
Frigg
Frigg, in norreno
per niente paurosa
Frigg è la moglie di Odino e la regina degli dèi. Sa tutto ciò che accadrà, ma non lo dice a nessuno. La sua storia più famosa è quella del figlio Baldr: quando lui cominciò a sognare la propria morte, Frigg girò il mondo e fece promettere a ogni cosa, al fuoco, all'acqua, alle pietre, agli animali e alle piante, di non fargli del male. Soltanto a una pianticella non chiese il giuramento, perché le sembrava troppo giovane: il vischio.
Lo sai che… secondo Snorri tra le sue serve ci sono Hlín e Fulla, che la servono.
La storia
Frigg sapeva i destini di tutti, e non ne diceva mai nessuno.
Quando le chiedevano cosa sarebbe successo, Frigg guardava lontano, nella direzione in cui non c'era niente, e parlava d'altro. Aveva una sala che si chiamava Fensalir, la casa delle paludi. Vicino a lei stavano due ancelle: Fulla, che le portava le scarpe e il cofanetto e conosceva i suoi segreti, e Hlín, a cui Frigg affidava le persone che voleva tenere al sicuro.
Il suo figlio più amato era Baldr. Era il più bello di tutti, ma non era questo. Era che, quando entrava in una stanza, la stanza sembrava più grande.
Una mattina Baldr la trovò seduta alla finestra, e si sedette per terra, ai suoi piedi, come faceva da piccolo.
«Madre, ho fatto dei sogni.»
Frigg non si mosse.
«Brutti?»
«Pesanti. Sembravano parlare della mia vita. Non so spiegarmi meglio.»
Lei gli passò una mano tra i capelli. E in quel momento, forse, vide qualcosa. O forse no. Nessuno lo seppe mai.
Quando gli dèi si riunirono in consiglio e decisero che bisognava proteggere Baldr da ogni pericolo, Frigg si alzò per prima.
«Lo farò io.»
Partì quel giorno stesso. Cominciò dal fuoco, e il fuoco giurò, con le fiamme basse, di non fargli del male. Poi fu la volta dell'acqua, che si fermò per un attimo nel fiume e promise. Poi il ferro e tutti i metalli, che dissero di sì con un suono di campane. Le pietre. La terra. Gli alberi, uno per uno, e le foglie si fermarono nel vento. Le malattie, che giurarono di passare oltre. Le bestie, gli uccelli, il veleno, i serpenti.
Ci mise molto tempo. A ogni giuramento, Frigg sentiva il petto farsi più leggero. Ogni cosa del mondo, pensava, adesso è in debito con lui.
Tornò a Fensalir con i piedi stanchi e il cuore tranquillo.
Il giorno dopo gli dèi, all'assemblea, scoprirono un gioco. Baldr si metteva in mezzo al cerchio, e gli altri tiravano. Chi scagliava frecce, chi lanciava pietre, chi colpiva con l'ascia o con la spada. Ogni cosa, appena lo sfiorava, si fermava e cadeva a terra. Baldr sorrideva, con le braccia aperte. Gli dèi ridevano come bambini, e tirare a Baldr sembrava loro quasi un onore.
Solo Loki non rideva.
Sotto le sembianze di una donna anziana, con un bastone e un fazzoletto in testa, Loki si presentò a Fensalir. Frigg la accolse, perché si accoglie chi bussa.
«Sai cosa fanno gli dèi, giù all'assemblea?» chiese Frigg, piena di quel buonumore che dura ancora un po' dopo una grande fatica.
«Lanciano cose contro Baldr,» rispose la vecchia. «Tutti. Nessuno gli fa niente.»
«Naturalmente. Né le armi né gli alberi possono fargli male. Ho fatto giurare ogni cosa.»
La donna restò un poco in silenzio. Il bastone batté piano sul pavimento.
«Davvero ogni cosa ha giurato?»
Frigg non ebbe nessuna ragione di dubitare. Era soltanto stanca, e fiera.
