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Atlante dei Miti 0/300
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Un bambino con due codini e una fascia di seta rossa che vola su due ruote di fuoco, con una lancia in mano

il bambino guerrieroChentang, sul Mare dell'Est · mitologia cinese

Nezha

哪吒, in cinese

un po' paurosa

Nezha è un bambino guerriero coraggiosissimo e testardo. Nacque in modo prodigioso, già capace di camminare e di parlare, con un anello d'oro e una fascia di seta rossa magici. Un giorno, giocando in un fiume che sfocia nel Mare dell'Est, fu attaccato dal figlio del Re Drago e lo sconfisse. Il Re Drago, furioso, minacciò di punire i genitori di Nezha, e lui per salvarli rinunciò alla propria vita. Il suo maestro lo fece rinascere con un corpo nuovo fatto di fiori di loto, e gli diede due ruote di fuoco per volare.

Lo sai che… nel 2025 il film d'animazione cinese «Ne Zha 2» è diventato il film d'animazione con più incassi della storia del cinema.

La storia

Nezha non nacque come nascono i bambini.

Sua madre lo portò in grembo per tre anni e sei mesi. Poi, una notte, una luce rossa riempì la stanza, e al posto di un neonato apparve una palla di carne. Suo padre, Li Jing, che era il comandante del passo di Chentang, ebbe paura: pensò a un mostro, e colpì la palla con la spada.

La palla si aprì. Ne uscì un bambino, già in piedi, con un anello d'oro intorno al braccio e una fascia di seta rossa in vita. Sorrideva. La stanza profumava come un giardino dopo la pioggia.

Era stato scelto da un immortale, Taiyi Zhenren, che divenne il suo maestro. L'anello era un'arma, la fascia un tesoro magico. Il bambino imparò a parlare, a correre e a fare mille domande. A sette anni era alto come un ragazzo, e aveva un carattere che nessuno in casa riusciva a tenere a freno.

Una mattina d'estate, con un caldo da stordire, Nezha andò al fiume.

L'acqua era fresca, il sole alto. Si tolse la fascia rossa e la immerse nella corrente per lavarla. Non sapeva una cosa: quel fiume correva giù fino al Mare dell'Est, dove sotto le onde c'era il palazzo del Re Drago. La fascia di seta, immersa nell'acqua, la tingeva tutta di rosso: una nuvola color rubino si allargò nella corrente, scese lungo il fiume, e giù nel mare fece tremare le pareti di cristallo.

Il Re Drago mandò a controllare un guardiano. Quello salì in superficie e vide un bambino che giocava con una striscia di stoffa.

«Chi sei, tu, che scuoti il palazzo?» gridò. «E come ti permetti?»

«Sto facendo il bagno», disse Nezha. «Il fiume è di tutti.»

Il guardiano alzò la voce, Nezha ribatté, la discussione si fece rissa. Con l'anello il bambino colpì più forte di quanto volesse, e il guardiano non si rialzò.

Allora salì dal mare il terzo figlio del Re Drago, Ao Bing, in groppa a un cavallo marino, alto, armato, pronto a punire chi aveva disturbato suo padre. I due si affrontarono sulla riva. Ao Bing era più grande, ma Nezha aveva dalla sua l'anello e la fascia, e una testardaggine senza fondo. Quando il combattimento finì, il principe dei draghi non tornò più al palazzo.

Il bambino tornò a casa con la fascia in mano, ancora gocciolante. Disse soltanto: «Ho fatto a botte con uno che mi dava fastidio.»

Non sapeva che cosa sarebbe successo. Il giorno dopo, un vento freddo percorse il passo di Chentang, e le nuvole si addensarono. Ao Guang, il Re Drago in persona, scese sul tetto della casa di Li Jing, con il volto nero come un temporale.

«Tuo figlio ha ucciso il mio», disse. «Se non mi consegni il colpevole, farò affogare la tua città. Metterò il mare nelle tue strade, e nessuno si salverà.»

Li Jing, sconvolto, non seppe cosa rispondere. La madre di Nezha pianse. Tutti, nella casa, si guardarono senza parole.

Fu allora che Nezha uscì nel cortile.

«Basta», disse. «Sono stato io. Non è giusto che paghino loro per me.»

Aveva sette anni e parlava come un uomo. Guardò suo padre, guardò sua madre. Poi si rivolse al Re Drago, e senza tremare disse: «Prenditi la mia vita, e lascia in pace la mia famiglia.»

Sua madre gli tese le braccia, ma lui scosse la testa e le asciugò gli occhi con un lembo della fascia rossa. Poi restituì a lei la carne e a suo padre le ossa che gli avevano dato, e il suo spirito, leggero, lasciò il cortile di Chentang. Il Re Drago, che non si era aspettato questo, rimase in silenzio. Poi se ne andò, e la città fu salva. Nessuno poté dire altro, quella sera.

Lo spirito di Nezha vagò a lungo, senza corpo e senza casa, fino alla montagna del suo maestro. Taiyi Zhenren lo aspettava.

«Hai fatto una cosa grande e una cosa terribile», disse. «Ma non sei finito.»

In sogno, Nezha era apparso a sua madre e le aveva chiesto di costruire un tempio sul monte vicino alla città. Lei lo costruì. Per mesi la gente vi portò incenso, le preghiere venivano esaudite, e il tempio divenne famoso. Quando Li Jing lo seppe, la collera e il dolore ebbero la meglio: andò sul monte e lo distrusse con le sue mani.

Così lo spirito di Nezha rimase di nuovo senza casa. Ma il maestro gli mostrò un'altra strada. Prese dei fiori di loto, ne intrecciò gli steli per fare le ossa, le foglie per fare i vestiti, e con la sua magia diede loro vita. Nezha respirò. Aveva un corpo nuovo, che non doveva niente a nessuno, né carne né sangue di genitori, ed era più forte di prima.

Il maestro gli consegnò una lancia con la punta di fuoco e due ruote, che si mettevano sotto i piedi e prendevano fuoco e vento. Nezha salì in aria. Per la prima volta nella sua vita volò.

Poi andò dritto da suo padre.

Li Jing lo vide arrivare e scappò, ma non servì a niente. Si nascose da un altro immortale, che gli diede una pagoda d'oro da tenere in mano: ogni volta che Nezha provava a colpirlo, la pagoda lo fermava. Alla fine il bambino e il padre, stanchi, smisero di combattere. Qualcosa, in tutti e due, si era sciolto.

I racconti seguenti dicono che da allora Li Jing, con la sua pagoda, e Nezha, con le sue ruote di fuoco, camminarono fianco a fianco, e combatterono insieme per il cielo.

Nelle notti d'estate, sopra il passo di Chentang, c'è chi giura di vedere ancora una striscia rossa nel cielo. Un bambino che vola sulle sue ruote di fuoco, con una fascia di seta al vento, e giù in basso un uomo con una pagoda in mano che alza la testa e lo guarda andare.

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Fonti

  • «L'investitura degli dèi» (Fengshen yanyi, XVI secolo)
  • Lihui Yang e Deming An, «Handbook of Chinese Mythology», ABC-CLIO (2005)
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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