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Atlante dei Miti 0/300
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Una figura luminosa vestita di bianco con un libro dorato, in un salone di castello

fantasmaCastello di Padernello, Borgo San Giacomo · Lombardia

La Dama Bianca di Padernello

Biancamaria Martinengo

paurosa

Nella pianura bresciana c'è un castello circondato da un fossato pieno d'acqua: il castello di Padernello, dei conti Martinengo. La leggenda parla di Biancamaria, la figlia del conte, una ragazza timida che amava la natura. Una sera d'estate, seduta tra i merli, vide le lucciole, credette di potersi unire a loro e cadde. Da allora, si dice, una figura vestita di bianco attraversa il salone con in mano un libro d'oro che custodisce un segreto.

Lo sai che… secondo la leggenda la Dama Bianca si fa vedere una sola volta ogni dieci anni, sempre la notte del 20 luglio.

La storia

Nella pianura di Brescia, dove i campi sono piatti come tavole e le rogge portano l'acqua tra i filari, c'è un castello che sembra uscito da un libro di fiabe.

È fatto di mattoni rossi, con le torri e i merli. Tutto intorno, un fossato pieno d'acqua. Per entrare, bisogna attraversare un ponte levatoio, e il ponte funziona ancora. Si chiama Padernello, ed è del Quattrocento.

Un tempo ci abitavano i conti Martinengo. Uomini d'arme, abituati a comandare e a combattere. Poi, nei secoli, il castello cambiò padroni, diventò una villa, fu abbandonato, e dopo il 1965 nessuno ci visse più. I rovi crebbero sulle mura, le stanze si riempirono di polvere. Per anni, il castello fu soltanto una casa vuota, in mezzo ai campi.

Ma, dicono, non era davvero vuoto.

Perché c'è una storia, a Padernello. Una storia che comincia nel 1479, quando una famiglia arrivò al castello per trascorrere l'autunno.

Tra i viaggiatori c'era una ragazzina. Si chiamava Biancamaria. Aveva tredici anni, o poco meno, ed era la figlia del conte Gaspare Martinengo, condottiero, e di una donna di nome Caterina Colleoni.

Biancamaria non somigliava al padre. Lui era un uomo di spada: aveva fatto guerre, aveva comandato soldati, sapeva solo quello. Lei era pallida e fragile, con gli occhi grandi e il passo leggero. Non amava il rumore. Non sopportava la violenza degli uomini armati che riempivano i cortili e le sale. Amava gli alberi, i fiori, l'acqua dei fossati, il silenzio. Parlava poco. Quando poteva, scappava a guardare i campi.

A Padernello, per la prima volta, trovò quello che cercava. Vigne, rogge, boschi. Un posto dove la guerra non arrivava. Passò l'autunno e l'inverno, poi la primavera. Fu felice, per quanto lo si possa essere a tredici anni, in un mondo che non lascia scegliere.

Poi arrivò l'estate.

La sera del 20 luglio del 1480, il cielo era tiepido e limpido. Biancamaria salì sulla parte alta del castello, e si sedette tra i merli, con le gambe appoggiate alla pietra. Sotto di lei, il fossato brillava come uno specchio. Oltre, i campi si perdevano nel buio.

E poi le vide.

Piccole luci, dorate, che comparivano dall'erba. Una, poi dieci, poi cento. Le lucciole. Salivano e scendevano, come un respiro, come stelle cadute nella notte che avevano voglia di tornare in cielo.

Biancamaria rimase incantata. Non aveva mai visto niente di così bello. Si sporse un po'. Poi un po' di più. Le luci le sembravano vicine, vicinissime, come se bastasse allungare la mano. Nel suo cuore, dicono, nacque un pensiero semplice e luminoso: posso volare anch'io. Posso andare con loro.

Nel momento della gioia più grande, si sporse tanto da cadere. Qualcuno dice che si gettò, convinta di poter volare con le lucciole.

La trovarono la mattina dopo.

Fu così che si spense la vita di Biancamaria. Ma, dice la leggenda, non finì davvero lì.

Da quella notte, ogni dieci anni, nella notte del 20 luglio, qualcosa si muove nel castello di Padernello. Non c'è vento. Non ci sono rumori. Ma lungo lo scalone d'onore, quello di pietra che porta alle sale nobili, compare una figura.

È una ragazza. Indossa un abito bianco, lungo, che si muove senza vento. Cammina lentamente, scalino dopo scalino. Il suo viso è pallido, il suo sguardo è fisso. E tiene stretto, tra le mani, un libro. Un libro aperto, con le pagine dorate che brillano al buio come se avessero dentro tante piccole lucciole.

Dicono che quel libro contenga un segreto. Nessuno sa quale. Nessuno ha mai potuto leggere cosa c'è scritto. Ma è proprio quel segreto, raccontano, a tenerla lì, a farla tornare ogni volta. È come una cosa che deve dire e non ha mai potuto.

Perché la Dama Bianca non è un fantasma cattivo. Non spaventa nessuno. Non cerca vendetta. Cerca solo una cosa: qualcuno che sia disposto ad ascoltarla.

Per anni, si racconta, nessuno si è fermato. Chi vedeva quella luce bianca sulle scale scappava. Chi sentiva un fruscio chiudeva gli occhi. Eppure lei resta lì, sul gradino più alto, con il libro aperto, ad aspettare.

Forse un giorno qualcuno avrà il coraggio di restare.

Oggi il castello è tornato a vivere. La Fondazione che lo cura ha tolto i rovi, restaurato le torri, aperto le porte ai visitatori. Tra le mura si fanno mostre, feste, concerti. Ma il 20 luglio, ogni dieci anni, dicono che la sera si faccia più silenziosa del solito.

E se, in quella notte, mentre stai nel cortile a guardare le lucciole sui campi, senti dietro di te il fruscio di un abito, non scappare.

Fermati. Ascolta.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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