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Una creatura con le corna che scappa davanti a una porta decorata con carte rosse, lanterne e petardi

mostro di Capodannoi villaggi della Cina · mitologia cinese

Il Nian e il Capodanno

年, che vuol dire anche «anno»

un po' paurosa

Una leggenda popolare racconta che, alla fine di ogni inverno, dal mare o dalle montagne usciva il Nian, una bestia con le corna che entrava nei villaggi e spaventava tutti. Un giorno un vecchio scoprì che il Nian aveva paura di tre cose: del colore rosso, del rumore e delle luci. Da allora, la notte del Capodanno, le famiglie appendono decorazioni rosse alle porte, accendono lanterne e fanno scoppiare petardi. Il Nian non è mai più tornato.

Lo sai che… in cinese «guo nian» vuol dire «passare l'anno», cioè festeggiare il Capodanno; secondo una spiegazione popolare, non un'etimologia accertata, si può leggere anche come «superare il Nian».

La storia

Dicono che alla fine dell'inverno, nei villaggi della Cina, ci fosse una notte in cui nessuno voleva essere in casa.

Era la notte di fine anno. Aveva un nome antico, che i bambini imparavano prima ancora di imparare a contare: il Nian.

Nessuno aveva mai visto bene il Nian. Chi lo aveva visto non ne aveva parlato volentieri. Si diceva che venisse dal mare, o forse dal fondo delle montagne, dove la neve non scioglie mai. Si diceva che avesse la testa lunga e le corna sulla fronte, la bocca piena di denti, e un fiato che gelava le foglie. Si diceva che nella notte di fine anno uscisse dal suo buco, scendesse dai monti, e andasse di casa in casa a prendersi quello che trovava. Le galline. I maiali. Il raccolto messo da parte per la primavera. A volte qualcuno dei più piccoli, se non era stato nascosto in tempo.

Per questo, ogni anno, quando il sole tramontava sull'ultimo giorno dell'inverno, nei villaggi succedeva sempre la stessa cosa.

Le famiglie chiudevano le porte. Caricavano sul carretto le coperte, il riso, le pentole, e salivano sui sentieri di montagna. Andavano a nascondersi dove il Nian non li avrebbe trovati. Le donne portavano i bambini in braccio. I vecchi venivano aiutati a camminare. Nessuno parlava; si sentivano soltanto il cigolio delle ruote e il respiro.

Dietro di loro le case restavano vuote, con i camini freddi, ad aspettare.

Quell'anno, in un villaggio piccolo, fra due colline, le cose andarono diversamente.

Era già sera. Le famiglie stavano finendo di caricare i carri quando, sul sentiero che veniva dal fondo valle, comparve un vecchio. Aveva la barba bianca e i capelli bianchi, un bastone di ciliegio e un sacco sulla spalla. Camminava piano, come uno che ha camminato tutta la vita. Aveva i vestiti di un mendicante.

Si fermò davanti a una vedova che stava sistemando il suo ultimo fagotto.

«Buona donna», disse. «Ho fame, e ho fatto una lunga strada. Potete darmi un po' di riso?»

Intorno a lei, i vicini gridarono di sbrigarsi. Il sole era quasi sceso. La vedova guardò il vecchio, poi la sua pentola, poi la montagna che si faceva scura. E invece di scappare, aprì il suo fagotto e gli porse una ciotola.

«Mangiate», disse. «Ma non fermatevi qui, nonno. Stanotte arriva il Nian.»

Il vecchio mangiò lentamente, con gusto, come se non avesse fretta. Poi sorrise.

«Lasciatemi in casa vostra per questa notte», disse. «Vi prometto che il Nian non entrerà.»

La vedova credette di aver capito male. Gli altri, già sul sentiero, si voltarono e scossero la testa: non c'era tempo da perdere. Ma lei, non si sa perché, guardò gli occhi del vecchio e vide che non avevano paura. Mise il fagotto sul carro, prese per mano la nipotina, e salì sulla montagna con gli altri. Il vecchio restò nel villaggio da solo.

Scese il buio.

Il vecchio girò di casa in casa. Prese della carta rossa, quella che si usa per le feste, e la incollò sulle porte, una per una. Poi appese lanterne ai tetti, e ne accese quante poté, finché ogni finestra non fu piena di luce calda. In una piccola stanza trovò dei fasci di bambù secco. Li ammucchiò nel cortile, vicino alla porta, e aspettò.

Il vento si fermò. Dalle montagne non venne più nessun suono.

Poi, lontano, qualcosa cominciò a muoversi.

Prima fu un fruscio, come di un sacco trascinato sulla neve. Poi il rumore di grandi passi, lenti. Poi un respiro, grosso, bagnato, che veniva dalla strada.

Il Nian entrò nel villaggio. Era più grande di quanto raccontassero. Gli occhi gli brillavano come due braci rosse nell'ombra. Camminava fiutando l'aria, e dove passava il gelo si sentiva già nelle ossa. Arrivò alla prima casa. Si fermò. Sulla porta c'era una striscia di carta rossa, e alla finestra una luce.

Il Nian ringhiò piano. Fece un passo indietro. Non gli piaceva, quel rosso. Non gli piaceva quella luce.

Andò alla seconda casa. Rosso. Luce. Alla terza, lo stesso. Il villaggio, per la prima volta, era diverso da come lo ricordava, e lui, che si era sempre sentito il padrone della notte, cominciò a muoversi con meno sicurezza.

Arrivò infine davanti all'ultima casa, quella più in fondo, con un cortile e una porta rossa. Lì, in piedi nella luce, ad aspettarlo, c'era il vecchio.

Il Nian abbassò la testa e si preparò a saltare.

In quell'istante il vecchio accese i bambù.

Fu un frastuono. Il bambù, bruciando, scoppiettava con schiocchi fortissimi, uno dietro l'altro, come una raffica di colpi di tamburo. Scoppiettii, esplosioni, scintille che saltavano nel buio. Il vecchio, vestito all'improvviso di una veste rossa, agitava le braccia e batteva il bastone sul muro.

Il Nian, che non aveva mai sentito niente di simile, fece un balzo all'indietro. Gridò. Girò su se stesso e corse via, verso il mare o verso il monte, inciampando nella propria ombra, e sparì nel buio da dove era venuto.

Nel villaggio calò il silenzio. Il vecchio, con la fuliggine sul viso, si sedette sul gradino. Aspettò l'alba, e l'alba venne.

Al mattino la gente tornò, con passo incerto, aspettandosi di trovare macerie. Trovò le case intatte, le galline vive, le porte rosse e le lanterne ancora accese. Cercarono il vecchio, ma sul gradino c'era soltanto una ciotola vuota. Qualcuno giurò di averlo visto salire verso il cielo. Altri dissero soltanto che era stato un dono.

La vedova alzò la nipotina in braccio, e la bambina indicò la carta rossa sulla porta.

«Perché è rossa, nonna?»

«Perché da oggi sarà sempre così», disse la vedova.

E così fu. Ogni anno, quando l'inverno finisce, le famiglie dei villaggi appendono sulle porte striscioni rossi, accendono lanterne, fanno scoppiare bambù e petardi, e non vanno a nascondersi in montagna: restano a casa, tutti insieme, con le luci accese, a festeggiare.

Dicono che il Nian non sia più tornato.

Ma i vecchi, la notte di Capodanno, appena fuori dalla porta, guardano ancora il buio. Giusto per sicurezza.

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Fonti

  • racconto popolare raccolto in età moderna (XX secolo), folklore orale
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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