Vai al contenuto
Atlante dei Miti 0/300
IT
Una dea con vesti fluttuanti che vola verso una grande luna piena, con un coniglio bianco

la dea della Lunala Luna · mitologia cinese

Chang'e e Hou Yi

嫦娥 e 后羿

per niente paurosa

Un tempo nel cielo c'erano dieci soli, e la terra bruciava. Il grande arciere Hou Yi ne abbatté nove con le sue frecce, lasciandone uno solo. Poi chiese alla Regina Madre dell'Ovest un elisir che rendeva immortali. Ma fu sua moglie Chang'e a prenderlo; in una versione più tarda lo bevve per proteggerlo da un ladro. Diventata leggera, volò fino alla Luna e ci rimase per sempre; le tradizioni più tarde le danno per compagno un coniglio di giada che pesta erbe magiche in un mortaio.

Lo sai che… la sonda spaziale cinese che nel 2019 è atterrata per prima sul lato nascosto della Luna si chiama Chang'e 4, e il suo robottino Yutu-2: Yutu vuol dire «coniglio di giada».

La storia

Dicono che un tempo nel cielo ci fossero dieci soli.

Non uno dopo l'altro, come adesso: dieci insieme, nati da una stessa madre, che abitavano in un albero altissimo in un mare a est. Ogni mattina uno di loro, a turno, saliva sul carro di un corvo e attraversava il cielo, mentre gli altri nove aspettavano di sotto, tra i rami. Così andò per secoli. Poi una mattina i dieci fratelli, forse per scherzo, forse per noia, decisero di uscire tutti insieme.

Sulla terra, all'inizio, si pensò a un miracolo. Poi la luce divenne troppo forte. I fiumi si prosciugarono, i campi presero fuoco, le foglie si arricciarono sui rami. I bambini non uscivano più dalle case e gli anziani, sotto le tettoie, aspettavano la notte che non arrivava più.

L'imperatore Yao, che governava allora, mandò a chiamare l'unico uomo che sapesse aiutarlo: un arciere di nome Yi.

Yi non parlava molto. Veniva da una famiglia di gente semplice, e portava un arco rosso e una faretra di frecce bianche. Camminò per giorni nel caldo, guardando il cielo con la mano davanti agli occhi. Poi si fermò su una pianura e alzò l'arco.

La prima freccia partì con un sibilo. Sopra, uno dei soli si spense come una lanterna, e dal cielo cadde un grande corvo con tre zampe. La seconda freccia, e la terza. A ogni colpo il mondo diventava un po' più fresco. Quando il nono sole cadde, l'imperatore Yao, che guardava dalla riva, fece un segno con la mano.

«Ne basta uno», disse. «Ne serve uno.»

Yi abbassò l'arco. L'ultimo sole, tremante, riprese il suo posto in cielo, e per la prima volta dopo molto tempo ci fu la sera.

Non fu l'unica impresa. Il «Huainanzi» racconta che Yi liberò la terra anche dai mostri: il Dafeng, un uccello enorme che sollevava tempeste, e il Xiushe, un serpente così lungo che nessuno ne vedeva la coda. Gli abitanti dei villaggi, quando passava, uscivano dalle case a guardarlo in silenzio.

Yi fu chiamato Hou Yi, Yi il signore, e tornò a casa. Lì lo aspettava la moglie.

Il testo antico la chiama Heng E, che nessuno oggi ricorda: da secoli ormai tutti dicono Chang'e. Non ci è rimasto molto di lei, soltanto qualche riga. Ma ci basta sapere che Yi la amava, e che lei, quando lo vide arrivare, corse fuori scalza.

Passarono gli anni. Yi, che aveva abbattuto nove soli, cominciò a pensare a un'altra cosa: a quanto poco dura una vita, anche la più felice. Non voleva restare nel mondo da solo, quando lei fosse invecchiata. Così fece un viaggio lunghissimo verso occidente, fino alle montagne dove abita la Regina Madre dell'Ovest, e le chiese di dargli il farmaco che rende immortali.

La Regina glielo diede. Era una sola dose.

«Se lo bevi in due», gli disse, «nessuno dei due sarà immortale. Se lo bevi in uno solo, vivrai per sempre.»

Yi tornò a casa e nascose il farmaco. Non voleva berlo da solo; non voleva nemmeno dividerlo. Voleva trovare il modo, e il modo non c'era. Per mesi lo tenne lì, in una scatola, accanto alla finestra.

Una sera Yi uscì a cacciare. Chang'e, rimasta sola, vide la scatola. Le fonti non dicono perché. Le versioni dopo hanno provato a spiegarlo: per proteggerlo da un ladro, per curiosità, per paura di invecchiare, per amore. Il testo antico dice soltanto che lei lo prese.

Aprì la scatola. Il farmaco aveva l'odore di una cosa che non si può dimenticare. Lo bevve.

Subito sentì il corpo farsi leggero. I piedi non toccavano più il pavimento. Le tende si mossero, anche se non c'era vento. Il tetto sembrava lontano, poi sparì. Chang'e salì nell'aria sopra il villaggio, sopra gli alberi, sopra il fiume che luccicava, sempre più su.

E non c'era più modo di tornare.

Salì finché non vide, davanti a sé, un disco bianco e silenzioso. La Luna.

Prima di partire, dice un antico libro di divinazione, aveva consultato un indovino di nome Youhuang. L'indovino aveva letto i segni e aveva detto che andava bene: che andasse pure verso occidente, dove avrebbe incontrato il buio. Che non avesse paura, non si spaventasse. Più tardi, tutto sarebbe diventato grande e luminoso.

Il buio c'era. Il silenzio c'era. Sulla Luna non cresceva niente, non c'era acqua e nessun canto. Chang'e si ritrovò sola in una distesa bianca, e quando cercò il proprio corpo trovò che, secondo un testo di quasi duemila anni fa, si era trasformata in un rospo.

Così dicono le fonti antiche. Altri raccontatori, con più delicatezza, hanno lasciato che fosse una donna bellissima in una veste chiara, in un palazzo di cristallo. Hanno aggiunto accanto a lei un coniglio, un coniglio bianco come giada, che passa la sua eternità a pestare in un mortaio erbe che servono a fare un farmaco per qualcuno che non è mai venuto a prenderlo.

Intanto, giù sulla terra, Yi era tornato.

Trovò la porta aperta e la scatola vuota. Chiamò la moglie per nome. Lo chiamò dentro la casa, poi fuori, poi lungo il fiume, e la voce gli tornò indietro da ogni parte. Salì sul tetto. Alzò gli occhi.

La Luna era piena e limpida. E sul suo disco, vicino al bordo, c'era un'ombra piccola, che forse prima non c'era.

Yi non tirò l'arco. Non c'era nessun sole da abbattere, e non c'era nessuna freccia che potesse arrivare lassù. Restò in piedi sul tetto fino a notte alta, con il grande arco in mano, a guardare la donna che aveva scelto di vivere per sempre senza di lui.

Da allora, in ogni parte della Cina, chi alza gli occhi nelle notti serene sa che lassù c'è qualcuno.

E non sa se sta guardando la terra, o se sta aspettando.

Ascolta / Leggi anche

  • Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music

Fonti

  • «Huainanzi» (II secolo a.C.)
  • Anne Birrell, «Chinese Mythology: An Introduction» (1993)
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music