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Un ponte di pietra a una sola arcata sopra un fiume tra le rocce, con un cagnolino che lo attraversa

ponteLanzo Torinese, sul fiume Stura · Piemonte

Il Ponte del Diavolo di Lanzo

detto anche Ponte del Roch

un po' paurosa

Gli abitanti di Lanzo avevano provato due volte a costruire un ponte sulla Stura, e due volte il fiume l'aveva portato via. Allora si presentò il diavolo: ne avrebbe fatto uno indistruttibile, in cambio dell'anima del primo essere vivente che lo avesse attraversato. Il ponte fu costruito, ma i lanzesi fecero passare per primo un cagnolino. Il diavolo, furioso per la beffa, batté con violenza le zampe sulle rocce intorno, e lì nacquero le «marmitte dei giganti». Il ponte vero è del 1378 ed è ancora in piedi.

Lo sai che… secondo un'altra tradizione le marmitte dei giganti sarebbero i pentoloni in cui il diavolo cucinò per sfamare i suoi aiutanti durante la costruzione del ponte.

La storia

A Lanzo, ancora prima che ci fosse il ponte, c'era il fiume.

Lo chiamavano Stura, e per sei mesi all'anno era un nastro d'acqua verde, tranquillo, quasi gentile. Poi arrivavano le piogge, la neve si scioglieva sulle montagne, e la Stura diventava un'altra cosa. Scendeva giù dalle valli con un rombo che si sentiva fin nelle case, e portava via tutto: tronchi, assi, barche, il fieno lasciato troppo vicino alla riva.

I lanzesi un ponte lo volevano. Dall'altra parte del fiume c'erano i campi, le strade, il resto del mondo. E ci avevano già provato.

La prima volta avevano costruito un bel ponte di legno e pietra, e per un'estate tutti ci avevano passato sopra con i carri e con le mucche. In autunno, con la piena, il ponte era crollato e il fiume se l'era portato giù, fino al mare.

La seconda volta ci avevano messo più pietra, più fatica, più speranza. Era durato un po' di più, e poi era crollato anche quello.

Una sera, in piazza, la gente discuteva.

«Un terzo ponte non lo costruisco», disse uno.

«Io nemmeno», disse un altro. «Il fiume è più forte di noi.»

Fu allora che qualcuno, in fondo alla piazza, si schiarì la voce.

Nessuno l'aveva sentito arrivare. Era un uomo in piedi vicino a un muro, vestito di scuro, con un sorriso fermo e due occhi che sembravano riflettere più luce di quanta ce ne fosse. La gente smise di parlare, e capì chi era prima ancora che lui aprisse bocca.

«Vi serve un ponte», disse il diavolo. «Io lo costruisco. Un ponte che la Stura non porterà via mai.»

Nessuno rispose. Si sentiva solo, lontano, il fiume.

«E in cambio?» chiese infine una donna, con una voce che le tremava un po'.

«Un prezzo piccolo.» Il sorriso si allargò. «L'anima del primo essere vivente che attraverserà il ponte.»

La piazza si riempì di mormorii. Il primo essere vivente. Una persona, naturalmente: un vecchio, un bambino, forse qualcuno che era in quella stessa piazza. Qualcuno scosse la testa, qualcuno guardò per terra. Ma il fiume ruggiva, e i campi erano di là.

Alla fine i lanzesi dissero di sì. O meglio: dissero di sì col viso, ma non con tutto il resto.

Il diavolo lavorò di notte. Nessuno lo vide, ma tutti lo sentirono. Dalle finestre chiuse arrivavano colpi sordi, rumori di pietre che si incastravano da sole, una specie di brontolio profondo che veniva dal fondo della gola in cui scorre la Stura. Dicono che avesse degli aiutanti, e che per sfamarli cucinasse in pentoloni enormi, che bollivano tra le rocce con un vapore che saliva fino alle stelle.

La gente, dietro i vetri, non dormì. Aspettò l'alba.

E all'alba il ponte c'era.

Era un arco di pietra, bello e solido, che saltava da una riva all'altra come un ginocchio piegato. Non tremava, non scricchiolava. Sotto, la Stura passava veloce, e sembrava quasi che lo guardasse con rispetto.

Il diavolo si era seduto sul parapetto, con l'aria di chi ha fatto un buon lavoro.

«Ecco», disse. «Ora tocca a voi. Mandate pure il primo.»

I lanzesi si guardarono. Nessuno si faceva avanti, naturalmente. Ma tra la folla, un uomo con le braccia incrociate guardò un'altra persona, e quella guardò a sua volta il cane che si era infilato tra le gambe di tutti, un cagnolino qualunque, di quelli che seguono la gente senza motivo.

Qualcuno sussurrò una parola. Poi un'altra. Un sorriso nascosto passò di bocca in bocca.

Il cagnolino fu preso in braccio, portato fino all'imbocco del ponte e posato a terra. Poi gli fu dato un piccolo spintone.

Il cagnolino non capì niente. Guardò in giro, annusò una pietra, e poi si mise a trotterellare lungo il ponte, scodinzolando, fino all'altra riva.

«Ecco il primo», disse un lanzese. «Un essere vivente, no? Dei patti non si discute.»

Il diavolo restò immobile. Il sorriso gli si spense piano, come una candela che finisce. Per un lungo momento nessuno osò respirare.

Poi esplose.

Dicono che urlò una cosa che nessuno ha mai ripetuto, e che batté con furia le zampe sulle rocce intorno, uno, due, dieci, cento colpi, finché la pietra si aprì in buche rotonde, profonde, lisce come ciotole. Il rumore rimbombò per tutta la valle. Quando il diavolo sparì, in una nuvola che sapeva di zolfo, la gente di Lanzo rimase a guardare le buche, in silenzio.

Qualcuno, però, cominciò a ridere. Poi un altro. Poi tutti.

Quelle buche si chiamano ancora oggi marmitte dei giganti. Chi sta sul ponte può vederle ancora: grandi cavità tonde, come pentole dimenticate lì da qualcuno molto più grande di noi. In realtà le ha scavate l'acqua della Stura, che per migliaia di anni ha fatto girare sassi e sabbia nella roccia.

Il ponte, invece, è rimasto. Lo chiamano Ponte del Diavolo, e anche Ponte del Ròch, che in piemontese vuol dire «pietra». Si dice che sia del 1378, e sopra c'è una porta, che porta la data del 15 luglio 1564. La Stura gli passa ancora sotto, ogni primavera, con tutta la sua forza.

E il cagnolino? Nessuno ricorda come si chiamasse, ma quel giorno, a Lanzo, ebbe il miglior pranzo della sua vita.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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