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Atlante dei Miti 0/300
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Un serpente gigantesco che si avvolge intorno alla terra nell'oceano mordendosi la coda

serpente marinol'oceano intorno a Midgard · mitologia norrena

Jörmungandr

il Serpente del mondo

paurosa

Jörmungandr, un altro figlio di Loki, fu gettato da Odino nell'oceano che circonda il mondo degli uomini. Lì crebbe così tanto da riuscire ad abbracciare tutta la terra, mordendosi la coda. Thor lo incontrò più volte. Una volta, a pesca con un gigante, usò come esca una testa di bue e riuscì a tirarlo fino al bordo della barca, ma il gigante, terrorizzato, tagliò la lenza. I due si affronteranno per l'ultima volta al Ragnarök, la fine del mondo.

Lo sai che… un serpente che si morde la coda è un simbolo antichissimo, che si trova anche in Egitto e in Grecia: si chiama uroboro.

La storia

Odino aveva avuto paura di lui già quando era piccolo.

Era un serpente, uno dei tre figli che Loki aveva avuto da una gigantessa. Gli altri due erano un lupo e una ragazza metà viva e metà morta, di nome Hel. Gli dèi avevano visto che cosa sarebbero diventati, tutti e tre. Odino afferrò il serpente e lo gettò giù dalla città degli dèi, dritto nel mare che circonda il mondo degli uomini.

Il mare era così profondo che sembrava non avere fondo. Il serpente cadde e cadde, e quando smise di cadere cominciò a crescere. Crebbe nel buio, tra pesci ciechi e correnti fredde, e crebbe tanto che alla fine fu lungo come l'oceano: poteva avvolgere tutte le terre, e per tenersi ci mordeva la coda.

Si chiamava Jörmungandr. Lo chiamavano anche il serpente di Midgard.

Nessun mortale lo aveva mai visto. Ma sapevano tutti che c'era.

Una volta, il dio Thor arrivò nella grande sala del gigante Útgarða-Loki, e gli fecero una sfida. «È un gioco da bambini,» dissero. «Basta sollevare il nostro gatto.»

Il gatto era grigio, grosso, tranquillo. Thor mise le mani sotto la pancia e sollevò. Il gatto inarcò il dorso. Thor sollevò più in alto, e il gatto si inarcò ancora, tanto che da terra si staccò una sola zampa. Di più non riuscì.

I giganti, poi, gli confessarono la verità. Quello non era un gatto. Era il serpente di Midgard, arrivato lì sotto mentite spoglie. Thor lo aveva sollevato così in alto che il corpo era quasi arrivato al cielo, e da allora i giganti avevano una gran paura di lui.

Thor non dimenticò.

Un'altra volta, travestito da ragazzo, arrivò alla casa di un gigante di nome Hymir. Il gigante era un pescatore.

«Oggi esco in barca,» disse Hymir, la mattina dopo.

«Vengo con te,» disse Thor.

«Sei troppo piccolo, non servi a niente. E poi, se mi spingo in alto mare come faccio di solito, tu ti congeli.»

«Remo io.»

«Sei sicuro?» chiese Hymir. «Quelle acque non sono per tutti.»

«Remo io,» ripeté Thor, e il gigante smise di discutere.

Hymir sbuffò. «Allora procurati da solo l'esca. Io non te ne do.»

Thor andò a cercare nei pascoli. Trovò il bue più grande di tutti, che si chiamava Himinhrjótr, e con un colpo solo gli staccò la testa. La portò sulla barca. Hymir non disse niente: aveva smesso di sbuffare.

La barca scivolò sull'acqua. Thor remava, e a ogni colpo di remo la riva si faceva più piccola. Presto non fu più possibile vedere né la casa né i boschi. Rimase solo il mare, di un grigio piatto e senza vento.

«Ecco,» disse Hymir a un certo punto, fermandosi. «Questo è il posto dove di solito peschiamo.»

«Più in là,» disse Thor.

«Più in là c'è il serpente di Midgard.»

«Più in là.»

Remarono ancora. L'acqua cambiò colore, da grigio a blu scuro, poi a nero. Un silenzio strano scese sulla barca, come se qualcuno avesse chiuso una porta. Non c'erano nemmeno gli uccelli.

Hymir smise di parlare.

Thor lasciò i remi. Prese una lenza forte come una corda e uncinò sull'amo la testa del bue. Poi la gettò in mare, e la testa affondò, e affondò, e per molto tempo non successe niente.

Hymir, piegato sul bordo, tratteneva il respiro.

Poi la lenza si tese.

Qualcosa, laggiù, aveva abboccato. Lo capirono tutti e due nello stesso istante, con un brivido che salì dal fondo della barca. Thor strinse la lenza con tutte e due le mani e tirò.

Il serpente tirò dall'altra parte. Il mare si gonfiò. Thor puntò i piedi contro il fondo della barca con una tale forza che il legno cedette, e i suoi piedi sfondarono le assi e si piantarono nel fondale, lì sotto, tra le alghe e le pietre. Allora Thor tirò, e il serpente salì.

Salì dal buio, lento, ostinato. Prima la superficie dell'acqua si increspò. Poi, a pochi passi dalla barca, emerse una testa grande come una collina, coperta di squame che gocciolavano. Due occhi gialli, senza palpebre, fissarono Thor.

Thor lo guardò a sua volta. Non batté ciglio.

Per un lungo momento, nessuno dei due si mosse. Dalla bocca del serpente uscì un soffio di veleno, e l'aria prese un odore acre, amaro, che bruciava in gola. Hymir diventò bianco come la schiuma. Il mare cominciò a entrare dalle falle sotto la barca, e anche il rumore delle onde gli parve una voce.

Thor allungò la mano verso il martello.

In quel momento Hymir, tremando, prese il suo coltello e tagliò la lenza.

Il serpente sprofondò. Per un attimo vorticò, e scomparve in un lampo di squame. L'acqua si richiuse sulla sua testa come se non fosse mai successo niente. Thor lanciò il martello dietro di lui, nell'abisso. Alcuni dicono che lo colpì al capo, laggiù, nel buio. Ma il serpente non morì. Thor tornò a riva a piedi, con l'acqua fino alla vita, e senza una parola.

Il serpente era vivo, e aspettava.

Perché gli dèi lo sanno. Nel giorno in cui arriverà il Ragnarök, la fine del mondo, i mari usciranno dai loro confini. Jörmungandr si agiterà in un'ira da gigante, e le onde si alzeranno e invaderanno la terra. Le sue spire usciranno dall'acqua e il suo veleno si spargerà nel cielo. Thor gli andrà incontro, per l'ultima volta.

Combatteranno. Thor lo ucciderà, ma dopo aver fatto nove passi cadrà anche lui, avvelenato dal suo respiro.

E se qualcuno, in una sera di calma piatta, si è mai trovato in mezzo al mare senza una sola onda, e ha sentito sotto la barca un lento movimento, come qualcosa di molto grande che si gira nel sonno, forse ha capito.

Il serpente è là sotto. Si morde la coda. E ogni tanto, piano, ricomincia a respirare.

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Fonti

  • Snorri Sturluson, «Edda in prosa», «Gylfaginning»
  • Edda poetica, «Hymiskviða»
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music