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L'ingresso di una grotta nella roccia sopra un piccolo borgo, con due grandi ali di luce

grotta sacraSant'Angelo in Grotte, Santa Maria del Molise · Molise

San Michele e la grotta di Sant'Angelo in Grotte

la grotta dell'arcangelo

per niente paurosa

Sopra il borgo di Sant'Angelo in Grotte si apre una grotta nella roccia. La grotta è dedicata all'arcangelo Michele, e il suo culto qui nacque dopo le apparizioni sul Gargano, dove ancora oggi c'è il suo santuario più famoso. Il paese stesso prende il nome dalla grotta e dall'angelo a cui è dedicata. La grotta è ancora un luogo di devozione, e fa parte di una lunga catena di luoghi dedicati a San Michele lungo l'Appennino.

Lo sai che… secondo la Pro Loco, i primi cenni del culto in questa grotta risalgono intorno all'anno 800, cioè a circa milleduecento anni fa.

La storia

Se vuoi arrivare alla grotta, devi salire.

Il paese, Sant'Angelo in Grotte, sta in alto, e la grotta sta ancora più su, nella roccia della collina, sul lato dove ogni mattina arriva il sole. Una scalinata corre ai lati dell'ingresso. Non è una scalinata come le altre. Chi la sale, da secoli, lo fa piano, e muove le labbra. Recita la coroncina all'Arcangelo, un grano dopo l'altro, un gradino dopo l'altro.

Tu non conosci le parole. Sali e basta.

Intorno ci sono lecci scuri e cipressi dritti. Il profumo è di foglie e di pietra calda. Poi, tra gli alberi, spunta un campanile bianco, con le campane che sporgono da quattro aperture ad arco. E sotto, finalmente, la facciata, con i grandi finestroni gotici. Qui, nel 1890, la grotta fu ricostruita e ingrandita. Ma sopra le rovine di una più antica, dicono le carte. E quella più antica, a sua volta, era nata da una storia ancora più vecchia.

Per capirla bisogna fare un passo indietro, e andare lontano. Sul Gargano, in Puglia.

Lì, intorno all'anno 490, san Michele era apparso al vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano. Le apparizioni erano state tre, e da quel monte la notizia era corsa in tutta l'Italia. Michele non era un santo come gli altri. Era il capo supremo degli angeli, quello che nei libri sacri combatte il drago. Il suo nome, in ebraico, è una domanda e una sfida insieme: «chi come Dio?».

I Longobardi, che amavano i guerrieri e i luoghi alti, lo scelsero come protettore. Dove arrivavano loro, arrivava lui. E dove c'era una caverna aperta verso est, la gente ci vedeva una casa pronta per l'Arcangelo. Una di queste era sul pendio sopra un insediamento longobardo, in Molise. Il popolo costruì lì un luogo di culto. Intorno a quel luogo si formò il primo gruppo di case. Nel nome del paese c'è tutto: Sant'Angelo, e le grotte.

Di quei tempi le fonti sanno poco. Dicono che i primi segni, nelle carte, arrivano verso l'anno 800. Dicono che cavalieri e guerrieri salivano fin qui per invocare l'Arcangelo prima delle loro imprese, e per essere liberati dal male. E che con le crociate il culto si allargò ancora, lungo una strada di quattro tappe: Monte Sant'Angelo al Gargano, questa grotta, Sant'Angelo in Toscana, e in fondo, oltre le Alpi, Mont Saint-Michel, in Francia. Una catena di luoghi, come lanterne accese una dopo l'altra.

Adesso però sei davanti alla porta.

Anzi, davanti a due porte, tutte e due di bronzo. La prima, la più grande, è dello scultore toscano Urbano Buratti. Ha quattro pannelli, e ti basta guardarli per fare un piccolo giro dell'inizio del mondo: la creazione, l'Arcangelo che lotta contro il drago, Isacco sull'altare, la cacciata dal Paradiso. La seconda è dello scultore abruzzese Giuseppe Madonna, e ha un solo pannello: tante persone diverse che entrano nella grotta, ognuna sotto la protezione dell'Arcangelo.

Entri anche tu.

Il primo effetto è il fresco. Il secondo è il silenzio, che non è vero silenzio: c'è l'acqua. Dalla roccia incavata, piena di fessure e di stalattiti di pietra verde e rosa, cola qualche goccia, lenta, che si sente cadere. Un pozzo raccoglie l'acqua che stilla dal soffitto. Lì sotto, il tempo sembra misurato a gocce.

Poi ti abitui alla luce, e cominci a vedere.

C'è una vasca battesimale di pietra, rotonda come un grosso secchio. Sul bordo, una scritta in latino. Ma non si legge più: qualcuno, in un tempo lontano, la colpì a martellate, forse senza capire che cosa stava rovinando. Resta il segno di quei colpi, e ti fa stare zitto.

Dietro, sopra un basamento di roccia della collina, c'è la mensa dell'altare. E dietro ancora, il trono, costruito con mattoni antichi dagli artigiani del posto su un disegno dell'architetto Franco Valente. Intorno al trono ci sono nove formelle di bronzo, con scene di angeli dell'Antico e del Nuovo Testamento.

Poi, la statua. È pesante, di un autore che nessuno conosce. Michele è un guerriero vincitore, in piedi sopra il Diavolo, che gli sta sotto i piedi. E qui, nel paese, c'è un dettaglio che fa sorridere i bambini e tiene serio il resto del mondo: secondo la tradizione locale, il diavolo schiacciato ha l'aspetto di una donna, e un nome, un nome da cortile, da vicina di casa. Lo chiamano Peppinella. Il male, a Sant'Angelo in Grotte, ha un nome, e un nome piccolo: così fa meno paura.

In alto a sinistra, vicino all'ingresso, su una piccola base di pietra, c'è un quadro: san Francesco pellegrino al Gargano, nel 1216. Sul pavimento è incisa una croce a forma di T. Ricorda il segno che, secondo il racconto, Francesco incise all'ingresso della grotta del Gargano, perché si sentiva indegno di entrare. Che sia passato anche di qui, nessuno lo sa: è solo un'ipotesi, molto amata.

Resti in piedi, nella penombra, e pensi a quanta gente è entrata prima di te. Soldati, contadini, madri con i bambini in braccio. Nel Giubileo del 2000 qualcuno ha messo la grotta tra i luoghi di un cammino di penitenza. Prima ancora, c'erano i cavalieri. E prima dei cavalieri, la prima gente di queste colline.

Le gocce continuano a cadere nel pozzo.

Quando esci, il sole è più alto. Giù c'è il paese, che porta il nome dell'angelo e della roccia. Sulla soglia ti volti ancora una volta, e per un momento ti sembra di capire perché, dopo mille e più anni, si continua a salire.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music