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Una grande statua di pietra di un guerriero con lo scudo sopra la testa e gli occhi a cerchi concentrici

archeologia veraCabras, penisola del Sinis · Sardegna

I Giganti di Mont'e Prama

il monte delle palme nane

per niente paurosa

Nel marzo del 1974 due contadini stavano arando un campo vicino a Cabras quando l'aratro cominciò a portare su pezzi di pietra: il proprietario riconobbe una testa scolpita. Era l'inizio di una scoperta incredibile: migliaia di frammenti di statue alte più di due metri, pugilatori, arcieri e guerrieri. Sono sculture dell'età nuragica, scolpite nel calcare. Qui non c'è una leggenda antica: il nome «giganti» è moderno, la storia è archeologia vera.

Lo sai che… negli scavi del 2014 e del 2022 sono stati trovati altri pugilatori di pietra: i giganti continuano a uscire dalla terra.

La storia

Marzo del 1974. In una campagna del Sinis, vicino a Cabras, in Sardegna, due contadini stanno preparando la terra per la semina.

Si chiamano Sisinnio Poddi e Battista Meli. Il campo è di Giovanni Corrias. L'aratro avanza piano sulla terra scura. Non c'è altro rumore che il suo e, forse, il vento che viene dallo stagno.

Poi qualcosa si rovescia dalla terra. Un sasso, forse. Poi un altro. L'aratro si ferma e riparte, e ogni volta porta a galla pietre chiare, lavorate, troppo lisce per essere pietre di campo.

I due uomini si fermano. Il proprietario scende. Si china su un mucchio di terra e sassi, e guarda meglio.

C'è una testa.

Non una testa vera, naturalmente. Una testa di pietra, tonda, rimasta sotto terra per quasi tremila anni. Giovanni Corrias capisce che non è un campo come gli altri. Fa avvisare un archeologo, Giuseppe Pau.

Sotto quei solchi c'era un cimitero dimenticato.

Gli scavi, negli anni dopo, tirarono fuori un mondo. Non una statua: dieci mila pezzi, più o meno, braccia, gambe, scudi, teste, pezzi di torso. Tra il 1975 e il 1979 ne furono recuperati migliaia. Erano tutti in pietra locale, una pietra chiara e tenera, chiamata calcarenite.

Gli esperti li chiusero in casse e cominciarono il lavoro più paziente del mondo. Un puzzle di pietra, con un numero spaventoso di tessere. Li portarono a Li Punti, vicino a Sassari, dove i restauratori lavorarono per anni, tra il 2007 e il 2012, per ricostruire i pezzi che combaciavano.

Quando ci riuscirono, davanti a loro c'erano degli uomini alti circa due metri, e alcuni più. Guerrieri, e arcieri, e pugilatori.

I pugilatori erano a torso nudo, con una breve gonna a punta e un guanto corazzato sul braccio destro, mentre con l'altro sostenevano uno scudo sollevato sopra la testa. Gli arcieri avevano una corta tunica, un elmo con le corna, e un arco tenuto con il braccio sinistro protetto. I guerrieri portavano la tunica e un elmo cornuto, e uno scudo rotondo.

Tra i pezzi c'erano anche modelli in pietra di nuraghe, piccole torri scolpite, come se qualcuno avesse voluto portare nel cimitero anche la propria casa.

Erano grandi. Erano fermi. E guardavano, con un'aria severa che ancora oggi mette soggezione.

Chi li vede, oggi, nel museo, dice che hanno una cosa difficile da spiegare: sembrano ancora fare la guardia.

Ma a chi? E da quando?

Qui comincia la parte onesta di questa storia, quella in cui i fatti finiscono e restano le domande.

I fatti sono questi. Le statue vengono dall'età nuragica, la civiltà che costruì in Sardegna le grandi torri di pietra chiamate nuraghi. Stavano vicino a una necropoli, un cimitero. Non c'era nessuna leggenda a raccontare di loro: la gente che li aveva scolpiti era sparita da secoli, e nessuno ricordava più cosa fossero. Perfino il nome «giganti» è venuto dopo: lo studioso Giovanni Lilliu li chiamò anche con una parola greca, Kolóssoi, i colossi.

Poi vengono le ipotesi.

Quando furono scolpite? Qui gli studiosi non sono d'accordo. Una pagina della Regione dice nell'ottavo secolo prima di Cristo. Altri propongono un periodo che va dal nono fino al tredicesimo secolo a.C., e recenti datazioni portano l'inizio della necropoli verso il tardo Bronzo. È una differenza di secoli, e la discussione è ancora aperta.

A cosa servivano? Forse a fare da viale, due file di guardiani che accompagnavano chi andava verso le tombe, forse di una famiglia guerriera molto potente. Forse a celebrare la necropoli. Forse, accanto alla necropoli, c'era un santuario nuragico: è un'idea di alcuni studiosi, ma non è confermata. Tra il 2013 e il 2015, con un radar che guarda dentro la terra, gli archeologi hanno esplorato un'area di almeno sei ettari e mezzo. Negli scavi del 2014 hanno trovato nuove tombe, un piede di pietra con il sandalo ancora sul suo basamento, due nuove forme di pugilatori. Ma nessuno ha ancora la prova certa.

Perché furono rotte? I pezzi erano sparsi lontano uno dall'altro, e questo fa pensare a una distruzione voluta, e al seppellimento sul pendio di una collina in un momento difficile della storia dell'isola, forse la fine di un'epoca. Ma cosa sia successo davvero, nessuno lo sa.

E i giganti non hanno ancora finito di uscire.

Il 4 aprile del 2022 è cominciato un nuovo scavo, della Soprintendenza di Cagliari e Oristano, nella stessa necropoli. Sono comparsi torsi e frammenti di altre due statue. Alessandro Usai, che dirigeva lo scavo, le riconobbe subito: erano due pugilatori, per via dello scudo lungo che avvolge il braccio sinistro e si appiattisce sulla pancia. Il calcare, ha spiegato, si lavora facilmente e proprio per questo si rompe in fretta. Su quando fossero state fatte, e a che cosa servissero, il Ministero dice che resta ancora molto da definire.

Oggi, a Cabras, nel museo civico, alcune statue aspettano i visitatori. Altre sono a Cagliari, nel museo archeologico nazionale.

Se vai là, mettiti davanti a uno dei pugilatori. Guarda lo scudo, il guanto, il braccio alzato. Pensa che qualcuno, tremila anni fa, ha preso una pietra e ne ha tratto un uomo più grande di sé.

Non sappiamo chi fosse. Non sappiamo che nome gli diede.

Ma la pietra l'ha tenuto a mente.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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