
Brahma
Brahmā, in sanscrito
per niente paurosa
Nella tradizione induista Brahma è la divinità che crea il mondo. Insieme a Vishnu, che lo conserva, e a Shiva, che lo trasforma, forma la Trimurti, le «tre forme» del divino. Si racconta che nacque da un fiore di loto spuntato dall'ombelico di Vishnu mentre dormiva sull'oceano. Viene raffigurato con quattro volti, che guardano nelle quattro direzioni, e quattro braccia, con i Veda, i testi sacri, in una delle mani. La sua compagna è Saraswati, la dea della conoscenza e della musica.
Lo sai che… pur essendo il creatore, Brahma ha pochissimi templi in India: uno dei più famosi è a Pushkar, nel Rajasthan.
La storia
Prima del mondo, c'era soltanto acqua.
Non un mare con le sue rive, non un lago con le sue onde: un'acqua senza fine, scura e immobile, che si perdeva in ogni direzione. Non c'erano cielo né terra, giorno né notte, né una voce, né un uccello, né un albero. Non c'era nemmeno il tempo, che non aveva ancora cominciato a camminare.
Su quell'acqua dormiva Vishnu.
Dormiva disteso sul grande serpente Shesha, che si era arrotolato come un letto, con mille teste che facevano da baldacchino. Il respiro di Vishnu era lento, e ogni suo respiro era un'epoca. Intorno a lui non c'era altro, e lui non aveva bisogno di altro.
Poi, dall'ombelico di Vishnu, spuntò un gambo.
Era sottile, e poi più spesso, e saliva, e saliva, e si apriva in cima in un fiore: un loto immenso, d'oro e di luce. Nel fiore c'era qualcuno.
Brahma aprì gli occhi e non vide niente.
Si voltò a destra: acqua. Si voltò a sinistra: acqua. Allora si voltò, e si voltò ancora, e per guardare in ogni direzione gli spuntarono quattro volti, uno per ogni lato. Ma nessuno dei quattro vedeva qualcosa che avesse un nome.
«Dove sono?» si chiese. «Chi sono? Da dove vengo? Chi mi ha messo qui?»
Rispose soltanto il silenzio.
Era l'unico essere vivo al mondo, e non sapeva nemmeno perché esistesse. Guardò il fiore su cui era seduto. Un fiore non cresce da solo: deve avere una radice. E allora decise di trovarla.
Cominciò a scendere lungo lo stelo, dentro l'acqua. Scese, e scese, nel buio che si faceva più fitto. Le sue mani si aggrappavano al gambo morbido, e il gambo non finiva. Passò un tempo lunghissimo. A ogni bracciata Brahma si chiedeva se il fondo fosse più vicino, e a ogni bracciata il gambo continuava, liscio e uguale, come se fosse sempre lo stesso pezzo. Cercava la sua origine, e non la trovava. Poi, stanco, tornò indietro. Risalì fino al fiore, che lo aspettava, e si sedette di nuovo, con le gambe incrociate.
«Non troverò niente cercando fuori», pensò. «Forse devo cercare dentro.»
Chiuse gli occhi e respirò piano. Fece silenzio, un silenzio che per un essere con quattro volti non era facile. E in quel silenzio sentì una voce. Non veniva da un punto preciso: veniva dall'acqua, dal fiore, dalla sua stessa mente. Era una parola di due sillabe.
«Tapa.»
Brahma l'ascoltò. Poi capì: voleva dire concentrazione, rinuncia, fuoco interiore. Non c'era nessuno che parlasse, ma la voce aveva ragione. Si mise a meditare, immobile, senza mangiare e senza dormire, per un tempo che nessun uomo potrebbe contare. Fuori, l'acqua restava ferma. Dentro, qualcosa stava cambiando. Il respiro di Brahma si faceva sempre più lento, e i suoi pensieri, che prima correvano in ogni direzione come i suoi quattro sguardi, si raccolsero in un punto solo, chiaro e quieto, come la fiamma di una lampada senza vento.
Una luce, a poco a poco, si fece strada nell'oscurità. Il fiore di loto, tutto intorno a lui, brillò. E davanti agli occhi di Brahma, come se fosse sempre stato lì e lui solo adesso riuscisse a vederlo, apparve Vishnu, disteso sul serpente.
Brahma lo guardò. Era la prima volta che vedeva un altro essere.
«Tu mi hai pensato», disse. «Tu hai fatto crescere questo fiore.»
Vishnu sorrise. Non rispose subito: aspettò, perché le parole importanti vanno pesate. Brahma aveva il cuore che batteva forte e una domanda in ognuno dei quattro volti. Poi Vishnu disse:
«Hai cercato la tua origine fuori da te. E, quando hai guardato dentro, mi hai trovato. Ora hai un compito. Crea il mondo. Io ti darò la conoscenza di cui hai bisogno, e quando sbaglierai, non ti lascerò solo.»
Brahma si inchinò. Il fiore di loto, sotto di lui, si aprì in grandi petali. Un petalo diventò la terra. Un altro, il cielo. Un altro, i mondi che stanno sopra e quelli che stanno sotto. Dall'acqua nascevano, una dopo l'altra, le prime cose: la luce e il buio, le stagioni, il giorno e la notte.
Poi Brahma cominciò a creare gli esseri. Dalla sua mente nacquero i primi quattro figli, i Kumara: Sanaka, Sanandana, Sanatana e Sanatkumara, giovani e saggi. Ma quelli, appena nati, dissero che non volevano occuparsi del mondo: preferivano meditare. Brahma ne rimase dispiaciuto, e anche arrabbiato. Si dice che dalla sua rabbia sia nato un altro essere, un dio dall'aspetto severo, Rudra, e che Brahma, poi, si sia calmato e abbia ripreso a creare, con più pazienza.
Creò i saggi. Creò gli dèi. Creò gli animali e le piante. Poi il suo stesso corpo si divise in due: un uomo, Svayambhuva Manu, e una donna, Shatarupa. Da loro discesero gli esseri umani, e ogni famiglia della terra ricorda ancora, a modo suo, quel primo paio. Dalle sue quattro bocche, dicono, uscirono i Veda, i testi sacri: quattro libri, uno per ogni volto, che contengono la conoscenza di ogni cosa. E con il tempo, la terra si riempì di rumori: il vento tra le foglie, il passo degli animali, il primo canto di un uccello.
Quando tutto fu pronto, Brahma si guardò intorno. Era seduto in un fiore, sopra un oceano, in un mondo che prima non c'era. Si accorse di una cosa che non aveva mai pensato: se il mondo nasceva da lui, e lui nasceva da un loto, e il loto nasceva da Vishnu, allora tutto era legato. Niente cominciava e finiva da solo.
Per questo Brahma viene rappresentato con quattro volti che guardano ai quattro lati: perché la prima cosa che fece, appena nato, fu guardarsi intorno.
E ogni volta che il mondo finisce e ricomincia, dicono i Purana, il loto torna a spuntare dall'ombelico di Vishnu, e un nuovo Brahma apre gli occhi sull'acqua senza fine, e si domanda da dove viene.
Tradizione viva, raccontata con rispetto: come raccontiamo i miti.
Parenti nel mondo
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Fonti
- «Bhagavata Purana»
- Wendy Doniger, «Hindu Myths» (1975)
