
La Bella 'Mbriana
forse da «meridiana», la luce di mezzogiorno
per niente paurosa
È lo spirito buono della casa: una bella signora che appare per un attimo, di solito vicino alla finestra nelle ore calde del pomeriggio, oppure come un geco sul muro. Porta pace e fortuna alla famiglia, ma è permalosa: per questo la si saluta entrando in casa e non si dice mai ad alta voce di voler traslocare. In alcune case si lascia una sedia libera per lei. Una leggenda dice che fosse una principessa smarrita, e che il re chiese a tutti di accoglierla con gentilezza.
Lo sai che… il geco in casa, a Napoli, non si scaccia: potrebbe essere lei.
La storia
A Napoli c'è un'ora del giorno in cui il tempo sembra fermarsi.
È dopo pranzo, quando il sole sta alto, le strade si svuotano e gli scuri si socchiudono. I napoletani la chiamano la controra. Fa troppo caldo per uscire, e troppo silenzio per dormire. Dentro le case l'aria è ferma, i rumori della strada arrivano attutiti, e in cucina un orologio fa tic tac come se fosse l'unico sveglio.
È in quell'ora che, dicono, si fa vedere lei.
Non la si vede davvero. Se sei in casa, magari seduto in salotto con un bicchiere d'acqua, può capitare che una tenda si muova. Non c'è vento. Le finestre sono chiuse. Eppure la stoffa ondeggia piano, come sfiorata da una mano. E per un attimo ti sembra di aver visto un'ombra, in un angolo, la sagoma di una donna.
Poi più niente.
Se ti volti troppo in fretta, se la guardi con troppa insistenza, lei si nasconde. Dicono che si trasformi in un geco, una piccola lucertola grigia che corre sul muro e sparisce dietro un quadro. Per questo, a Napoli, quando c'è un geco in casa, nessuno lo scaccia. Si dice che porti fortuna.
Si chiama la Bella 'Mbriana.
Il nome, secondo gli studiosi, viene da «meridiana», la linea del mezzogiorno, l'ora più luminosa. O forse viene da «umbra», l'ombra. In ogni caso, è un'ombra che arriva con il sole alto.
Le storie sulla sua origine sono più d'una. La più bella, e la più triste, è questa.
Dicono che tanto tempo fa, in una città che doveva essere Napoli, vivesse una principessa bellissima. Un giorno si innamorò di qualcuno, e quel qualcuno la lasciò, o fu portato via, o morì: ognuno lo racconta a modo suo. La principessa, che era giovane e non conosceva il dolore, ne impazzì.
Cominciò a vagare per la città come un'ombra. Di strada in strada, di vicolo in vicolo, senza sapere dove andare. Aveva freddo anche d'estate. E nessuno sapeva come aiutarla.
Il re, suo padre, era disperato. Non poteva ordinare a nessuno di accogliere sua figlia: non si può comandare la gentilezza. Così fece una cosa più saggia. Mandò a dire, in segreto, che chiunque avesse aperto la porta della sua casa alla principessa, e le avesse dato un posto dove riposare, sarebbe stato ricompensato.
La gente aprì le porte. Una famiglia, poi un'altra, poi cento. E la principessa passava da una casa all'altra, si sedeva un momento, restava un'ora. Chi la ospitava non sapeva mai quando sarebbe tornata. Ma da quando era passata, in quella casa c'era più pace, più luce, come se qualcosa di caldo si fosse fermato lì.
Così, dicono, nacque l'abitudine di considerare la Bella 'Mbriana la protettrice delle case. Quando la principessa non ci fu più, restò il suo ricordo: un'ombra gentile, che passa a farti compagnia.
E come ci si comporta con una ospite così?
Con rispetto. E la prima regola è semplice: salutarla. Quando si entra in casa, soprattutto al tramonto, si dice a mezza voce: «Buonasera, Bella 'Mbriana». In passato lo dicevano tutti, anche i più sbrigativi. Non costa niente. E si dice che il saluto sia il modo migliore per tenerla di buon umore.
La seconda regola è tenere la casa in ordine. La Bella 'Mbriana ama la pulizia. Se trova polvere ovunque, piatti sporchi, letti disfatti, si offende. E una Bella 'Mbriana offesa non è una cosa da augurare a nessuno: porta sfortuna, e nei racconti più antichi, anche lutti.
In alcune case si fa anche di più. Si lascia una sedia libera, o si mette un posto in più a tavola, nelle famiglie più devote. Non è per essere strani. È un modo di dire: qui c'è posto anche per te.
Un'altra regola, più curiosa, riguarda i traslochi e i lavori. Dicono che non vada spaventata. Per questo, quando si deve cambiare casa o rifare le stanze, i napoletani più prudenti ne parlano con cautela, fuori dalle mura, e senza lamentarsi di ciò che c'è. Perché una casa che si sente criticare può restarci male.
Secondo alcuni, già nel Seicento Giambattista Basile, che raccolse le fiabe napoletane, la descrisse come una fata buona, una specie di Munaciello femmina. Il Munaciello è il piccolo monaco dispettoso. Lui fa i dispetti, lei porta la pace. Due spiriti per ogni casa: uno per tenerti sveglio, l'altro per farti dormire tranquillo.
Così, la prossima volta che sei a Napoli, in un pomeriggio di piena estate, e vedi muoversi una tenda senza vento, non avere paura. Sorridi. E dillo piano, come si dice a una vecchia amica:
«Buonasera, Bella 'Mbriana.»
Parenti nel mondo
Nei percorsi
Ascolta / Leggi anche
- Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music
- Le parole del dialetto: napoletanoNonnese, il dizionario dei dialetti italiani
Fonti
- Napolike, «La Bella 'Mbriana: lo spirito protettore delle case napoletane»
- Giuseppe Pitrè, «Curiosità popolari tradizionali», voll. 7-9, Palermo, L. Pedone Lauriel (1890)
