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Atlante dei Miti 0/300
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Un ponte con i colori dell'arcobaleno che sale dalle montagne fino a una fortezza dorata tra le nuvole

la casa degli dèiil cielo dei miti nordici · mitologia norrena

Asgard e il ponte Bifröst

Ásgarðr e Bifröst, in norreno

per niente paurosa

Asgard era la fortezza degli Asi, gli dèi nordici, piena di sale d'oro: tra queste il Valhalla di Odino. Un giorno un costruttore sconosciuto promise di alzarle intorno un muro altissimo in un solo inverno, chiedendo in cambio la dea Freyja, il sole e la luna. Lavorava con un cavallo fortissimo, e stava per farcela; allora Loki, trasformato in cavalla, distrasse il cavallo e il costruttore non riuscì a finire in tempo. Ad Asgard si arriva da Bifröst, un ponte arcobaleno: il rosso che vediamo, diceva Snorri, è fuoco che brucia.

Lo sai che… secondo l'Edda il ponte Bifröst crollerà durante il Ragnarök, quando i giganti del fuoco ci passeranno sopra.

La storia

Dopo un temporale, a volte, il cielo si apre e compare un ponte colorato. Noi lo chiamiamo arcobaleno. I popoli del Nord lo chiamavano Bifröst, e sapevano che non era un gioco di luce. Era una strada. L'unica che portasse dalla terra degli uomini ad Asgard, la fortezza degli dèi.

Ad Asgard le sale erano d'oro. La più famosa era quella di Odino, il Valhalla, che si riconosceva da lontano: le travi erano lance, il tetto era fatto di scudi, e le panche erano coperte di corazze. Ma intorno a tutto questo non c'era un muro. Per un po' gli dèi vissero così, nel cielo, e nessuno dei giganti era mai arrivato a disturbarli.

Poi, un giorno, arrivò uno sconosciuto.

Si presentò come un costruttore, e disse che sapeva come difendere Asgard. «Posso alzarvi un muro», disse, «così alto e così solido che nessun gigante della montagna e nessun gigante del gelo riuscirà a passare. Ma voglio un compenso.»

«Quale?» chiese Odino.

«Voglio Freyja per moglie. E poi il sole e la luna.»

Gli dèi si guardarono. Freyja era una di loro, la dea più amata, e il sole e la luna erano la luce del mondo. Ci fu un lungo silenzio, e tutti capirono che il prezzo era troppo alto. Ma capirono anche che il muro non sarebbe mai stato costruito da nessun altro.

Fu Loki, che era un astuto e parlava sempre troppo, a trovare la soluzione. «Rispondiamogli di sì», disse, «ma con una condizione. Che finisca tutto in un solo inverno. Se il primo giorno d'estate manca anche un solo sasso, non riceverà niente. E che faccia da solo, senza aiuto.»

Lo straniero rifletté un poco. «Sono d'accordo», disse. «Chiedo soltanto di poter usare il mio cavallo.»

Loki convinse gli dèi ad acconsentire, e giurarono tutti, con parole solenni.

Il lavoro cominciò il primo giorno d'inverno. Il cavallo si chiamava Svaðilfari, ed era un animale come non se ne erano mai visti: trascinava massi grossi come case, di notte, nel gelo, senza fermarsi mai. Di giorno il costruttore li metteva uno sopra l'altro. Gli dèi guardavano dalle sale, e a ogni alba il muro era più alto di quanto avessero sperato.

Di notte, da Asgard, si sentiva il rumore dei massi che strisciavano sulla neve, e il respiro del cavallo che fumava nel buio. Nessuno parlava più della cosa. Gli dèi avevano cominciato a evitarsi negli ultimi giorni, e a Freyja nessuno riusciva a guardarla negli occhi.

Mancavano tre giorni all'estate quando la costruzione fu quasi finita. Restava soltanto la porta.

Gli dèi si riunirono nelle sedi del giudizio, e i volti erano tutti scuri. «Chi ha avuto la bella idea», chiesero, «di promettere Freyja a un gigante, e di lasciar sparire in un buco il sole e la luna?»

Tutti sapevano chi.

«Loki», dissero. «Sei stato tu. E se non trovi il modo di impedire che quest'uomo ci riesca, ti uccidiamo.»

Loki giurò che l'avrebbe trovato. Aveva la faccia di chi sta davvero pensando, e per una volta non sorrideva. Si ritirò da solo, lontano dalle sale, e passò il giorno a guardare il bosco ai piedi delle mura, come se contasse gli alberi.

Quella notte il costruttore uscì come sempre con il cavallo, per portare l'ultima pietra. Dal bosco, a un tratto, saltò fuori una cavalla. Era bella, con la criniera lucida, e nitriva piano, come se lo chiamasse.

Svaðilfari si fermò. Poi, di colpo, spezzò le redini e corse nel bosco, dietro di lei. La cavalla galoppava più veloce e lo portava sempre più lontano, fra gli alberi, e il costruttore li inseguì, gridando, per tutta la notte. Quando il sole sorse, il cavallo non era tornato. Il lavoro, quella notte, non si era fatto.

Il costruttore capì di essere stato ingannato. Era furioso, e nella furia si vide com'era davvero: un gigante, alto quanto una montagna. Gli dèi non ebbero più bisogno di ricordarsi dei giuramenti. Chiamarono Thor, che era stato lontano, a oriente, a combattere i troll, e che tornò di corsa. Il suo martello fece il resto. Il gigante non vide mai l'estate.

Quanto a Loki, per un po' non si fece vedere. Poi tornò, e in braccio non aveva un cavallo: aveva un puledro grigio. Aveva otto zampe. Era il figlio di Svaðilfari, nato da una cavalla che era stata Loki. Si chiamava Sleipnir, e Odino lo prese per sé: fu il cavallo più veloce fra gli dèi e fra gli uomini.

Il muro non venne mai finito.

Il muro intorno ad Asgard era quasi finito, e intorno all'ultimo tratto, dove doveva esserci la porta, rimase un'apertura fra le pietre. Nessun gigante riuscì mai a entrare da lì, perché gli dèi avevano qualcuno che vegliava per loro.

Si chiamava Heimdall, e viveva in cima al ponte, dove il ponte tocca il cielo. Dormiva meno di un uccello. Vedeva a una distanza di cento leghe, di giorno e di notte. Sentiva crescere l'erba sulla terra e la lana sul dorso delle pecore. Aveva un corno, il Gjallarhorn, e se qualcuno si fosse avvicinato davvero, bastava un soffio per svegliare i mondi.

Il rosso che si vede sul ponte, dicevano i vecchi, non è un colore: è fuoco. Brucia sempre. Per questo i giganti non possono salire in cielo anche se vorrebbero, e per questo perfino Thor, ogni giorno, per andare dal suo posto alle riunioni degli dèi, preferisce attraversare a guado dei fiumi, piuttosto che mettere un piede sul ponte.

Ma il ponte non durerà per sempre. Quando verrà l'ultima battaglia, i figli di Muspell, i giganti del fuoco, cavalcheranno nel cielo e passeranno sopra Bifröst, e sotto di loro il ponte si spezzerà. Heimdall soffierà nel corno.

Fino a quel giorno l'arcobaleno brucia e Heimdall veglia. E ad Asgard resta quel varco senza battenti, che nessuno ha mai chiuso.

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  • Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music

Fonti

  • Snorri Sturluson, «Edda in prosa», Gylfaginning (circa 1220)
  • «Edda poetica», Grímnismál
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music