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Atlante dei Miti 0/300
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Un drago azzurro, un uccello rosso, una tigre bianca e una tartaruga nera con un serpente, disposti in cerchio tra le stelle

guardiani delle quattro direzioniil cielo della Cina · mitologia cinese

I Quattro Simboli

四象, in cinese

per niente paurosa

Gli antichi astronomi cinesi divisero le stelle del cielo in quattro grandi gruppi, e a ognuno diedero un animale guardiano. A est c'è il Drago Azzurro, legato alla primavera; a sud l'Uccello Vermiglio, legato all'estate; a ovest la Tigre Bianca, legata all'autunno; a nord la Tartaruga Nera, avvolta da un serpente, legata all'inverno. Ogni animale proteggeva una direzione, una stagione e un colore. Per questo li si dipingeva sui muri delle tombe e li si ricamava sugli stendardi degli eserciti.

Lo sai che… i Quattro Simboli sono dipinti anche nella tomba di Kitora, in Giappone, costruita circa 1.300 anni fa.

La storia

Il ragazzo si accorse di essersi perso quando smise di sentire il fiume.

Era salito sulla montagna al mattino, con una cesta per raccogliere erbe, e il suo errore era stato girarsi un momento a guardare un uccello. Quando si voltò, il sentiero non c'era più. Cominciò a scendere, ma tutti i pendii sembravano uguali, e il sole, che avrebbe dovuto dirgli dove andare, era scivolato dietro i crinali senza avvisarlo. Camminò finché non fu buio.

Allora vide la luce.

Era una lampada piccola, accesa in cima a una capanna con il tetto piatto. Sul tetto, seduto su una stuoia, c'era un vecchio con la testa all'indietro e il mento alzato verso il cielo.

«Scusate», disse il ragazzo. «Mi sono perso. Sapete la strada per il villaggio?»

Il vecchio non abbassò lo sguardo.

«La strada per il villaggio, no», rispose. «Quella del cielo, sì. Vieni su. Ti insegno una cosa, e poi trovi la strada da solo.»

Il ragazzo salì la scala. Il vecchio gli fece posto sulla stuoia, e indicò con la mano il cielo che si apriva sopra di loro, nero e pieno di stelle fino all'orlo.

«Vedi tutto questo? Non è un caos. È una casa. Ogni stella ha il suo posto, e a custodire la casa ci sono quattro guardiani. Uno per ogni lato. Non si vedono mai tutti nella stessa notte, ma è come se ci fossero sempre.»

«Quali?»

«Siediti col viso verso sud», disse il vecchio. «Il sud è la parte più calda, dove il sole sta più in alto. Là c'è l'Uccello Vermiglio. Rosso come il fuoco, con le ali spiegate. È il guardiano dell'estate.»

Il ragazzo guardò. Vide un grappolo di stelle luminose, basse sull'orizzonte, che con un po' di fantasia potevano essere due grandi ali.

«Ora alza la mano sinistra. Da quella parte sorge il sole. È l'est, e là sta il Drago Azzurro, lungo e sinuoso, con gli artigli e le corna. È il guardiano della primavera, quando le gemme si aprono e i fiumi si sciolgono. Il suo colore è quello del cielo poco prima dell'alba.»

Il ragazzo alzò la mano sinistra e seguì le stelle, e per un attimo gli parve davvero di vedere un corpo lungo che si muoveva piano tra le costellazioni.

«Alza la mano destra. L'ovest. Qui c'è la Tigre Bianca, che cammina ogni autunno sul tramonto, silenziosa, con i denti bianchi come la brina. È il guardiano dell'autunno, quando si raccoglie il grano e le foglie cadono.»

«E dietro di noi?»

Il vecchio sorrise.

«Dietro, a nord, dove sta la parte più fredda e più buia del cielo. C'è la Tartaruga Nera. Ha un serpente avvolto intorno al corpo, e i due stanno insieme da sempre, come il guscio e il fiato. È il guardiano dell'inverno, quando tutto riposa. Il suo colore è il nero profondo, quello dell'acqua ferma.»

Per un po' restarono zitti. Il vento portava l'odore dei pini e, lontano, la voce di un animale.

«Sono bei guardiani», disse il ragazzo.

«E servono anche quaggiù», disse il vecchio. «Quando un esercito si mette in marcia, porta quattro stendardi. Davanti l'Uccello, dietro la Tartaruga, a sinistra il Drago, a destra la Tigre. In questo modo, anche nel buio, anche in mezzo a mille soldati, ognuno sa dove sta e dove sono i suoi compagni. Basta guardare chi ti sta a fianco.»

«Anche io potrei...»

«Anche tu. Dimmi: da che parte è il tuo villaggio?»

Il ragazzo ci pensò. Quella mattina, uscendo di casa, il sole gli era sorto proprio alle spalle, sopra il tetto del villaggio. Poi aveva camminato verso le montagne, tutto il giorno, con la luce dietro la nuca.

«A est», disse. «Dalla parte dove sorge il sole. Dove sta il Drago.»

«Hai già risposto da solo», disse il vecchio. «Si vede che avevi imparato più di quanto credessi.»

«Allora è facile. Quando scendi, tieni la Tigre alle spalle e cammina verso il Drago. Non importa il sentiero. Importa la direzione.»

Il vecchio gli diede una ciotola di acqua calda con le erbe e un pezzo di focaccia, e il ragazzo li mangiò sul tetto, guardando le stelle una per una. Adesso che sapeva dove cercare, il cielo non gli faceva più paura. Era pieno di creature che non lo conoscevano, ma che stavano lì da prima di lui e ci sarebbero rimaste dopo, e questo, in qualche modo, lo consolava.

Dormì un poco. Poco prima dell'alba si alzò, ringraziò, e discese, con la cesta sulla schiena.

Nel buio camminò come gli era stato detto, con la Tigre alle spalle e il Drago davanti. Il bosco era freddo, il terreno scivoloso, e più di una volta il sentiero sparì e dovette tornare indietro di qualche passo. Ma bastava alzare gli occhi tra i rami e cercare il suo guardiano. A un certo punto la valle si aprì. Nel cielo a oriente il nero diventò azzurro, un azzurro pallido e profondo che sembrava venire da molto lontano. Il ragazzo si fermò, e capì che il Drago non si guardava soltanto: si poteva anche seguire.

Poco dopo vide i tetti del villaggio.

Passarono gli anni. Il ragazzo diventò uomo, e non fece né l'astronomo né il soldato. Era un pittore. Quando gli chiesero di decorare la parete di una tomba, dipinse quattro animali, uno per lato, ciascuno con il suo colore: azzurro a est, rosso a sud, bianco a ovest, nero a nord. Così i morti, che dovevano affrontare una lunga notte, avrebbero avuto accanto i guardiani.

Molti pittori, dopo di lui, fecero lo stesso. In Cina li dipinsero sui muri delle tombe e li ricamarono sugli stendardi. In Giappone, circa milletrecento anni fa, in una tomba chiamata Kitora, i quattro sono ancora là, sulle pareti, ognuno al suo posto, e sul soffitto il cielo stellato.

E se una notte vi capita di perdervi, di camminare senza sentiero in un posto che non conoscete, alzate gli occhi e cercate il vostro guardiano. Poi tenete l'ultimo alle spalle, e andate incontro al primo.

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Fonti

  • «Liji», Libro dei riti
  • Sima Qian, «Memorie di uno storico» (Shiji), trattato sugli uffici celesti (I secolo a.C.)
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music