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Atlante dei Miti 0/300
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Una spada antica conficcata fino all'elsa in una roccia, dentro una cappella rotonda di pietra

spadaMontesiepi, Chiusdino · Toscana

La Spada nella roccia di San Galgano

la spada di Galgano Guidotti

per niente paurosa

Galgano Guidotti era un giovane cavaliere di Chiusdino, dissoluto e prepotente. La tradizione racconta che dopo una visione decise di cambiare vita: sulla collina di Montesiepi piantò la sua spada in una roccia per farne una croce e dire addio alla guerra. Visse da eremita per circa un anno e morì nel 1181; dopo la sua morte fu proclamato santo. La cosa incredibile è che la spada è ancora lì, dentro una cappella rotonda, protetta da una teca. Poco più in basso ci sono le rovine dell'abbazia di San Galgano, che non ha più il tetto.

Lo sai che… c'è chi ha collegato questa spada a quella di Re Artù, ma è solo un'ipotesi: le due storie potrebbero non avere nulla in comune.

La storia

Galgano nacque a Chiusdino, in Toscana, intorno al 1148. Suo padre si chiamava Guidotto, la famiglia era quella dei Guidotti, piccola nobiltà di campagna, gente che serviva i vescovi di Volterra e faceva il mestiere delle armi.

A quei tempi, un ragazzo di buona famiglia aveva una strada davanti: la spada, il cavallo, il castello. Galgano la prese tutta, a testa alta.

Era giovane, e non era buono. Le fonti, con parole diverse, lo dicono: viveva di divertimenti e di capricci, dedito ai soprusi, sicuro di sé come chi non ha mai perso niente. Quando suo padre morì, troppo presto, lui continuò come prima, forse più forte, forse più solo.

Poi, una notte, cominciarono i sogni.

Non erano sogni tranquilli. Galgano si svegliava con il cuore che batteva e una frase in testa: lascia tutto. Una voce, dicono, la voce della sua stessa anima. Poi, una volta, un'apparizione, quella dell'arcangelo Michele, che gli indicava un'altra strada.

Galgano rise, la prima volta. La seconda smise di ridere.

Sua madre lo guardava in silenzio, al tavolo. Aveva capito, prima di lui.

«Dove vai?» gli chiese un mattino, vedendolo sellare il cavallo.

«A Civitella.»

«E poi?»

«Non lo so.»

Lei non disse altro. In fondo era il suo ragazzo, e i ragazzi come lui non si fermano con le parole. Ci provò, lo sappiamo da chi ha scritto la sua storia: la madre tentò di dissuaderlo. Ma Galgano partì lo stesso.

La strada verso Civitella Marittima passava per colline di bosco e di macchia. Il cavallo camminava piano, con le orecchie dritte. Era una bella giornata, o forse no. Le storie non dicono il tempo. Dicono solo che a un certo punto, senza nessuna ragione, il cavallo si fermò.

Non voleva più andare avanti.

Galgano lo spronò. Lo strattonò. Gli parlò. Niente. Il cavallo piantò le zampe a terra, come davanti a un muro che solo lui vedeva.

Alla fine il cavaliere mollò le redini. Lo lasciò libero.

E il cavallo, piano, cominciò a salire.

Non lungo la strada, ma fuori strada, in mezzo al bosco, su per un pendio. Galgano non ebbe più il comando: si fece portare. La salita era dura. Gli alberi si aprirono. In cima, tra l'erba e le pietre, c'era un colle tondo e quieto. Si chiamava Montesiepi.

Il cavallo si fermò di nuovo, e questa volta Galgano capì.

Scese. Si guardò intorno. Il silenzio era pieno di cielo.

Aveva ancora la spada, quella che l'aveva accompagnato per anni. La guardò a lungo: era la cosa che gli diceva chi era. Poi la impugnò con tutte e due le mani, e pensò a una cosa sola: come si fa a rinunciare, quando non hai altro in mano?

La risposta era lì, davanti a lui. Non c'era un altare. C'era una roccia.

Alzò la spada e la piantò dentro.

La lama entrò nella pietra come nel burro. Rimase dritta, ferma, con l'elsa in alto e la lama dentro. E, vista da lontano, non sembrava più una spada. Sembrava una croce.

Fu quella, dicono, la sua rinuncia: non gettare l'arma, ma farne un segno. Non vincere nessuno, ma smettere di combattere.

Galgano rimase lì. Si ritirò a vivere da eremita, accanto alla croce di ferro. Il suo ritiro durò circa un anno. Intorno a lui, nel tempo, si raccolse un gruppo di seguaci. Molti venivano a chiedergli conforto. Lui non parlava molto. Pregava, e li ascoltava.

Morì il 3 dicembre 1181.

Dopo la sua morte, il racconto non finì. I miracoli che gli venivano attribuiti furono messi per iscritto nel processo che lo avrebbe fatto santo, e ancora oggi sono il documento più importante sulla sua vita. Il vescovo di Volterra, Ildebrando Pannocchieschi, con l'approvazione del papa, fece costruire sul colle una piccola cappella rotonda, la Rotonda di Montesiepi, per custodire la tomba del santo e la sua spada.

La spada è ancora lì.

Fino al 1924 chiunque poteva provare a estrarla, e la lama usciva. Poi qualcuno la danneggiò, e fu fissata con piombo fuso nella fessura. Oggi è protetta da una cupola trasparente, e dentro la Rotonda, sotto la cupola di mattoni e di travertino, la si vede ancora: dritta, ferma, la lama nella roccia.

L'ingresso all'eremo è gratuito, e il luogo è aperto tutti i giorni. Nel 2001 alcuni studiosi la esaminarono. Non era un oggetto qualsiasi: il metallo risaliva al XII secolo, proprio l'epoca di Galgano.

Più in basso, nella valle, c'è l'abbazia, iniziata nel 1218 e consacrata nel 1268. Non ha più il tetto: è crollato, e ora il cielo entra dalle navate, e l'erba cresce dove c'erano i pavimenti.

E poi c'è l'altra storia, quella inglese: un re, una spada, una roccia. C'è chi ha pensato che la leggenda di Galgano sia arrivata fin là, e abbia ispirato i racconti di Artù; c'è anche, nella Tavola Rotonda, un cavaliere che si chiama Galgano. Altri studiosi pensano che le due storie non abbiano niente in comune. Nessuno lo sa.

Quel che si sa è più semplice. Sul colle di Montesiepi, ottocento anni fa, un cavaliere ha messo giù la spada. E la spada, dentro la sua teca, è ancora lì a ricordarlo.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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