
Finn McCool e il Selciato del Gigante
Fionn mac Cumhaill
per niente paurosa
Finn McCool è il grande eroe irlandese che, da ragazzo, ottenne tutta la saggezza del mondo assaggiando un salmone magico. Nelle storie popolari moderne è diventato un gigante. Si racconta che costruì un sentiero di pietre attraverso il mare per andare a sfidare un gigante scozzese. Ma quando lo vide da vicino capì che era molto più grosso di lui, e scappò a casa. Sua moglie lo vestì da neonato e lo mise in una culla: il gigante scozzese, vedendo quanto era grande il «bambino», pensò a quanto doveva essere enorme il padre e fuggì via, distruggendo il sentiero.
Lo sai che… il Selciato del Gigante esiste: sono circa 40.000 colonne di basalto a sei lati, nate dal raffreddamento della lava 50-60 milioni di anni fa.
La storia
Prima di essere un gigante, Finn era un ragazzo con un pollice scottato.
Succedeva molto tempo fa, in Irlanda, sulle rive del fiume Boyne. Un vecchio poeta di nome Finnéces aspettava da sette anni un solo pesce: un salmone che, secondo le storie, aveva mangiato nocciole cadute da un albero di sapienza. Chi ne assaggiava la carne sapeva tutto. Alla fine il salmone abboccò, e il poeta lo diede da cucinare al suo giovane aiutante, che allora si chiamava Demne.
«Cuocilo, ma non mangiarne neanche un boccone», disse.
Il ragazzo girò il pesce sul fuoco con la massima attenzione. Ma una bolla di grasso si gonfiò sulla pelle, e lui la schiacciò col pollice. Ahi! Si mise il dito in bocca per il bruciore. In quel momento la saggezza del mondo gli entrò in testa tutta insieme.
Il poeta lo guardò e capì. Da quel giorno il ragazzo si chiamò Finn, e ogni volta che aveva bisogno di sapere qualcosa gli bastava succhiarsi il pollice.
Passarono gli anni, Finn diventò capo di una banda di guerrieri, e la gente cominciò a raccontare che fosse grande come una collina. Così, un giorno, nei racconti, diventò davvero un gigante. Abitava sulla costa settentrionale dell'Irlanda con sua moglie Oonagh, e a lui bastava un passo per scavalcare un fiume.
Una sera, mentre il sole tramontava sul mare, Finn guardò verso la Scozia. Laggiù, oltre l'acqua grigia, viveva un altro gigante. Si chiamava Benandonner, e si diceva che avesse braccia come tronchi e una voce che faceva cadere i nidi dagli alberi.
«Quel Benandonner ha una fama troppo grande», borbottò Finn. «Qualcuno deve spiegargli chi comanda da questa parte del mare.»
«Qualcuno», disse Oonagh, senza alzare gli occhi dal telaio. «E chi sarebbe?»
«Io.»
«Ah.»
Finn staccò dalla scogliera una manciata di colonne di roccia e le piantò nel mare, una accanto all'altra, tutte a sei lati, tutte lisce e precise, come un pavimento posato da un muratore con la squadra. Pose un blocco, poi un altro, poi un altro ancora, e la strada si allungò sull'acqua verso la Scozia.
Quando ebbe finito attraversò il mare a grandi passi. Le onde gli schizzavano le ginocchia, i gabbiani gli giravano intorno gridando come per avvertirlo, e a metà strada Finn si accorse di avere i piedi più freddi del coraggio. Andò avanti lo stesso. Dopo un po' vide la costa, vide una casa, e davanti alla casa vide Benandonner che dormiva disteso sull'erba.
Finn si fermò.
Non aveva mai visto un uomo così. Quello non era grande come una collina: era grande come due. Il suo russare faceva ondeggiare l'erba a dieci passi di distanza, e una mano, appoggiata sul prato, era larga come la vela di una barca.
Finn si portò il pollice alla bocca. Succhiò. Aspettò che la saggezza del mondo gli dicesse qualcosa di utile.
Il pollice gli suggerì una cosa sola: scappa.
Finn tornò indietro. Non l'aveva mai fatto così in fretta.
«Torna lui», ansimò, arrivando in cucina. «Mi ha visto. Mi sta dietro. Oonagh, è grande il doppio di me.»
Oonagh posò il lavoro. Era l'unica persona, in tutta l'Irlanda, a cui il pollice non serviva, perché aveva già la testa che ci voleva.
«Dammi la camicia da notte più grande e infilati in quella culla», disse.
«Quale culla?»
«Quella che ho fatto fare per tuo figlio che non c'è.»
«E se mi riconosce?»
«Con quel cappello? Sembri il bambino più bello d'Irlanda.»
Finn obbedì. Nel giro di un minuto era steso nella culla, con un cappello da notte in testa e un sonaglio in mano. Intanto Oonagh impastava focacce. In molte di queste, dentro, nascose una piastra di ferro da cucina. Sembravano pane tenero, e dentro c'era il ferro.
Fuori il suolo cominciò a tremare. Un passo. Un altro passo. Alla porta bussò un pugno grosso come un barile.
«Dov'è Finn McCool?» tuonò una voce.
Oonagh aprì con un sorriso tranquillo. «Oh, è uscito a caccia, sarà via fino a domani. Ma si accomodi, la prego, deve essere stanco. Le offro una focaccia?»
Benandonner entrò chinandosi sotto la porta. Prese una focaccia, la morse con tutta la bocca, e...
Crac.
Si tenne la mascella con le due mani. «Che pane è?»
«Pane normale», disse Oonagh. «Il solito. Il bambino lo mangia ogni giorno. Vuole provare con quest'altra?»
Benandonner provò con un'altra. Crac. Un dente si staccò e rotolò sul pavimento.
Allora si accorse della culla. Dentro, un bambino enorme, rosso in faccia, con il cappello da notte storto, stava mangiando una focaccia dopo l'altra, senza nemmeno masticare. Il bambino era enorme, ma di certo non sapeva ancora parlare.
Benandonner guardò il bambino. Poi guardò Oonagh. Poi guardò la porta, e pensò una cosa molto semplice: se il figlio è così, il padre com'è?
«Il pane è ottimo», mormorò. «Ma ho dimenticato una cosa a casa.»
Uscì dalla porta, senza voltarsi. Quando fu sul sentiero di pietra cominciò a correre, e per paura che il padre di quel bambino gli stesse alle calcagna, strappò via blocco dopo blocco la strada che si lasciava alle spalle, e la gettò nell'acqua.
Finn, dalla culla, lo sentì andar via. Aspettò un attimo. Poi mise fuori la testa.
«Se n'è andato?»
«Se n'è andato», disse Oonagh. «Puoi anche togliere il cappello.»
Si dice che il sentiero di Finn sia rimasto a pezzi, mezzo sott'acqua, mezzo sulla riva. Il pezzo che si vede ancora oggi è il Selciato del Gigante, in Irlanda del Nord: circa quarantamila colonne di basalto, quasi tutte a sei lati, nate dal raffreddarsi della lava milioni di anni fa. Dall'altra parte del mare, sull'isola scozzese di Staffa, ci sono colonne simili.
Quanto a Finn, dicono che da allora, quando gli serviva un'idea buona, prima di succhiare il pollice chiedesse sempre il parere di sua moglie.
Nei percorsi
Ascolta / Leggi anche
- Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music
Fonti
- «Macgnímartha Finn», Le gesta giovanili di Finn (XII secolo)
- National Trust, «Giant's Causeway»
