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Un piccolo frate con il saio marrone davanti a tre diavoletti che scappano tra i ghiacciai

diavoliVal Veny, Courmayeur · Valle d'Aosta

I diavoli della Val Veny

Val Veny, ai piedi del Monte Bianco

un po' paurosa

San Bernardo, il santo dei passi alpini, aveva cacciato i diavoli dalle montagne. Ma quelli tornavano ogni tanto in Val Veny, sotto i ghiacciai del Monte Bianco, per le loro feste rumorose di notte. Preti, canonici e prelati importanti provarono a mandarli via con esorcismi, ma i diavoli diventavano sempre più sfacciati. Alla fine ci riuscì un frate francescano umile, e i diavoli dovettero tornare da dove erano venuti. La morale è semplice: dove la superbia fallisce, vince l'umiltà.

Lo sai che… i diavoli accusarono il frate di aver preso l'erba per i sandali e un acino d'uva da una vigna, ma a entrambe le accuse seppe rispondere.

La storia

San Bernardo, quello dei grandi passi alpini, era un uomo paziente. Ma quando dovette cacciare i diavoli dalle montagne ci mise tutta la forza che aveva. E ci riuscì. Li scacciò dalle valli, dai valichi, dai sentieri. I diavoli se ne andarono brontolando e si rifugiarono sul Mont Maudit, la Montagna Maledetta, in mezzo ai ghiacci.

Là sopra, però, si annoiavano.

Il ghiaccio è silenzioso. E i diavoli, si sa, di silenzio non vivono. Così ogni tanto qualcuno di loro diceva: «Perché non facciamo un salto in Val Veny?» E gli altri rispondevano: «Se ci vede qualcuno?»

«Andiamo di notte.»

Per questo, ogni tanto, quando il sole calava dietro i ghiacciai e il bosco diventava nero, qualcosa cominciava a muoversi lassù. Prima un fruscio, poi un battere di passi, poi un chiasso che non sembrava di uomini né di bestie. Arrivavano i diavoli. E con loro arrivavano le streghe e gli spiriti maligni, che non volevano mancare, e si radunavano nei prati per la loro festa. Nella lingua della valle quella festa si chiama seun-goga, ed è la parola che usano per il sabba.

Cantavano, urlavano, ballavano pestando la terra. Quando all'alba se ne andavano, il prato non c'era più. Il fieno era calpestato, i campi rovinati, il raccolto perso.

I contadini, al mattino, si facevano il segno della croce e guardavano la distesa di fango.

«Non possiamo andare avanti così», dicevano. «Fra un po' non resterà niente da mangiare.»

Così chiamarono i preti. Vennero preti, canonici, prelati con i paramenti belli, con le candele, con i libri grossi. Si piantarono nei prati e declamarono, con le voci più solenni che avevano, tutte le formule per cacciare i diavoli.

I diavoli ascoltarono. Poi risero.

Non solo non se ne andarono: da quel giorno furono ancora più sfacciati. Facevano più chiasso. Imitavano i canti, dai boschi. Una sera, quasi quasi, applaudirono.

I contadini cominciarono a disperare.

Una notte però, durante la festa, uno dei diavoli si fece male. Cadde, nel ballare, e si storpiò una gamba. Era un diavolo zoppo, e il guaio era che, al primo chiarore dell'alba, i diavoli devono andare. Gli altri sparirono in un lampo. Lui, saltellando su una gamba sola, non ce la faceva.

Proprio in quel momento, nel prato, c'era un contadino che si era alzato presto.

«Ehi, tu», disse il diavolo, per non farsi vedere in difficoltà. «Perché ti guardi tanto in giro?»

«Cerco i danni che fate», rispose il contadino.

Il diavolo sospirò. Era stanco, e non aveva più tempo. «Te lo dico io perché non funziona niente», disse. «I vostri preti non sono cattivi. Ma non hanno il cuore puro. Se ne vuoi uno che ci faccia davvero paura, cerca qualcuno di semplice.»

E sparì, zoppicando, con il sole che gli veniva dietro.

Il contadino corse a raccontarlo a tutti. Nella valle cominciò un lungo discutere. Non un vescovo, non un canonico, ma una persona umile. Dove si trova?

Si trovò ad Aosta, in un convento di francescani. Il priore, quando glielo chiesero, non era molto convinto. Chiamò un frate qualunque, uno di quelli che non conta niente: semplice, gentile, che andava a chiedere l'elemosina e faceva le cose piccole. Mandarlo contro i diavoli sembrava uno scherzo.

«Io?» disse il frate. «Ma io non sono degno.»

«Va', e basta», rispose il priore.

Il frate arrivò in Val Veny a piedi, dietro ai valligiani che erano venuti a cercarlo, con il suo sacco e una voce tranquilla. Si sedette sul prato e aspettò la notte.

La notte venne, con le sue stelle e il suo freddo. Dal ghiacciaio scese il solito vento. Poi, lontano, si sentì il primo fracasso: zoccoli, risate, un tamburo che nessuno aveva mai costruito. Il frate non si mosse. Contò piano le stelle, come si conta il rosario.

Quando i diavoli lo videro, si guardarono tra loro.

«Chi è questo?» «Un frate.» «Un frate? Lui?» «Sembra niente.» «Allora facciamogli scherzi.»

Cominciarono a punzecchiarlo, come si fa con chi sembra senza difese. E, siccome non riuscivano a trovare nulla, tirarono fuori le accuse più piccole che avessero.

«Un giorno hai strappato un po' d'erba per fartene i sandali», dissero. «Non era tua.» Ma il frate, quell'erba, l'aveva lasciata seccare nel prato, e l'aveva usata solo dopo.

Il frate non si agitò. Aveva una risposta anche per quella, e la diede con calma.

«E un acino d'uva», incalzarono. «L'hai preso da una vigna. Ladro!»

«Sì», disse il frate. «L'ho preso. Ma ho lasciato il denaro per pagarlo, e l'ho portato a un fratello malato.»

I diavoli restarono zitti.

Provarono ancora, un po' a destra, un po' a sinistra. Ma tutto quello che trovavano era limpido come l'acqua di un ghiacciaio. Non c'era un'ombra.

Uno dopo l'altro, i diavoli cominciarono a sbadigliare. Poi a fare qualche passo indietro. Poi a scappare, prima a piccoli gruppi, poi tutti insieme, borbottando, senza voltarsi. Tornarono all'inferno, da dove non avrebbero mai dovuto uscire.

La Val Veny, quella notte, fu silenziosa. E lo fu anche la notte dopo, e quella dopo ancora.

Il frate si alzò dal prato, si sistemò il sacco sulla spalla e tornò ad Aosta, nel suo orto.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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