gli stava a malapena al collo, e sotto il velo la barba rossa fece capolino da tutte le parti. Loki, accanto a lui, si aggiustò una cuffietta e fece un inchino.
Partirono su un carro tirato da capre, e tutta la strada tremò, e le montagne presero fuoco.
Þrymr li aspettava con una gioia da bambino. «Alzatevi, giganti! Ecco Freyja! Mettete le panche, stendete i tappeti. Ho vacche con le corna d'oro, buoi neri, tesori in quantità. Mi manca soltanto lei.»
La sera, al banchetto, Thor mangiò un bue intero. Mangiò otto salmoni. Mangiò tutti i dolci che erano preparati per le signore. Bevette tre barili d'idromele e chiese ancora da bere.
Þrymr si stropicciò gli occhi. «Mai visto una sposa mangiare così,» disse. «E mai ne ho vista una bere tanto.»
Loki, seduto al suo fianco, sorrise con gentilezza. «Ma certo, signore. Freyja non mangia da otto notti, tanto aveva voglia di arrivare nella terra dei giganti.»
Þrymr si chinò sotto il velo per baciare la sposa, e subito saltò indietro fino in fondo alla sala.
«Perché gli occhi di Freyja sono così terribili? Sembra che le bruci il fuoco!»
«Poverina,» disse Loki con voce dolcissima. «Non dorme da otto notti. Aveva troppa voglia di arrivare.»
Þrymr si fidò. Era, per quanto gigante, un innamorato. Ordinò: «Portate il martello, per consacrare la sposa. Posatelo sulle sue ginocchia. Che Vár, la dea dei giuramenti, ci unisca con la sua mano.»
Gli portarono il martello. Lo posarono in grembo alla sposa.
Sotto il velo, Thor rise nel cuore. Si strappò il velo di dosso, afferrò il manico del martello, e da quel momento nella sala nessuno ebbe più voglia di banchettare né di fare scherzi. I giganti, quel giorno, capirono perché è meglio non rubare le cose di un dio.
Poi Thor e Loki tornarono ad Asgard. Freyja li aspettava sul carro. Il mantello di piume era stato riportato con cura. Il Brísingamen, che qualcuno aveva rimesso insieme, era di nuovo al suo collo.
«Come è andata?» chiese.
Thor si tolse il velo, e non rispose. Loki si guardò le unghie.
«Un po' stretta, la tua collana,» disse alla fine Thor.
I gatti, per la prima volta, fecero le fusa.
Parenti nel mondo
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Fonti
- Snorri Sturluson, «Edda in prosa», «Gylfaginning»
