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Una vecchia colonna di marmo con due buchi tondi vicini, davanti a una basilica di mattoni

colonnaMilano, piazza Sant'Ambrogio · Lombardia

La Colonna del Diavolo di Sant'Ambrogio

«la colòna del diavol», in milanese

un po' paurosa

Davanti alla basilica di Sant'Ambrogio, a Milano, c'è una colonna romana con due buchi vicini, uno accanto all'altro. La leggenda dice che il diavolo si scontrò con Ambrogio, il vescovo della città, e che nella lotta piantò le corna nel marmo, lasciando quei due fori. Secondo un'altra versione cercava di trafiggere il santo con le corna, mancò il colpo e rimase incastrato nella colonna. C'è anche chi racconta che a volte dai buchi esca odore di zolfo.

Lo sai che… i due fori forse servivano a fissare ferri o catene, eppure molti milanesi, passando, ci infilano le dita per curiosità o per scaramanzia.

La storia

Se vai a Milano, e ti fermi davanti alla basilica di Sant'Ambrogio, sotto il portico di mattoni, puoi fare una cosa strana: infilare un dito in un buco.

Anzi, in due.

Accanto all'ingresso c'è una colonna di pietra, vecchia, consumata dal tempo. A prima vista sembra una colonna qualunque. Ma se la guardi da vicino, vedi che a una certa altezza ha due fori vicini, affiancati, abbastanza larghi da farci entrare le dita.

I milanesi la chiamano la Colonna del Diavolo. E ti racconteranno perché.

La storia, dicono, è antichissima. Comincia con Ambrogio.

Ambrogio era il vescovo di Milano, un uomo severo e dolce, uno dei più importanti della sua epoca. Fu lui a fondare la basilica che oggi porta il suo nome, e fu lì che, secondo la tradizione, un giovane cercatore di verità, Agostino, lo incontrò e si convertì. Insomma: un santo potente.

E il diavolo, si sa, ha una passione per i santi potenti.

Un giorno, racconta la leggenda, il demonio decise di mettere alla prova Ambrogio. Si presentò davanti alla basilica, e cominciò lo scontro. Ognuno ha le sue versioni. In una, il diavolo cerca di trafiggere il santo con le corna. In un'altra, tenta di afferrarlo. In tutte, il santo si scansa, o lo respinge. Si racconta che gli sia arrivato un calcio, così forte da farlo sbandare.

Il diavolo, che non ha mai avuto una grande mira, andò a sbattere contro la colonna.

Le corna, raccontano, si piantarono nella pietra. Due colpi, due buchi, uno accanto all'altro. Il diavolo rimase lì, incastrato, a tirare e a imprecare, mentre Ambrogio, tranquillo, si allontanava. Dicono che sia rimasto bloccato per tutta la notte. Alla fine riuscì a liberarsi, lasciando nel marmo i segni che ancora oggi si vedono.

Qualcuno aggiunge un dettaglio più cupo. Dicono che da quei buchi, a volte, esca un odore di zolfo, e che se ci appoggi l'orecchio puoi sentire, lontano, i rumori dell'inferno. Lo scrivono solo poche fonti. Ma i milanesi non hanno mai smesso di provare.

Quanto alla colonna, è davvero antica. Era romana, questo lo dicono quasi tutti, anche se sulla data non si mettono d'accordo. C'è chi la fa risalire al terzo secolo, chi pensa che fosse un pezzo di un palazzo imperiale, chi dice che fosse stata riusata più tardi per altri scopi, e chi, onestamente, ammette che nessuno sa da dove venga. E i due buchi? C'è chi dà una spiegazione più semplice: servivano forse a fissare ferri, catene o armature. Una cosa sola è certa: la colonna era lì molto prima che qualcuno si inventasse il diavolo con le corna.

Ma la leggenda, da secoli, è più forte di ogni data.

Per questo, ancora oggi, chi passa davanti a Sant'Ambrogio spesso si ferma. Qualcuno lo fa per curiosità, qualcuno per scaramanzia. Infila le dita nei due buchi, controlla se sono ancora tiepidi o puzzano di bruciato, ride, e se ne va.

Non si sa mai.

Intanto, dentro la basilica, sotto l'altare, riposano i corpi di Ambrogio e di due martiri, Gervasio e Protasio. Dormono tranquilli. Nessun diavolo, da allora, è più riuscito a disturbarli.

Soprattutto uno, che da quella volta preferisce stare alla larga.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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