
Il Mandriano e la Tessitrice
牛郎織女, «Niulang e Zhinü»
per niente paurosa
Zhinü, la Tessitrice, era una fanciulla del cielo che tesseva le nuvole colorate. Un giorno scese sulla terra e conobbe Niulang, un povero mandriano: si innamorarono, si sposarono ed ebbero due figli. Ma la dea madre del cielo la riportò su e, con una forcina d'oro, tracciò tra loro un fiume di stelle: la Via Lattea. Il loro dolore commosse tutte le gazze del mondo, che una volta all'anno volano su e formano un ponte con le loro ali, perché i due possano incontrarsi.
Lo sai che… i due innamorati sono due stelle vere, Vega e Altair; la loro festa, il Qixi, si celebra il settimo giorno del settimo mese lunare.
La storia
Su, in alto, dove il cielo finisce e comincia la strada d'argento, viveva una ragazza che tesseva le nuvole.
Si chiamava Zhinü, la Tessitrice, ed era una figlia del cielo. Ogni giorno si sedeva al suo telaio e faceva scorrere la navetta avanti e indietro. Dalle sue mani uscivano stoffe leggerissime, rosa all'alba, dorate a mezzogiorno, rosse al tramonto, di tutti i colori che il cielo mostra a chi lo guarda. Era un lavoro bellissimo e ininterrotto. Tic tac, tic tac. Senza fine.
A volte Zhinü smetteva per un attimo e guardava in basso. Sotto di lei c'era la terra, con i suoi fiumi sottili e le sue case piccole. E a lei, che in tutta la vita non aveva fatto altro che tessere, la terra sembrava un posto dove succedevano cose.
Un giorno, mentre il telaio riposava, scese.
Atterrò sulla riva di un lago, tra le canne. L'acqua era limpida, e il giorno caldo. Con le sorelle, che l'avevano seguita, si tuffò, e per la prima volta nella sua vita nuotò senza guardare l'ora.
Non sapeva che qualcuno la osservava.
Niulang era un mandriano, povero, rimasto orfano da ragazzo. Non aveva niente, se non un vecchio bue con cui lavorava la terra. Il bue gli voleva bene, e una mattina, a voce bassa, parlò.
«Niulang», disse, «oggi, al lago, ci sono delle fanciulle che vengono dal cielo. Se prendi i vestiti di una di loro, non potrà tornare su, e resterà con te.»
Niulang arrossì. Non gli sembrava una cosa giusta. Ma gli sembrava anche che, se non l'avesse fatto, avrebbe perso qualcosa che non sarebbe tornato. Andò al lago. Prese una veste rosa appesa a un ramo. Le sorelle, sentendo uno scricchiolio, risalirono in volo spaventate. Una sola restò, nascosta tra le canne, con le braccia sul petto.
Si guardarono. Lei non si arrabbiò. Rimase a lungo in silenzio. Poi disse: «Come ti chiami?»
Si sposarono, senza invitare nessuno, perché non c'era nessuno da invitare. Niulang costruì per lei una capanna, e lei cucì per lui un abito. Lei lavorava il telaio vicino alla finestra, e lui guidava il bue nei campi. Fu una vita semplice e piena di cose piccole: il riso che cresceva, le sere sul pianerottolo, la risata di Zhinü. Ebbero due bambini, un maschio e una femmina, che correvano per i campi e giocavano con il bue.
Ma in cielo, qualcuno aveva contato i giorni.
Lassù, il telaio di Zhinü era rimasto fermo. Le nuvole non avevano più colori. Il cielo, privo di rosa e d'oro, era diventato grigio come una tovaglia lavata troppe volte. Così la Regina Madre del Cielo, la dea madre di tutte le fanciulle celesti, capì dove era finita sua figlia, e scese a cercarla.
Quel giorno Niulang era nei campi. Tornò e trovò la porta aperta, il telaio fermo, e i bambini che piangevano sulla soglia.
«Dov'è la mamma?»
Si sentì un fruscio sopra la sua testa. Alzò gli occhi.
In alto, nel cielo limpido, vide Zhinü sollevata da una nube, con le mani tese verso di lui. Accanto a lei, severa e immobile, c'era la dea madre.
Niulang non pensò. Prese due ceste, ci mise i bambini, le legò a un bastone, e corse. Il vecchio bue era morto l'inverno prima, e prima di morire gli aveva detto: «Quando serve, usa la mia pelle». Lui la indossò. La sentì sollevarsi da terra, leggera come una foglia, e cominciò a salire.
Saliva, saliva. Zhinü lo vedeva avvicinarsi, e piangeva.
La Regina Madre, vedendolo arrivare, tolse una forcina d'oro dai suoi capelli. Con un gesto la fece scorrere nell'aria, davanti a sé, e dove la punta passava si aprì un solco. Il solco si riempì d'acqua. In un attimo c'era un fiume, largo, profondo, scintillante, con milioni di stelle che galleggiavano sulla sua superficie. Niulang e Zhinü si trovarono ai due lati opposti. Potevano vedersi. Potevano chiamarsi. Non potevano toccarsi.
È la Via Lattea.
Niulang, sulla riva, tenne in braccio i bambini e guardò sua moglie dall'altra parte. Lei si sedette al telaio e riprese a tessere, perché non c'era altro da fare. Ma era un lavoro senza gioia. Ogni tanto una lacrima cadeva sulla stoffa. Qualche lacrima cadeva giù fino alla terra, e sulla terra diventava pioggia sottile.
A lungo andò avanti così. Poi gli uccelli videro.
Le gazze si accorsero per prime. Erano uccelli di buon cuore, che passavano ogni giorno sopra i campi e conoscevano bene i due innamorati. Un giorno decisero di fare qualcosa. Si riunirono a migliaia, da ogni parte del mondo, nere e bianche, e si alzarono tutte insieme, in uno stormo fitto come una nuvola. Arrivarono sopra il fiume di stelle. Si misero una accanto all'altra, ali contro ali, becco contro coda, finché non formarono un ponte.
La Regina Madre guardò quel ponte di piume a lungo. Aveva il cuore duro, ma non di pietra. Disse: «Una volta all'anno».
Il settimo giorno del settimo mese, ogni anno, dalla terra si vedono le due stelle brillare più chiare. Sono Vega e Altair. In quella notte le gazze lasciano i campi, e per un giorno intero, dicono, di gazze non se ne vedono. Si dice che chi le osserva bene, il giorno dopo, noti che sulla testa le penne sono un po' consumate, perché per tutta la notte il peso di due innamorati ha camminato sopra di loro.
Niulang attraversa il ponte con i bambini. Zhinü esce dal telaio e corre. Per una notte intera si abbracciano. Non c'è bisogno di parole: hanno tutto l'anno per ripeterle.
Se in quella notte piove, i vecchi dicono che non sono lacrime di dolore. Sono lacrime di chi è felice e non sa come dirlo.
E all'alba, quando le gazze devono riprendere il volo, i due si separano ancora una volta, senza piangere troppo. Perché sanno, dalla prima volta, che ogni anno, il settimo giorno del settimo mese, il ponte ci sarà.
Parenti nel mondo
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Fonti
- «Shijing», Classico delle odi (prime menzioni delle due stelle)
- Anne Birrell, «Chinese Mythology: An Introduction» (1993)