«C'è un germoglio a ovest del Valhalla,» disse. «Si chiama vischio. Mi sembrava troppo giovane per chiedergli un giuramento.»
La vecchia annuì.
«Un germoglio,» ripeté. «È giusto. Non fa male a nessuno.»
Poi si alzò, ringraziò per l'ospitalità e se ne andò, e il suo bastone non fece nemmeno rumore.
Frigg rimase alla finestra. Per un po' le giunsero le voci lontane dell'assemblea, gli applausi, le risate. Poi quelle voci cominciarono a diventare più rade. Un'ultima risata si spense a metà. Poi più niente.
Non c'è un silenzio come quello. Non è il silenzio della notte, che ha dentro il respiro di chi dorme. È un silenzio che è appena caduto, che pesa ancora, e che ha in mezzo un buco con la forma di una persona.
Hlín arrivò correndo, senza fiato, con i capelli sciolti.
«Signora.»
«Lo so,» disse Frigg.
Lo sapeva già, da un attimo o da sempre.
Baldr era morto. Un dio cieco, Höðr, aveva scagliato un rametto di vischio, guidato da una mano che non era la sua. Il germoglio, quello troppo piccolo per essere interrogato, aveva attraversato il cerchio. Gli dèi lo guardarono cadere, e nessuno trovò la voce.
Frigg non pianse subito. Scese all'assemblea, camminando dritta, e guardò suo figlio disteso per terra. Poi si voltò verso gli altri.
«Chi di voi,» disse, «vuole guadagnarsi per sempre il mio affetto e la mia riconoscenza? Chi cavalcherà fino a Hel, a cercare Baldr, a offrire un riscatto?»
Fu Hermóðr, un altro dei figli di Odino, a dire di sì. Partì il giorno dopo su Sleipnir, il cavallo del padre, e Frigg lo guardò andare finché ci fu qualcosa da guardare.
Poi cominciò ad aspettare. Hermóðr cavalcò per nove notti fino al regno di Hel, e alla fine tornò, con il cavallo schiumante, e raccontò quello che aveva trovato: Baldr seduto nel posto d'onore, nella sala di Hel, con sua moglie Nanna accanto. Hel aveva detto che l'avrebbe lasciato andare, ma a una sola condizione: che ogni cosa al mondo, viva e morta, piangesse per lui.
«Piangerà,» disse Frigg. «Tutto il mondo lo amava.»
Hermóðr aveva portato anche dei doni. Baldr mandava un anello a Odino. Nanna mandava a Frigg una veste di lino, e un anello d'oro a Fulla. Frigg la tenne in mano a lungo, quella stoffa, come se avesse ancora addosso un po' del calore di chi l'aveva toccata.
Gli dèi mandarono messaggeri in tutto il mondo. E tutto il mondo pianse: gli uomini, le bestie, la terra, le pietre, gli alberi e i metalli, proprio come si vede fare a ogni cosa quando passa dal gelo al caldo e comincia a gocciolare. Frigg ascoltava quel pianto salire da ogni parte, e per la prima volta dopo tanti giorni cominciò a sperare.
In una caverna i messaggeri trovarono una gigantessa di nome Þökk. Le chiesero di piangere. Lei rispose: «Con lacrime asciutte piangerò la pira di Baldr. Che Hel si tenga quello che ha.»
Una sola. Su tutto il mondo, una sola cosa si era rifiutata.
Frigg tornò a Fensalir, e lì, finalmente, pianse.
Pianse a lungo, e non soltanto per Baldr. Frigg conosceva i destini, e sapeva che quello non sarebbe stato l'ultimo dolore: ce ne sarebbe stato un altro, quando Odino, suo marito, sarebbe uscito dalla sala per l'ultima battaglia, contro il lupo, alla fine del mondo.
Nessuno glielo aveva detto. E lei, come sempre, non lo disse a nessuno.
Parenti nel mondo
Ascolta / Leggi anche
- Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music
Fonti
- Snorri Sturluson, «Edda in prosa», «Gylfaginning»
